Forse è la partita che male descrive il motto che ci accompagna: vincere è l’unica cosa che conta. Stasera invece conta anche e soprattutto il modo in cui si vince, e quindi si gioca.

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Questo sarà un campionato lunghissimo, e stressante, partito con l’incognita di un centrocampo che senza Marchisio ha mostrato problemi e dubbi. Almeno col 3-5-2 che sembra imprescindibile per Allegri, il che suona strano. Lui che nel primo anno andò in finale di Champions con un rombo in cui Pirlo giocava da vertice basso e Vidal faceva il finto trequartista, di lotta e di governo.

Incagliati alla ricerca di un regista che purtroppo non c’è, con un più che altalenante Asamoah e un Khedira da gestire, la Juve si ritrova clamorosamente scoperta nel reparto che è rimasto orfano di Pogba. E allora tanto vale provare un nuovo schema, magari valorizzando due attaccanti esterni intriganti come Cuadrado e Pjaca, e insieme due attaccanti formidabili come Higuain e Mandzukic (alternativamente, non insieme).

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Registriamo anche l’allontanamento dalla zona gol di Dybala, il nostro regista a tutto campo che però adesso è troppo lontano dalla porta, lui che l’anno scorso la bucò più di tutti, meglio di tutti.

Mentre in difesa pesano le disattenzioni, e anche lo scarso filtro che solo Lemina sa fornire, non certo Hernanes, non certo Pjanic, di sicuro non questo Asamoah.

C’è il Cagliari. Vietato sbagliare: risultato e prestazione. Altrimenti si rischia di bruciare gran parte dell’entusiasmo con cui abbiamo cominciato la stagione. Rincorrendo nuovi equilibri, o aspettando Marchisio che di problema, semmai, ne risolve soltanto uno.

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