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Juventus-Bologna 0-2 Non tutto il male viene per nuocere

Si dice che ognuno ha la squadra che si merita. E allora non possiamo concludere che il tifoso juventino merita questa Juve.

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Per poco non sono totalmente d’accordo con Claudio Ranieri che ha rilasciato un’intervista al TG1. Almeno per quanto riguarda il concetto di tifo e calcio che in Italia ha ormai preso piede.

Se paghi il biglietto e hai la necessità di sfogare quelli che sono i tuoi problemi contro alcuni ragazzi che vestono, anche solo per errore, la maglia per la quale tifi… ma stattene a casa. Ma cambia pure squadra. Hai il diritto di voler vincere. Hai il diritto, tu tifoso, di chiedere acquisti e fenomeni. Chi non vorrebbe tutto ciò. Ma hai pure il dovere di guardare in faccia la realtà.

Oggi ho letto appositamente la Cazzetta-Rosa e i commenti delle prime tre pagine mi hanno ancora una volta confermato che… HANNO VINTO LORO.

Ha vinto gente come Paolo Ziliani che ha basato un’intera esistenza a distruggere la Juve coi pagelloni del cazzo e le analisi vuote scritte sui giornali, lette in TV o postate sul web.

Ha vinto la redazione milanese rossonerazzurra della Cazzetta-Rosa, veicolo fondamentale per Calciopoli e per quanto ne è derivato.

E con loro ha vinto tutta una parte di tifosi eccellenti che hanno gridato, ma a bassa voce, mentre la Juve veniva spazzata via in appena un mesetto. 30 giorni di preparativi lungo i quali ricordo una fiaccolata, che nemmeno più si fa per le vecchie feste tradizionali di paese, e un paio di articoli scappati alla censura o messi lì in mostra per confermare che la libertà esisteva ancora e che non c’era nessun tipo di piano effettivo per smantellare quella rosa e far fuori la Vecchia Dirigenza. Tifosi educati sono poi stati ribattezzati. Lì, inermi, mentre qualche scemo andava in TV e qualche altro scemo decideva quanti punti di penalizzazione dovevano essere ancora scontati in Serie B. Mancanza di palle, quelle stesse palle che sono il tallone d’achille dell’odierna Juve. Mancanza di personalità di 16 milioni di tifosi che hanno accettato tutto: trasmissioni, giornali, sentenze. Al più, qualcuno ha pure guadagnato in termini di ascolto e di popolarità. E continua a guadagnare dai tracolli bianconeri.

Ricordo allora che la Serie B venne salutata con un’ondata particolarmente piacevole di gente che voleva a tutti i costi dimostrare il proprio amore per la Juve. La cavalcata di Didier Deschamps, venuto apposta per un debito di riconoscenza verso quella maglia, è stata costellata da milioni di bianconeri che rivendicavano la loro fede, il loro amora, la loro voglia di Juve.

In B Deschamps ha lavorato con la Primavera e i rimasugli di quella corazzata che con sacrificio e sagacia era stata costruita dalla Triade. A colpi di plusvalenze, e nessuna di queste fittizia, e a colpi di Ibrahimovic comprato a 19 milioni di euro, Cannavaro scambiato con Carini, Vieira comprato coi soldi della cessione di Maresca e di altri 2 panchinari, Nedved-Buffon-Thuram venuti a rimpiazzare Zidane-Inzaghi e via così.

Oggi quell’amore e quella voglia di Juve, voglia di tifare Juve nonostante le trasferte a Frosinone o Crotone o Battipaglia (ma ricordo male, forse!), sono state dimenticate. Volutamente o inconsciamente sono state rimosse dalla storia recente di una Juve che non può più essere, e non lo sarà ancora per un po’, quella di Lippi di fine anni ’90 o quella di Capello negli anni 2000.

Oggi la Juve è questa. E’ questa perché la dirigenza ignobile che ha sostituito la Triade non aveva alcuna voglia di Quella Juve. Perché le scelte sono state quasi tutte sbagliate. Perché i soldi e la rosa sono stati gestiti malissimo. Perché non esiste caso al mondo di una formazione distrutta e riemersa in pochi anni. E non vedo perché doveva essere proprio la Juve a battere un altro record ancora.

Oggi la Juve è questa. Formata da gente per lo più mediocre, che avrebbe fatto tanta panchina nella Juve di Capello. E’ questa perché giocoforza non può essere diversamente. E’ questa perché nessuno, fino al mercato del 2010, ha programmato alcunché né fatto i conti con alcune variabili significative di una rosa di calcio.

Eppure hanno vinto loro. I tifosi che in questi anni avrebbero voluto Cristiano Ronaldo e Benzema, Kakà e Higuain, salvo poi non-verificare che chi ha speso simili cifre si è ritrovato con un pugno di mosche in mano. I tifosi avrebbero voluto vincere di nuovo uno scudetto, senza fare i conti con chi non è mai stato d’accordo (tipo Moratti, tipo Galliani, tipo Collina, tanto per citare alcuni nomi).

Calciopoli non ha davvero avuto il significato di smantellare una rosa formidabile. Quella la si può ricostruire con impegno e intelligenza. E purtroppo, ed è bene prendere coscienza di ciò, con tanti soldi che oggi mancano. E mancheranno pure, in buon numero, nel prossimo futuro. No, Calciopoli ha distrutto di fatto quella regola imposta dalla Triade: tutti muti, tutti a tifare, tutti a servire incondizionatamente il marchio Juve.

Marchio Juve che era fatto anche di Porrini e Birindelli, di Zalayeta e Baiocco, di Tacchinardi e Paramatti, di Torricelli e Rampulla.

