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Juve europea e Juve italiana: trova le differenze

La Juve sta macinando tutto. E tutti visto che la stagione è ben inoltrata. Campionato di Serie A e Champions. Competizioni che vedono brillare la nostra Juve.

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Un girone di andata di campionato eccellente, con Conte praticamente silenziato e allontanato dal campo perché così credevano di limitarci.

Un girone di qualificazione di Champions esaltante, con le tre vittorie nelle ultime tre partite contro Chelsea e Shakhtar in particolare. E poi gli schiaffoni dati a Lennon e al Celtic negli ottavi.

Scaliamo il ranking in Europa e continuiamo a dettar legge in Italia. Ma le storie sono differenti.

La velocità della Juve sembra diversa in Europa rispetto all’Italia, specialmente in questo 2013. La psicologia, si sa, gioca brutti scherzi e non puoi certo programmare determinati pensieri.

In Italia si pensava, si pensa tuttora, di poter vincere a mani basse, senza troppo sudore. Mai pensiero fu più errato. In Europa la Juve ha un passo più deciso. Più organizzata, più cinica, più europea. Come se Conte avesse lavorato su due mentalità.

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Le ragioni in realtà sono anche tattiche. In Europa si gioca a calcio, in Italia spesso la Juve deve giocare contro 11 uomini nella propria metà campo e contro un gioco più distruttivo che alternativo (alternativo all’avversario, si intende). Questo permette alla Juve di sfogare tutti i suoi cavalli solo a giornate alterne. In più mettiamoci pure una certa “sfortuna” in certi ambiti.

E’ l’attacco in particolare che desta impressione. Andiamo ai numeri:

  • quattro reti per Quagliarella che addirittura vanta una media gol superiore a Messi;
  • tre reti per Vidal;
  • due reti per Matri e Giovinco e Marchisio e Vucinic;
  • un gol per Bonucci.

In pratica gli attaccanti hanno segnato tutti nelle otto partite, con buona alternanza. Più il solito apporto del centrocampo (cinque gol fra Vidal e Marchisio) e un gol dalla difesa.

In campionato la storia cambia, pur essendo migliore rispetto allo scorso anno. E allora la domanda è: perché in Italia gli attaccanti faticano così tanto?

Forse torniamo ai discorsi tattici. Come ha ben spiegato Conte i suoi ragazzi d’attacco sono costretti a un lavoro molto pesante in fase di costruzione e di non possesso. Soprattutto è fondamentale per il tecnico leccese l’apertura di spazi in cui si fiondano i centrocampisti e i laterali. Puntualmente questo accade. E forse si spiegano così i numeri discreti dell’attacco in campionato. Con in più l’arroccamento delle squadre avversarie che rinunciano spesso a giocare.

Con queste medie e queste prestazioni è lecito allora sognare, pur sapendo da dove si viene.

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