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Juventus-Brescia 2-1 Chi contesta non deve esultare

Non c’è niente da fare: la classe non ha età. E se poi quell’età è ottimizzata al meglio, come soltanto un robot saprebbe fare, allora i risultati non possono che essere questi.

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Alessandro Del Piero riacciuffa per i capelli una squadra che stava affondando e con una magia, un’altra, l’ennesima, risolve una domenica complicata.

La sua azione è da applausi. Prende palla a 40 metri dalla porta, stop e corsa verso l’area con un avversario lasciato alle spalle, dribbling secco con l’esterno del piede destro, palla sul sinistro e tiro a giro, lento, morbido, a insaccarsi nell’angolo alla destra del portiere. Poco da fare, solo le mani che cominciano a fare un frastuono pazzesco. E’ il solito Olimpico, quello di Torino, che ancora una volta si vede costretto a tornare a incitare, a schiodare il culo dalla poltrona e applaudire. Applaudire lui, l’immenso Capitano che da solo vince un’altra partita.

La rabbia dei suoi occhi dovrebbe essere la stessa rabbia del tifoso bianconero. Alla luce di quanto emerso a Napoli e di quanto accade con ignobile regolarità su altri campi, il tifoso bianconero ne avrebbe abbastanza per mettere a soqquadro l’intero campionato di calcio italiano. Invece è più comodo inventarsi oggi direttori, domani allenatori, poi ancora presidenti e prendersela con chi è più esposto. Con chi però quest’anno ha dimostrato di voler veramente lavorare per un solo fine, parzialmente riuscendovi. Quindi anzicché prendersela con Franzo Grande Stevens comodamente seduto in tribuna, l’obiettivo della contestazione diventa Del Neri, incapace a trasformare Martinez (anche ieri, anche solo per 4 minuti, raccapricciante) in Cristiano Ronaldo, incapace a dare la sveglia a un Amauri che sta comunque facendo fatica pure a Parma (nonostante si sprechino ora i 7 in pagella), e di trovare le giuste soluzioni nonostante per metà la squadra è nuova, e l’altra metà soffre di quattro anni devastanti sotto tutti i profili.

Eppure questa Juve regge. Ancora, anche traballando, ma regge. Regge il gruppo che non ha mostrato crepe. Nessun ammutinamento, ma tutti vogliosi di resuscitare, nonostante non si riesca a ripetere il miracolo accaduto ormai 2000 anni fa. Tutti vogliosi di voler dimostrare di poter far parte della scommessa di Andrea Agnelli, nonostante voglia e fatti per adesso combaciano poche volte.

Eppure la Juve c’è.

La partita col Cesena ha evidenziato i soliti tremendi problemi.

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Di sicurezza dietro, dove la presenza di Buffon è solo teorica, visto che il reparto sembra completamente scollegato, cosa che non succedeva con Storari in porta (prego rivedere i filmati del girone d’andata, quando cioè Bonucci faceva il Bonucci). Chiellini è l’emblema di un problema che, per quanto mi riguarda, fa capo proprio al portierone bianconero. Le doti individuali non si discutono, forse si è rotto qualcosa in campo. Non è mai sicuro, pare sempre isolato rispetto ai compagni di reparto. Le immagini lo inquadrano mentre ride con un avversario, mentre impreca con gli occhi al cielo, mentre se la prende chissà con quale entità, mai una volta che discute di tattica con Chiellini o con Bonucci. C’è qualcosa che non va in Buffon. Dopo l’infortunio non è più in lui.

In cabina di regia il povero Aquilani ci mette grinta e qualità, e con Pepe e Krasic va già molto meglio. Serve come il pane uno come Felipe Melo. Marchisio è più portato a offendere, ma finisce col pestare i piedi ad Aquilani che ieri mi è piaciuto. Sempre ordinato, un paio di lanci da applausi, molto efficaci e finalmente più coraggio coi tiri da fuori. La manovra è poco fluida, ma non è colpa sua. Provate a contare quante volte ha finalmente trovato l’uomo fra le linee d’attacco, e cioè il Maestro Del Piero. Nel girone d’andata il rendimento di Aquilani cresceva in corrispondenza ai movimenti eccezionali di Quagliarella. Ora con Alex il Capitano sembrano tornate le verticalizzazioni. Matri fa il suo sporco lavoro e va bene così per il momento.

Bene le fasce. Non è Cristiano Ronaldo e non è Di Livio, ma a me Pepe continua a piacere. Ci mette gamba e tanto impegno, salta SEMPRE l’uomo e il cross esce sempre dalla sua ruota. Io lo terrei, magari abbassando il prezzo del riscatto, ma una pedina così può tornare sempre utile nel corso delle partite e della stagione. Bene Krasic, in lento recupero. Un paio di scatti buoni, molte imprecisioni sotto porta, ma la forma comincia a tornare quella dei tempi migliori. Torna pure al gol con una sassata al volo. Non si ferma da 2 anni e qualcuno lo ha pure criticato. Amen.

Alessandro Matri è stato protetto dal pubblico fino a questo momento. Segno che il ragazzo ha fatto breccia nei cuori dei propri sostenitori. E non poteva essere altrimenti. Si sbatte come pochi, percorrendo chilometri su chilometri. Stavolta è poco lucido e mal servito dal centrocampo, forse un po’ di stanchezza per il tanto lavoro di pressing e i numerosi scatti. Partita comunque generosa perché apre varchi per Krasic e soprattutto per Del Piero. Bene così, i gol sono arrivati, i gol arriveranno. Fra un po’ rientra Quagliarella e sono curioso di vederli in coppia.

Sul Capitano non ho proprio nulla da dire. Semplicemente qualcuno dovrebbe ancora porgergli tante, ma proprio tante scuse. All’età di 36 anni nessun ragazzino riesce proprio a eguagliare il suo contenuto sul campo. Corre e pressa, lotta e rientra, cuce e segna. Al di là dei numeri, è proprio il Del Piero in campo che stupisce (almeno chi continua a voler dire stronzate sul suo conto). La velocità non è stata mai il suo forte, ma è integro come non mai. Salta costantemente l’uomo e mette dei palloni sulla corsa dei compagni che  profumano di cose dolci. Come si può pensare di privarsene? Non può fare il titolare assoluto per 38 partite, ma soltanto con gente come lui e soltanto con lui la Juve è diventata, negli anni ’90 e 2000 quella che è stata!

Chiudo col pubblico. Chi si lamenta, chi non è contento e chi contesta dovrebbe essere tanto coerente da non festeggiare ai gol. L’ironia facile di una curva che proprio non capisco, le scenette da manicomio fuori dallo stadio, i continui incitamenti a “lavorare”, a “vattene” e tanto altro fanno molto male al gruppo. Se contesti non devi esultare, perché invalidi una delle due situazioni: o fai il tifoso o fai il critico. Visto però che la contestazione è priva di contenuti (perché Moggi è impicciato a Napoli, perché Zidane ha smesso di giocare, perché Messi non è acquistabile), la critica è dunque vuota e non fai fare bella figura alla tua società e alla tua squadra. Ammesso che sia questo l’obiettivo comune di cui parlava Andrea Agnelli a maggio del 2010.

Ho letto e sentito le parole di Del Neri in fase di presentazione del match e quelle post-partita. Perché, anzicché insultare, non si prova a rispondergli per le rime? Cosa ha detto di strano? E cosa di sbagliato?

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