E tu, e noi, e lei fra noi. Cantava così Patty Pravo. Pensiero stupendo. Fantastica canzone che riassume esattamente il pensiero di molti juventini stasera gasati e giustamente in ansia per il ritorno del match contro il Benfica.

Advertisment

Sfida ardua. Ostacolo terribile. Non già il Benfica in sé, quanto la Juve stessa. Quel senso di paura e di ansia di non farcela. Quel perverso sentimentalismo di chi sa di avere contro un intero paese abbracciato nell’inno contro il bianconero. E proprio da qua si dovrebbe partire.

Conte ha caricato l’ambiente. Vorrebbe la bolgia. Chi pensa di andare a teatro, prego resti a casa. Stasera c’è da lottare. Da sudare. Da sputare sangue e buttare la maglietta bagnata alla fine del match. Stasera c’è da giocare da vera Juve.

Advertisment

Nessun appello. Serve l’1-0 o serve vincere con 2 gol di scarto. Calcoli facilissimi, elementari. Lo sa Tevez che insegue il trofeo che gli manca nella bacheca gonfi di titoli. Lo sa la Juve che insegue un trofeo internazionale da anni. Che non gioca una finale europea da anni. Ma stasera è solo semifinale.

Andrà in campo la migliore formazione possibile. E pazienza per i diffidati Bonucci, Marchisio e Tevez. Prima andiamoci in finale, poi faremo i conti di formazione. C’è il dubbio Vidal: in campo già dal primo minuto. Non si sa più se è pretattica o prudenza, fatto sta che il cileno sembra arruolabile e in discreta forma per dare il contributo migliore: lottare e aggiungere classe a un centrocampo super.

Si parte dal maledetto 2-1 dell’andata a favore dei lusitani. Si parte dalle parole di Conte: “La Juve non conosce paura. Conosce il rispetto per gli avversari”. Rispettiamoli. Ma abbattiamoli. Per non abbatterci.

Advertisment