E’ tornato Arturo. Non che se ne sia mai andato, ma certamente vedere il suo nome sul tabellino fa un effetto buono. Non è al top, ma incide come pochi calciatori al mondo.

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Allegri può essere contento. Una Juve serena – ormai è l’aggettivo del momento – e paziente, feroce solo a tratti perché convinta di agire più da boa che da tigre, avvolgendo l’avversario, stancandolo, stritolandolo nella morsa di una coralità di gioco molto bello, forse non spettacolare, ma tremendamente efficace.

Un Marchisio sorprendentemente a proprio agio in un ruolo che sta riscoprendo (lo ricordiamo a Empoli in questa posizione, nella sua prima stagione in A) fa girare le squadra provando a imitare Pirlo, e non che il risultato sia così diverso. Proprio il Principino è il riferimento del baricentro di tutta la squadra.

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Il Cesena si è trovato costretto a imitare il Milan: tutti, dico tutti, dietro la linea del pallone, nella propria metà campo, rinviando ogni discorso di reazione a qualche palla lanciata lontana nella speranza di un errore, di una svista, di un temporeggiare che dia spazio a qualche attaccante costretto ad almeno 40 metri di corsa disperata verso Buffon.

Così il paragone con la Roma è tutto nel gol finale del serbo giallorosso, ad acciuffare per i capelli una vittoria sofferta, meno netta anche dell’1-0 bianconero contro le precedenti avversarie. Sarà una lunga lotta, affascinante e speriamo bellissima, tenendo fuori discorsi apocalittici o complottistici di gratuita memoria.

Caceres, Barzagli, Pirlo, Pogba, Tevez. Mancavano ieri sera, ma nessuno se n’è accorto. Potenza del mercato che ha contribuito a migliorare sensibilmente le famigerate seconde linee. Che poi Pereyra non lo sembra affatto e, anzi, sarà un dispiacere chiedergli di accomodarsi in panchina quando tutti rientreranno in abiilità. Allegri dovrà perciò intervenire proprio in ottica spogliatoio e gestione delle risorse, intese come risorse psicofisiche.

12 punti, 9 gol fatti, 0 subiti, più la vittoria per 2-0 in Champions. Fin qui, cammino eccezionale anche per la quantità di gioco prodotta. Conserviamo dubbi, perché è il dubbio ad alimentare dedizione e fame, ma questo nuovo corso comincia a piacerci.

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