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Juve: vecchio corso contro nuovo corso

Girando per i forum e alcuni blog, quelli che preferisco leggere, mi sto accorgendo che è in atto un tentativo di capire se questa dirigenza è uguale alla precedente, prendendo a riferimento il periodo post-Calciopoli. Acquisti (Pepe) che non piacciono, obiettivi (Krasic, Criscito) non graditi e mosse inattese (il silenzio per esempio del NeoPresidente e l’assenza totale di Marotta dai palcoscenici televisivi). Non mi stupirei si trattasse dell’ennesimo tranello: dire che tutto è cambiato per far sì che non cambi nulla! Per il bene della concorrenza. Io non sono d’accordo.

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Impensabile dire o difendere la precedente gestione. Premesso che la colpa non fu totalmente di Cobolli e Blanc, questi due però hanno permesso tutta una serie di schifezze manageriali: acquisti e cessioni, gestione e ridimensionamento del marchio Juve. Chiaro, le responsabilità principali sono da addebitare ai poteri forti dell’IFIL che difendevano John Elkan, ma limitando il discorso al pianeta Juve sarebbe un’offesa non prendersela con Secco, Blanc e Castagnini e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe un’offesa perché i fatti sono sotto gli occhi di tutti, talmente evidenti. Tre anni di distruzione matta e appassionata hanno portato alla situazione attuale che vede una rosa disomogenea e un assetto interno al gruppo sfaldato. Con parecchie lacune tecniche e zero idee tattiche se non quelle derivanti dal DNA juventino: 4-4-2 e pedalare. Cioè quello che ha fatto propendere per la scelta di Del Neri rispetto a Benitez (che costava troppo in termini di personale e di parco giocatori da acquistare e non prendiamoci in giro quando diciamo che la Juve ha tanti soldi da spendere).

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L’arrivo di Marotta, Paratici e Andrea Agnelli, un gruppo di persone che per la prima volta si è trovato d’accordo su un acquisto in casa Juve e cioè Del Neri, pone le basi, e soltanto le basi, per una ripartenza. Che sarà lenta, dolorosa e complicata. Le basi sono rappresentate dalla competenza e l’amore e l’esperienza (nonostante i 37 anni) di Andrea Agnelli, uno che la Juve vera l’ha conosciuto, uno che ha parlato giornalmente con Lippi, con Moggi, con Giraudo, con Capello. Le capacità sul mercato di Marotta, non indifferenti se guardiamo al miracolo Samp, ma che potrebbero anche risultare insufficienti in un ambiente così complesso come quello bianconero. E quindi il buon lavoro che Del Neri può compiere sul gruppo e sul piano squisitamente tattico.

Non mancano evidentemente le critiche, sarebbe un paradosso l’esatto contrario. Anche ai tempi di Moggi non esisteva il 100% del consenso su acquisti e cessioni. Alzi la mano chi ha brindato la sera in cui venne ufficializzato il passaggio di Zizou Zidane al Real Madrid. O il giorno seguente quando Pippo Inzaghi varcava con la sua macchina i cancelli di Milanello. O quando la maglia numero 15 bianconera veniva affidata nelle mani di Mimmo Oliseh, oppure la 6 a Dimas, oppure ancora l’attacco si sorreggeva su Esnaider. Il problema è che tutti questi errori (i primi due non sono tali perché hanno permesso di costruire la Juve che in mano a Capello fece sfracelli in campionato, con Buffon, Thuram e Nedved) erano in percentuale ridotta rispetto alle mosse azzeccate. E comunque si inserivano in un contesto vincente, non solo dal punto di vista dei risultati, ma proprio per quanto concerne il concetto di gruppo, di lavoro, di juventinità espressa dentro e fuori dal campo. Ricreare questa juveninità non sarà facile. Serve tempo e serve sbagliare il meno possibile.

Non accetto dunque frasi del tipo “se Secco avesse acquisto Pepe a quest’ora sarebbe scoppiato il finimondo” o del tipo “se ci fosse stato Blanc a condurre le danze si sarebbero levati fischi e insulti”. Non sono accettabili per quanto detto in precedenza. Il coraggio di Andrea Agnelli va premiato con la fiducia di chi tifoso lo è veramente e non perché in questo paese prima o poi dovrai schierarti per il bianconero o il rossonero o il giallorosso. Merita fiducia perché le scelte sono ponderate e non possono certo prendere in considerazioni i miei parametri e le mie volontà. Sarebbe impensabile e controproducente. Io parlo da una tastiera anonima sparsa per l’Italia, in mezzo ad altre 16 milioni di tastiere, ognuna con la propria testa, ognuna con le proprie idee. Navigando sott’acqua sono convinto che il gruppo di Andrea Agnelli possa fare bene. Costruire una rosa valida, oggi, senza bilanci gonfiati tipo quelli milanesi, senza patron capaci di spendere tipo quello londinese, è esercizio complesso, intricato. Per la prima volta, però, ci sono alcune idee, alcune volontà precise e un obiettivo: consegnare a Del Neri le pedine di cui il tecnico necessita. In questa settimana dovremmo ricevere due notizie. Siamo qui ad aspettare. La nuova sensazione è che non patirò più le delusioni del passato. Almeno oggi, ci sarà una qualche giustificazione al fallimento, senza quello strano incubo di essere finiti nelle mani di traditori e incompetenti. Per il momento, per giugno 2010, a me basta!

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