Bologna vuol dire continuità. Deve voler significare continuità, altrimenti questa sarà la stagione più incomprensibile della storia bianconera.

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Morata e Dybala hanno letteralmente dichiarato amore reciproco in un’intervista, a significare che i due ragazzi stanno cercando un’intesa ancora molto lontana, e certamente ostacolata dai continui cambi di rotta e di idee dal punto di vista tattico e di formazione.

Il rientro di Khedira può rivelarsi più che prezioso, in attesa di quello di Marchisio e dell’eventuale conferma di Lemina. A quel punto la Juve avrà un centrocampo interessante, con il dubbio Hernanes e la variabile Pereyra più adatta per il terzetto d’attacco o per il ruolo di trequartista. Sturaro resterebbe alla finestra, in attesa di ritrovare identità e prestazioni di alto livello.

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Allegri è chiamato a trovare prima, garantire poi, una continuità di risultati finora mancante. Troppo importante per cominciare a scalare una classifica che soffrirà degli alti e bassi delle pretendenti al titolo, e per continuare a ingrossare il curriculum di potenza europea.

Trovare e garantire continuità significa dare una identità di gioco e di uomini a una Juve troppo orfana delle personalità di Vidal, Pirlo e Tevez. Identità di uomini, prima che di fenomeni tecnici. Ciò che Khedira ha rappresentato contro il Siviglia, tanto per intenderci.

C’è il Bologna. Poi la pausa internazionale e poi si riprende con Inter e Champions League. Il risultato atteso in queste, e in tutte le altre sfide che seguiranno, è soltanto uno. Per blasone, per potenzialità, perché alla Juve vincere è tutto ciò che conta.

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