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Juventus-Catania 3-1 Nel segno del genio Pirlo

La Juventus si prende i tre punti, e la vetta. Anche se momentaneamente, anche se tutti tendono a dimenticare che ha una partita in meno. Con una prestazione maiuscola, nettamente più caparbia rispetto a Parma, con maggiore qualità e qualche rischio in più.

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L’attacco è stato il più bel segnale della svolta, dopo due timidi pareggi (dove il peso degli episodi è stato pur importante). Quagliarella e Borriello: tanto movimento, tanta forza fisica, tanta voglia di sfondare. E’ la chiave di tutto: la voglia, la determinazione.

Impressionante il volume di gioco di Fabio Quagliarella. Ben tornato, sperando di non dover più cadere in attesa. Si è sbattuto con la cocciutaggine di chi sa di aver buttato a mare, non per colpa sua, un sacco di mesi di inoperatività. Ed è tornato al gol, voluto, cercato a tutti i costi e maledetta quella traversa nel primo tempo. Voto alto per Fabio che si candida a una maglia da titolare contro il Milan, dietro a Matri con molta probabilità.

Ma bella la prova pure di Borriello: occhi cattivi, tanto fisico, spalle alla porta ha aperto tantissimi spazi attirando sempre il difensore centrale in uscita, spesso Legrottaglie. Tante botte, diverse sponde, qualche buon assist poco sfruttato. Qualche discreta conclusione, ma molto molto utile.

L’attacco va in gol, ma il premio serata, e non è una sorpresa, va ad Andrea Pirlo. “Quando lo vedo giocare capisco che Dio esiste!” erano le parole di Gigi Buffon nel recente settembre, a testimonianza della superiorità netta nei confronti di ogni altro calciatore sulla faccia della terra (due nomi esclusi). Prende per mano la squadra, imposta (oltre 140 i palloni giocati), recupera (alla fine risulterà il miglior cattura-palloni della serata), tira, crea la giocata e… finalmente segna. A Parma fu una questione di centimetri, contro il Catania, forse nel momento più difficile, la palla è andata dentro. Dentro come pochi al mondo sanno fare. Pareggio e il motore della Juve che si riaccende, di entusiasmo e nuove energie. Grazie Galliani per aver liberato questo genio e grazie Marotta per il più bel regalo che potevi farci!

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Regge la difesa, pur con qualche sbavatura perché il 3-5-2 disegnato da Conte si trasforma a volte in un 1-7-2 col solo Bonucci a difendere e Barzagli e Chiellini a spingere sulle fasce. Teorie, follie, ma è lo spirito della Juve che non rinuncia mai a giocare a calcio e questo alla lunga premia. E si viene premiati. Uno dei premi viene consegnato da Gigi Buffon in persona: livelli mostruosi. Non può nulla su Barrientos, ma poi chiude ogni opportunità di esultanza per il Catania, soprattutto ad Almiron.

Prestazione pazzesca di Giorgio Chiellini: grinta da vendere, è lui a suonare la carica con le sue entrate poderose, con una fisicità paurosa che gli permette di saltare più in alto di tutti nonostante il disturbo di Bergessio e depositare il vantaggio del 2-1. Ma il gol è poca roba rispetto agli interventi e all’attenzione con la quale governa la fascia sinistra. Da fine ottobre è sempre uno dei migliori in campo, merito di Conte e soprattutto merito di Chiellini che non si è perso d’animo dopo qualche sbavatura iniziale.

Assenti ingiustificati Marchisio e Padoin. L’ex Atalanta ha forse qualche scusante: da Bergamo a Torino il salto fa paura. Mentre per il Principino l’involuzione è preoccupante: cosa succede? Non inventa, scarica molto volentieri il pallone al difensore in appoggio quando dovrebbe essere lui il creativo. Non salta più l’uomo e perde contrasti, appoggia raramente l’azione offensiva. La Juve non può permettersi una mezz’ala di questo tipo, quindi dovrà decidere a breve cosa vorrà fare da grande. A questa Juve servono come il pane i suoi colpi, la sua classe e la sua lucidità. Accanto a lui non c’era Vidal squalificato, ma che Giaccherini! Voluto da Conte questo piccolo centrocampista corre per tre e crea per quattro. Dribbling e serpentine, ottima gestione tecnica del pallone, qualche buon assist, insomma è uno che in questa Juve ci sta eccome! Complimenti per l’intuito al Mister. Teniamocelo stretto.

Sabato sera, con molta probabilità se un po’ conosco Antonio Conte, Vucinic non ci sarà. E’ prassi, in un periodo intenso, che chi gioca qualche minuto di partita o chi si è riscaldato più volte concluda questo mini allenamento con qualche allungo ed esercizio per rilassare le gambe. Lo hanno fatto Lichtsteiner e Matri e Caceres, non Vucinic uscito molto polemico al fischio finale e che nonostante i richiami di un membro dello staff bianconero ha imboccato gli spogliatoi. Atteggiamento inaccettabile in un momento come questo. Atteggiamento che fa a pugni con quello di Del Piero e Storari che hanno esultato come semplici tifosi allo stadio i gol di Chiellini e Quagliarella. Ok il talento, ok l’importanza del montenegrino, ma la disciplina e il rispetto dei ruoli prima di tutto. Cominci a metterla dentro, perché in questo momento è la terza scelta dopo Matri e Quagliarella.

P.S.

Tanto per gradire, se l’espulsione di Motta è lapalissiana, ci sarebbe un rigore, pur se ingenuo, su Padoin nel primo tempo. Passerà in sordina, ma gli episodi aumentano. E secondo Allegri “alla fine si compensano”. Si spera allora comincino a fischiare una cinquina di rigori inesistenti contro il Milan, così da pareggiare il conto.

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