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Juventus-Chievo 2-0 Troppa Juve per tutti?

Troppa Juve per tutti? Ancora una volta i bianconeri conferma uno strano dato e una bella sensazione: vincono quando decidono di vincere, controllano con stupefacente saggezza la gara e i ritmi, fanno sfogare senza subire l’avversario e poi la vincono. Senza quella traversa di Stanford Bridge oggi staremmo a parlare di en plein, ma va benissimo anche così.

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Quarta vittoria di fila in campionato, 43esimo risultato utile consecutivo: roba da mandare in delirio gli almanacchi della storia del calcio. E’ il modo che stupisce di questa Juve: autoritaria, feroce, cinica, a tratti anche serena durante il match, quando più o meno tutti i tifosi vorrebbero accelerare le operazioni e risolvere la gara. Invece la creatura di Antonio Conte sembra quasi sicura di sfondare: prima o poi si sfonda.

Settimana magica di Quagliarella per il quale speriamo sia rimasto ancora un po’ di fluido. Ammettiamolo: più che quarta scelta, dal 31 agosto era diventato quinta scelta. Ma proprio perché Conte vede e provvede ecco che la settimana di allenamenti verso Londra ce lo riconsegna più o meno nella forma in cui Marotta lo prese dal Napoli. Vivo, in partita, col gusto di cercare la giocata e trovarla. E’ un altro Quagliarella rispetto al rientro dall’infortunio e lo si vede dal viso. Prendete una qualsiasi foto dopo i gol o durante le partite e noterete gli occhi spiritati, di quelli che forse avrebbero voluto un altro copione da seguire in questi mesi.

Le doti tecniche sono sopra la media, ma serve tanta combattività e nessun tipo di scoramento. E allora sì che ci divertiremo con questo parco attaccanti. Bentornato Fabio, non andare più via perché qui ci sarà bisogno di tutti.

Sorrentino voleva giocare un brutto scherzo alla Juve, con quelle parate da Buffon. Ma di Buffon ce n’é uno, tutti gli altri son nessuno. Così nel primo tempo la palla proprio non entra, nonostante due volte Giaccherini avrebbe la possibilità di infilarla, nonostante qualche sfuriata di Quagliarella, nonostante Vucinic e Asamoah ci provino da più parti del campo. Una Juve tutto sommato buona, ma non bastevole per il vantaggio. Vantaggio che arriva nella ripresa, quando comincia a giocare da vero juventino anche Pogba. Dedicheremo al francesino un articolo a parte, qui ci limitiamo a sottolineare che il suo acquisto è passato in sordina e potrebbe davvero stupire tutti.

Il Chievo tira in porta per la prima volta al 60esimo, cioè dopo 1 ora di gioco. Ci prova con Rigoni che si disimpegna con una magia proprio di Pogba, ma Buffon blocca facilmente. Da questo momento in poi, paradossalmente, la Juve reagisce e comincia a sfogare il suo motore diesel. E se la Juve parte l’avversario si sgretola, fatica a starle appresso come un gregario col suo capitano in bicicletta, su per le montagne, per le salite più faticose dove servono energie nervose e tanto talento.

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Che il talento ci sia è testimoniato dai cambi: quelli che arrivano (Vidal e Lichtsteiner sembrano davvero un lusso, poi anche l’esordio di Bendtner quando la festa è ormai finita) e quelli che già erano stati fatti alla formazione titolare. Sembra attuale l’articolo dal titolo G I A C C H E R I N I. Conte ebbe a dire che questo ragazzo avrebbe raccolto più fortuna se si fosse chiamato Giaccherinho e non ha tutti i torti. Gli è mancato solo il gol, ma per il resto la partita andrebbe consegnata a tutti i ragazzi che vorrebbero fare il centrocampista incursore. Un ruolo cucito addosso dal tecnico salentino e interpretato al meglio, grazie anche alla tecnica sopraffina dei vari Vucinic, Quagliarella e Marchisio che lo lanciano in verticale come meglio non si potrebbe. E’ Juve spettacolo quando innesta la marcia più veloce e verticalizza come poche altre squadre.

Frutto di due fasce più scattanti, con Isla e Asamoah finalmente in palla, anche se il cileno ha ancora bisogno di qualche giorno per trovare il giusto ritmo. Mentre il ghanese conferma che mercoledì a bloccarlo era stata solo l’emozione. Per fortuna è passata e allora bentornato.

Da un calcio d’angolo il lampo di luce che acceca Pellissier e i suoi. Mai lasciare a Quagliarella mezzo metro in area di rigore. Se poi quel mezzo metro diventa un metro grazie al blocco di Pogba, ecco che la frittata è servita. O se preferite, ecco che la magia è dietro l’angolo. Una mezza girata che manda in estasi lo Juventus Stadium. Sorrentino ci mette ancora le mani, ma sarebbe un delitto negare la gioia a Eta Beta. E’ gol, punto e basta. E che gol! Fabio corre da solo verso la bandierina e fa il gesto con le mani a significare “capito chi ha segnato?”. Sì, capito. Ora non mollare. E Fabio infatti non molla. Cinque minuti dopo mette i dubbi a quanti dovranno scegliere il gol più bello della quarta giornata di campionato. Perché il tocco di prima col quale stoppa e  si libera di Dainelli è roba da tecnica marziana, con incluso il piattone largo a superare un Sorrentino che ci tenta ancora a rovinare la festa. Troppa Juve per questo Chievo, troppo Quagliarella per la difesa gialloblu.

Peccato per Vucinic. Ci prova tanto, ma non era serata. Resta la prestazione maiuscola, di quelle che confermano che il ragazzo è molto lontano dai tempi in cui l’atteggiamento indisponente rovinava le buone prestazioni. Si sacrifica, costruisce, regala magie e assist, e poi vorrebbe pure festeggiare. Questione di centimetri e questione di Sorrentino: sarà sicuramente per un’altra volta e ricordi, il buon Mirko, che va benissimo così. Già il fatto di non aver mollato e anzi continuato a inseguire il gol in questa partita già finita è indice di una maturità importante.

Se poi al 90esimo Carrera è costretto a rallentare Asamoah indemoniato e a chiedere a Pogba di giocare con calma la palla perché “oh, stiamo vincendo, è finita, controlliamo la gara“, allora capite da soli che razza di Juve ha costruito Conte.

Da menzionare Lucio. Non è Barzagli, ma certo se lo sostituisce così, con questa grinta e questa cattiveria, comprese le sfuriate palle al piede che forse non piaceranno a Conte, allora siamo a cavallo – come si dice in certe parti d’Italia. A 34 anni dimostra una voglia e una umiltà senza precedenti, visto il suo curriculum. Con una condizione fisica stupefacente. Costato zero, rischia di produrre per 100. Lo vedremo ancora e si misurerà con altri difensori, ma la cosa non lo spaventerà di certo e noi dormiamo un po’ più tranquilli. Questa Juve cambia, cambia pure tanto, ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: dominio, facce scure per gli altri, delirio per chi tifa i bianconeri e 3 punti in più in classifica.

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