Facciamoci a capire (come diceva un tizio): le critiche costruttive sono ben accette, quelle eccessive e gratuite fanno invece parte del gioco (degli antijuventini).

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Partiamo da queste ultime.

Che la Juve non stia giocando un grande calcio è lapalissiano. Poi però dovrebbe valere un minimo di senso oggettivo. Allegri è primo in campionato, a più di due partite di vantaggio sulla seconda. E’ primo pure in Champions, con la qualificazione in tasca. Non un bel gioco, ma i risultati parlano molto chiaro.

E andiamo alle critiche costruttive.

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La Juve è la Juve, e dopo questi cinque anni di dominio assoluto in Italia e una crescita costante in Europa, alla luce del calciomercato estivo, ci si aspetta ulteriore crescita. In un certo senso lo pretendiamo. Perché vogliamo crescere e non ci accontentiamo di dominare in Italia.

Premesso questo, le critiche sono rivolte alla qualità del gioco. Inutile dire che anche le assenze registrate, con gli uomini che abbiamo comunque a disposizione si dovrebbe fare di più. Non riusciamo a scrollarci di dosso il 3-5-2 né a sperimentare altre soluzioni. Manca il trequartista, manca il regista, in realtà manca una manovra fluida.

Il tutto perché esiste una paura: il rischio di assuefarsi al livello mediocre italiano e non crescere in Europa dove serve più coraggio e più qualità nel gioco.

La sensazione è quella dell’attesa: attendere che la forma migliori, attendere il rientro degli assenti, attendere che Pjanic si sblocchi, che Hernanes diventi un top player, che prima o poi tanto si segnerà.

Conclusione. Se con tutti questi problemi siamo primi, allora cosa accadrà quando li avremo risolti?

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