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Juve e il doping. Ma le altre? L’ultimo caso Crasson

La Juve è stata l’unica società in Italia, di quelle più blasonate, ad andare a processo per doping. Un processo vero, si intende, mica quelle chiacchiere da bar nate e morte, appunto, in un bar della procura milanese o romana.

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Perché se c’è di mezzo la Juve, dipende dal punto di osservazione, il Processo si svolge regolarmente, o le leggi giurisprudenziali vigenti pure in Libia vengono rase al suolo per perseguire l’obiettivo (leggi Farsopoli).

Però la Juve è stata assolta per doping, anche se in giro ci sono articoli molto faziosi che non traggono spunto minimamente dalle carte del processo. E se lo fanno riescono nell’impresa, artefatta, di variare parole ed estrapolare singole frasi da alcune pagine e rimontandole mostrano un quadro che non è però quello.

Ok, Juve assolta, prescritta per alcuni fatti che col doping proprio non c’azzeccano nulla (come direbbe un politico molisano), condannabile per abuso di farmaci: troppe tachipirine somministrate ai giocatori. Questi birbanti bianconeri vincono proprio sporco, eh?!

Al processo per doping si è giunti dopo un’accusa spaventosa di Zeman. Fra 11.000 giocatori professionisti, all’epoca, scelse due individui a caso e denunciò il doping. Questi individui erano Vialli e Del Piero. Avrà avuto le prove? Sì, più o meno quelle raccontate recentemente al Processo di Calciopoli a Napoli: scena muta, non so e non ricordo, erano miei idee, ho supposto e cose così. Ma se c’è la Juve di mezzo è tutto ok.

Non hanno invece avuto seguito le denunce di almeno tre calciatori. Il che è strano: se doping c’è, come nel ciclismo e in altri sport, andrebbe fatto un controllo a tappeto. Solo che il controllo a tappeto c’è stato solo per la Juve, le altre sono state tenute fuori. Un brutto pensiero vaga la mia mente, soprattutto quando sento frasi come queste:

C’erano molte flebo all’epoca e non si sapeva cosa contenessero.

Mi dicevano che erano sali minerali, ma se poi erano altre cose…

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C’erano analisi delle urine ogni settimana ma è un’ipocrisia… all’epoca c’erano certamente prodotti che non si riuscivano a scoprire nell’urina.

Queste parole sono di Crasson, Bertrand Crasson, 37 volte nazionale belga. Ma soprattutto: ex giocatore del Napoli. E lui si riferisce proprio a quel periodo napoletano. Flebo, sali minerali, ma prodotti difficilmente rintracciabili all’epoca.

Il seguito? Ma quale seguito? I giornali non se ne sono occupati e in Italia le procure hanno ben altro da fare che indagare gentiluomini di questo genere. E poi chissà cosa è diventato Crasson oggi: un inventore? Un racconta storie? Sì perché in Italia basta il lamento di un petroliere per avviare indagini illegali che portano a un nulla di fatto, sebbene una Federazione riesce nell’impresa a sovvertire le regole processuali e mandare all’inferno una società, viceversa le denunce di Crasson, di Georgatos e di Javi Moreno vengono censurate, insabbiate, addirittura ribaltate.

Georgatos? Javi Moreno? Memoria corta, eh?!? Almeno quando si tratta di accuse di doping a Milan e Inter.

Sul primo personaggio potete leggere tranquillamente una storia reale, realmente accaduta. Sul secondo personaggio vi lascio una piccola anticipazione:

La Serie A non è pulita come si pensa. Quando ero al Milan, giravano strane pillole in refettorio, e ho visto con questi occhi più di un giocatore sottoposto a flebo nell’intervallo delle partite.

A gennaio, quando incontrammo l’udinese, doveva giocare Roque Junior. Questi, però si rifiutò di sottoporsi ad una flebo il venerdì e venne mandato in tribuna, con la minaccia di essere ceduto ad una squadra minore.

Parole su cui è stato posto un veto. Talmente forte questo veto che sono scomparsi i link da Wikipedia (che in questo blog viene fatta passare come Verità Assoluta, non conoscendo come viene aggiornata) e non si trovano i riferimenti ad alcuni archivi storici dei quotidiani liberi nazionali.

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