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Juve: i veri colpevoli sono i tifosi

Dall’estate del 2006 ho letto e riletto così tante volte i soliti commenti, che ho come la sensazione che Calciopoli sia stata voluta più da certi tifosi bianconeri piuttosto che dai nemici sconfortati per l’eccessivo strapotere tecnico dei bianconeri di Moggi-Giraudo-Bettega.

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I conti si fanno in fretta. Nei tredici anni di gestione moggiana il tifoso bianconero era stato ridotto a mero spettatore. Ho usato di proposito l’aggettivo mero che ha un’accezione negativa. Ti siedi, leggi i giornali, sogni, richiedi colpi di mercato, ma poi a decidere erano Moggi e Giraudo in base a una Proprietà assente dal punto di vista economico. E una sapiente e cosciente gestione manageriale aveva portato la Juve al secondo posto nella storia del calcio, appena dietro al Real Madrid.

In questi quattro anni abbiamo invece assistito a gente che si è inventata Presidente o Amministratore Delegato, Direttore Sportivo e perfino Uno-e-Trino di una delle Juventus più disastrate della storia.

A trarre beneficio da questa situazione due figure: le moleste sagome di presidenti che poco potevano fare per contrastare la Juve di Moggi-Giraudo-Bettega (leggi Berlusconi, Moratti, Sensi) e certi tifosi che hanno trovato, criticando, fortuna sui vari canali tematici, in TV e sui giornali e sul web.

Fintantoché la Juve è andata bene o benino sul piano dei risultati si è assistito a una noia mortale: discussioni morte, discussioni poco accese, quindi niente fari puntati su questi analisti del calcio.

La Juve si ama, la Juve si rispetta. Chi prova ad avere un ritorno d’immagine dalle vittorie della Juve e, soprattutto, dalle sconfitte della Juve è tifoso soltanto a metà, di quelli bugiardi, di quelli che tifano perché quello è in fondo il loro mestiere. Appunto di opinionisti, appunto di analisti, appunto di ospiti televisivi o radiofonici.

E sono questi stessi personaggi che oggi comandano una folla che aveva ritrovato un leader vero nel Presidente Andrea Agnelli. E comandano la folla in maniera sciagurata, dando contro ad ogni mossa di Marotta o di Del Neri o chi per essi.

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La cosa più sorprendente e più fastidiosa è che non si risponde mai nel merito delle questioni, ma si critica: perché questo fa share, perché fa rumore e in Italia a tutti noi (forse!) piace il rumore. Rumore amplificato se si parla di Juve. Amplificato ancora di più se si critica la Juve.

Andrea Agnelli ha parlato, come nessun altro Presidente ha mai fatto in questo strano mondo del calcio. Ci ha messo la faccia, ci ha messo le parole e le parolacce, così da evitare di essere interpretato male. Mettendo da parte l’eleganza propria del cognome che porta ha voluto dare un segno preciso a chi in questo momento si diverte a rompere i coglioni alla Juve, cioè quelli che gridano di essere tifosi bianconeri.

La conferenza stampa la potete ascoltare e, spero, capire col video pubblicato qui sotto. Dovreste prestare attenzione alle parole e ai concetti espressi, alle metafore utilizzate (perché contro la Famiglia non si può nulla in questo momento) e agli occhi di chi la Juve l’ha conosciuta davvero e l’ha vissuta dall’interno.

Se poi proprio non riuscite ancora a capire o ad accettare la realtà, carissimi ragazzi, allora vi meritate Blanc, vi meritate Secco e vi meritate ancora tanti anni di schiamazzi, di cadute e risalite.

Io mi sono stancato. Ma non di Juve, né di Marotta, figuriamoci poi di Del Neri. Non mi sono stancato di Marchisio né di Del Piero, non mi sono stancato di Buffon né di Felipe Melo. Ma di chi prova piacere a criticare senza provare a costruire. Di chi non ha pazienza né, a questo punto, la coscienza di accettare lo sforzo che Andrea Agnelli ha cominciato a maggio 2010.

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