Quando Conte va ai microfoni e diventa una belva quando gli sottolineano che questa Juve corre tanto al tifoso juventino non gli si poteva disegnare domenica migliore. Un capitano vero, un tecnico straordinario, un tattico come pochi ce ne sono in giro. Viene da Lecce, lo fece esordire Trapattoni ed è il condottiero di un collettivo superbo.

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La Juve corre, corre tanto, ma soprattutto la Juve gioca a calcio come dice Conte. E gioca il miglior calcio, da un annetto ormai. E giocando il miglior calcio la Juve riesce a stracciare ogni tipo di avversario.

Prova ne sia le dichiarazioni serene di Colantuono:

Contro questa Juve c’è poco da fare. Sono soddisfatto della prova dei miei. Serviva la partita superperfetta perché anche se fai quella perfetta loro hanno i giocatori che ti risolvono il match in un istante. Sono forti, giocano alla grande, hanno talento.

Sembra un tifoso, invece è l’allenatore della squadra che già al minuto 27 era praticamente al tappeto e desiderava solo arrivare al triplice fischio senza altri graffi. Al minuto 16 lo stadio impreca per il 3-0 mancato. Roba da matti perché nella domenica della piccola fuga i bianconeri entrano in campo famelici più che mai. Con Conte che in panchina non esulta nemmeno al gol, anzi va a riprendere Asamoah perché sbaglia i movimenti offensivi. Detto fatto, quando il ghanese finalmente affonda scarica palla dietro e nasce un tiro al volo di Vidal che se fosse entrato…

Prima però c’è davvero tanta Juve. 180 secondi appena per trovare il gol. Combinazione Vucinic-Giovinco-Vucinic e il montenegrino va a dedicare la rete a chi in tribuna gli chiedeva proprio il gol. Mancava da tanto tempo qui allo Juventus Stadium ed eccolo arrivato il momento di esultare, tutto da solo. E complimenti al numero 12 che continua a sfornare prestazioni molto positive. Vucinic e Giovinco, la Juve non chiede altro in attacco. Anche perché ha tutto in casa, tutti gli ingredienti per preparare uno di quei dolci che non smetteresti mai di mangiare.

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Tipo la tortina di Pirlo, una prelibatezza da urlo. Punizione, solita preparazione con quella corsa sciolta, di uno che tira e che sa che male che deve andare impegnerà duramente il portiere. Bene che va si infila all’incrocio, col povero ragnetto che vede distrutta la propria trappola.

E poi ancora Marchisio, servito da un monumentale Chiellini: tiro secco da fuori e partita al sicuro. In mezzo qualche tentativo di Giovinco e di Vidal. A impressionare in realtà è la mole di gioco che la Juve sviluppa, con una qualità e costanza che mette i brividi alle corazzate del passato. Fa bene Conte a prendersi i meriti di questa creatura che è tutta sua, solo sua come è facile capire al minuto 41 quando, con un uomo in più e in vantaggio di tre reti, Vucinic rincorre il suo avversario per oltre 30 metri rinculando nella sua metà campo. Da applausi.

Così come da applausi, gol a parte, è tutto il match di Andrea Pirlo. Logoro non ci pare, anzi in questa partita ha dimostrato doti in interdizione anche migliori di Vidal. Il numero dei palloni recuperati e giocati è impressionante, anche per la qualità con cui li ha giocati. Aperture e lanci, dribbling e disimpegni, compresi quelli da cardiopalma quando Buffon gli concede il possesso in mezzo a una selva di avversari e lui quasi contento di sfidare campi che gli esseri umani generalmente evitano. Questa è forse la massima dimostrazione di quello che è riuscito a combinare Conte.

Non dimentichiamo i complimenti per Luca Marrone. La squalifica di Bonucci gli concede un turno tutto suo, contro Denis e compagni e supera abbondantemente l’esame. Ci sarebbe giusto una scivolata maledetta al minuto 4, con un pallone avvelenato giocato da Barzagli. Ci penserà Buffon a sventare il pericolo. E’ davvero un piccolo neo in una partita attenta. Può davvero essere questo il ruolo di Marrone? Sì, sì perché Barzagli non è certo eterno e la difesa a 3 non è una regola immutabile nel corso dei prossimi anni. E allora a gennaio ci sarà da risolvere un tormentone: cedere o non cedere Marrone per farlo maturare? Domanda che in realtà nasconde un piccolo tranello: questo Marrone è già maturo, già pronto, ha solo il problema di trovarsi di fronte il regista più forte al mondo e una difesa impenetrabile.

Nel secondo tempo si è vista la Juve con quel solito difetto. Sono 13 le palle-gol costruite, molto limpide, chiare, anche belle dal punto di vista della manovra. Eppure zero gol. Giovinco agisce più di rabbia e il tiro non risulterà mai preciso (tranne il gol annullato, questione di centimetri), Quagliarella si vede bloccato da Consigli o dal guardalinee (giustamente), Vidal la combina grossa più volte, Asamoah spara alto, Pirlo è impreciso (sì, è umano pure lui!). C’è da dire che la Juve non ha mai spinto con la convinzione del primo tempo, per non mettere in ridicolo gli avversari in inferiorità numerica e abbondantemente domati nella prima frazione di gara.

Ora a Cagliari, o forse a Trieste. La destinazione è ininfluente: l’obiettivo è sempre la vittoria. Vincere, e convincere. Come negli ultimi 15 mesi di campionato. Firmato: Antonio Conte da Lecce.

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