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A differenza di questa Juve dove a mancare sono quei tre/quattro campioni che per osmosi mistica trasferiscono il dono della vittoria a tutta questa gente qui.

Oggi alla Juve mancano i campioni perché la Juve non li ha saputi programmare (leggi Giovinco, mai veramente verificato il suo talento a Torino, se non per 40 minuti ogni 5 partite e possibilmente in un ruolo non suo; leggi Palladino fatto giocare esternamente e bruciato; leggi Criscito che al primo errore, cioè al primo fallo subito non fischiato, è stato letteralmente trucidato e parcheggiato al Genoa e leggi tante altre cosette) o non li ha saputi scovare (o quelli che ha scovato erano imprendibili dal punto di vista economico).

Ho la presunzione di dire che l’idea di Andrea Agnelli e Marotta io l’ho capita. E anche apprezzata e anche condivisa. Piacerebbe pure a me avere una Juve vincente e bella, sin da subito, con un capocannoniere, un grande trequartista, il miglior regista d’Europa e una difesa imbattibile. Ma è pura fantascienza.

Bisogna sul serio creare uno zoccolo duro su cui innestare i campioni. Zoccolo duro che regge a corrente alternata.

Del Neri può contare forse su 6, massimo 7 persone. Si chiamano Del Piero e Chiellini, Marchisio e Felipe Melo, Krasic e Matri. Da valutare gente come Quagliarella (per evidenti motivi). Il resto è una massa di tappi, di pezze messe lì nel tentativo di rattoppare un vestito che è stato stracciato e scucito più volte in questi anni.

Esiste solo una soluzione per ripartire: l’amore incondizionato di un pubblico che va allo stadio convinto di rompersi le mani a furia di incitare. Come un buon genitore fa col proprio figlio, anche se le soddisfazioni sono poche, anche se sai da padre che il tuo bambino soffre di evidenti limiti. Ma è tuo figlio e allora l’amore passa su tante cose. Questa è la magia che lega i rapporti, alcuni rapporti, tipo quelli più duri e duraturi.

Invece credo che molti tifosi abbiano d’un colpo scoperto che della Juve, in fondo, non gliene fregava proprio nulla. Era un modo come un altro per festeggiare qualche tipo di evento. Un modo come un altro per parlare la mattina al bar o per condividere una passione col vicino di casa o con qualche amico.

Siamo in 16 milioni a tifare Juve? Siete sicuri? Beh credo proprio di no. Siamo rimasti in pochi. Proprio pochi pochi e non è per nulla un male.

Se io allo stadio non devo poter applaudire e incoraggiare perché quelli delle curve hanno deciso che bisogna far casino, allora non mi viene da pensare che stiamo tutti dalla stessa parte.

Gente che il lunedì si attesta a direttore tecnico e lui sa come funziona una squadra di calcio. La stessa gente che il martedì diventa poi psicologo e fisioterapeuta, che è disposta pure a rivelarti perché la Juve cade così pesantemente nella sfortuna degli infortuni. La stessa gente che poi diventa allenatore, meglio di Del Neri e Guardiola, e conosce benissimo il segreto del calciomercato. Che sa come prendere i fenomeni e come vendere. A che cifra comprare e dove recuperare i soldi.

Qui c’è da soffrire. Il mondo reale bianconero, cioè quello attuale, è ben diverso rispetto a quello sognato e ferocemente desiderato dai ragazzi e dagli adulti, da gente che tifa da poco tempo o da gente che è innamorata pazza della Juve da una vita intera. C’è da soffrire perché la Vecchia Signora non esiste più da 5 anni. Perché c’è da mandare giù bocconi amarissimi prima di risalire la china. Perché c’è da protestare come mai accaduto nella Storia del Calcio Italiano e forse Mondiale. Perché c’è da stare uniti e tifare tutti dalla stessa parte. Anche se si dovrà passare da figuracce e figure di merda. Perché c’è da rimanere con i piedi ben piantati per terra, in cerca di equilibrio e in cerca di qualche magia che faccia crescere la Juve.

Juve che è piccola e sarà destinata a rimanere tale.

Qualcuno mi faccia capire adesso cosa bisognerebbe fare. Cacciare Marotta? E chi al suo posto? Magari Sacchi o Pietro Leonardi che pure sta facendo un gran lavoro a Parma. Magari possiamo clonare Luciano Moggi o addirittura richiamarlo in attività. O più semplicemente qualcuno di noi, di quelli sapientoni che conoscono il calcio come pochi, può promuoversi Direttore Generale.

Cacciare Del Neri? E chi prendere? Spalletti o magari Fabio Capello. Curioso, ma ieri dalla curva è apparsa una soluzione: Marcello Lippi. Che però non potrebbe contare su Ravanelli e Vialli, né su Conte o Montero, figuriamoci su Ferrara e Peruzzi.

Magari si potrebbe cacciare proprio Andrea Agnelli e consegnare la squadra a qualche sceicco libico o asiatico. Sì, ecco la soluzione. Coi soldi del petrolio potremmo poi comprare Robinho e Dzeko, poi Touré e Benzema. Se siamo fortunati lo sceicco potrebbe firmare due grossi assegni: con uno potremmo comprare Cristiano Ronaldo per 100 milioni di euro e con l’altro portarci a casa Kakà per 65 milioni di euro. Se poi serve un’ala beh la soluzione è David Silva: 32 milioni di euro. Buffon potrebbe essere riconfermato e poi potremmo tentare il colpaccio Terry in coppia col portoghese Pepe. Ma questa storia la conosco già: tante magliette vendute e zero trofei portati a casa nel corso degli ultimi 4 anni. Allora torniamo al punto di partenza: perché Del Neri dovrebbe vincere col flop Martinez e Grygera?

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