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Juve: è il caso di chiarire alcune concetti

C’è un problema di fondo negli editoriali di Tuttosport e in certi ragionamenti che sento fare in giro. Non esistono juventini contenti del rendimento della squadra e della società negli ultimi 5 anni. Non solo non ne esistono, ma non possono esisterne posto che un tifoso vuole sempre il meglio per la propria squadra.

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Esiste però anche il rovescio della medaglia: un tifoso non può pretendere di non guardare in faccia la realtà e continuare a sognare ad occhi aperti. Non che questo sia sbagliato, ma certamente è dannoso per il tifoso bianconero. Ora, in questo periodo.

Andrea Agnelli si è seduto su quella poltrona per un motivo preciso: tentare di ridare onore a quella maglia, a quella storia, a quel marchio. E’ il primo a conoscere i dettagli dell’operazione del 2006. Metto la mano sul fuoco sul fatto che Andrea Agnelli vorrebbe spaccare il mondo per spazzare via Calciopoli e quella brutta pagina, ma non può farlo. Ha contro i poteri forti: dai Galliani ai Moratti. Oppure, ancora più delicatamente, ha contro perfino i vertici che oggi comandano alla Juve: il cugino John, Franzo Grande Stevens, Montezemolo e il povero Jean Claude Blanc. Paradossalmente reputo quest’ultimo il meno colpevole sul piano politico: in fondo è stato messo lì dai primi tre e sta semplicemente raccogliendo tutte le negatività della Juve postCalciopoli e gli insulti più feroci dei tifosi.

Detto questo che, ben attenti, non è in alcun modo in discussione, torniamo a parlare di calcio giocato, quello vero, quello che dovrebbe stabilire il vincitore, i vinti e gli sconfitti. Tre categorie che in Italia si confondono spesso fra loro, colpa di una stampa al servizio dei potenti, colpa di una coscienza civile assente nell’animo degli italiani.

Gigi Del Neri ce la sta mettendo tutta e se questo non merita almeno l’attenzione del tifoso, beh c’è da dubitare su quanto detto in apertura di questo articolo: i tifosi dovrebbero voler bene alla propria squadra. Della squadra fanno parte Marotta e Del Neri, Paratici e l’ultimo dei magazzinieri.

L’allenatore friulano ha in mano una rosa modesta, composta da una decina di totali esordienti della maglia bianconera, un sacco di giovani, un paio di scommesse (alcune vinte e alcune perse) e poche certezze. Fino a quando l’equilibrio perfetto aveva retto, cioè i vari Melo e Aquilani e Quagliarella e Storari e Chiellini, la Juve si trovava immediatamente sotto il Milan capolista e certamente aveva offerto grandi prestazioni e poi le solite distrazioni. Distrazioni dettate dall’inesperienza, dalla stanchezza e dalla solita malasorte che affligge la Juve che si allena a Vinovo (capisci il dubbio?). Dopo il crac generale dopo Natale, la Juve si è bloccata, fermata, arenata e da lì è ripartita soltanto a tratti, a strappi.

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Il livello del campionato è talmente basso che pur con questi strappi Del Neri ha ripreso ossigeno arrivando a 2 partite dalla Champions: questo la dice lunga sulla qualità espressa da questo Torneo Aziendale. Torno a ribadire che l’Europe League sarebbe una distrazione e un ostacolo alla crescita, mentre la Champions è irragiungibile. In ogni caso i ragazzi ci stanno provando.

Contro la Fiorentina è arrivato uno scialbo 0-0 che con un po’ di fortuna – mai di casa a Torino – poteva anche essere uno 0-1, visto che non ricordo parate di Buffon né interventi miracolosi di Bonucci e Barzagli.

In questo contesto il lavoro di Del Neri è stato psicologico, è animalesco non notare i progressi e il buon rendimento di Felipe Melo, fisico e anche tattico. La Juve ha cambiato almeno 3 moduli: 4-4-2 classico alla Del Neri, 4-1-4-1 con un centrocampo muscolare e finalmente due ali che spingono ma senza trequartisti, e 4-3-3 visto a Cagliari. La stanchezza e la non-partita di Krasic e Aquilani contro la Viola hanno determinato negativamente il gioco bianconero. E a Matri non si può chiedere certo di risolvere da solo la partita.

Trovo perciò che questa Juve abbia ampi margini di miglioramento. Margini che devono essere stimolati nel prossimo mercato: in uscita (basta con Iaquinta, Amauri, Motta, Sissoko e Martinez) e in entrata (sì a Bastos, a Montolivo, magari, e due terzini). Con uomini di più qualità e due ali e due terzini le idee di Del Neri possono pure prendere forma. Perché è già accaduto a ottobre e novembre e non era un caso. Perché con le pedine giuste e un corretto stato di forma Del Neri ha schierato ottime formazioni sfoderando buonissime partite. Perché nel girone d’andata la Juve ha avuto il miglior attacco, nonostante l’assenza di un grande bomber, segno che tanti uomini andavano alla conclusione e trovavano la rete.

Oppure si può semplicemente concludere in questo modo: si cambia ancora, si cambia di nuovo e si ascoltano gli editoriali dell’ex-Gazzetta De Paola o le parole del barista di turno o, magari, le analisi di Sacchi e Palombo. Allora che si fa: si cerca di lavorare seriamente o si torna a sparare cazzate?

Mi sembra allucinante che alle provocazioni delle redazioni tipo RaiSport o Mediaset i tifosi bianconeri diano seguito con le loro critiche o addirittura applausi e approvazioni. Ma siamo impazziti? Facciamo il loro gioco, a godere delle disgrazie in casa nostra, a fischiare anziché tifare a oltranza fino a uscire da questo periodo buio?

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