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Juventus-Genoa 3-2 Il problema vero di questa Juve è là sugli spalti

Per un momento, anche un solo momento, ho fatto un pensiero cattivo. Di quelli che ti sfiorano quando non capisci bene che succede attorno a te. Questo pensiero è nato intorno al decimo del primo tempo di Juventus-Genoa, risultato 0-1 per i grifoni. Autorete maledetta di Bonucci che fa il paio con quella del suo gemello Ranocchia, quasi a porgergli l’ennesimo aiutino affinché domani si parli di Bonucci e non di Ranocchia appunto. Tornando al mio pensiero cattivo: ho sperato che la Juve affondasse. Ma sì, giù, sempre più giù. Perché non concepisco proprio, e non lo capisco davvero nonostante abbia un titolo di scuola media alle spalle, a che serve pagare un biglietto dello stadio, entrare con le migliori intenzioni e fischiare dopo pochi secondi. Fischiare probabilmente coloro i quali potrebbero renderti la domenica più dolce, più serena, più felice. La rabbia che hanno dimostrato i giocatori bianconeri nel secondo tempo (e non è un caso che sia servita la pausa e gli spogliatoi) è così contrastante con la voglia di far male alla Juve sugli spalti che poi non si capisce il modo di esultare di quegli stessi tifosi quando Toni, Luca Toni, quello alto e grosso di 34 anni preso a parametro zero da Marotta, sì quello lì, insacca il 3-2 finale suggellando la rimonta e permettendo tutta una serie di risultati. Dove sta la coerenza del tifoso bianconero? Ammesso che chi si organizza a quel modo sia davvero tifoso. Ecco, questo è stato il pensiero cattivo: voler male alla Juve per far piacere a un paio di persone che hanno scambiato lo stadio come raccoglitore delle proprie sconfitte personali o posto nel quale è possibile scaricare una settimana di stress e fatica.

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Il pensiero cattivo è però scomparso all’istante. Ho abbassato gli occhi, ho macinato tutti questi pensieri, ho rialzato gli occhi ed erano trascorsi pochi secondi. Perché la voglia di Juve supera qualunque difficoltà. Chi ha mai detto di essere soddisfatto di questa Juve? E certamente lo sono di questi ragazzi e soprattutto di Del Neri che sta mettendoci il cuore come mai nessuno ha fatto dall’agosto del 2006, ad esclusione di un Didier Deschamps mai giustamente elogiato.

Comincia a darmi sui nervi l’atteggiamento di un paio di stronzi che fischia al primo pallone perso: ma sapete che vuol dire giocare a calcio? Ma pensate veramente che pagando il biglietto diventate obbligatoriamente in credito con un gruppo di ragazzi che sta cercando di lavorare duramente? Oppure siete afflitti da qualche disgustoso morbo di nerazzurra memoria? E sì, proprio così: io ricordo, ma soprattutto vedo tuttora, l’atteggiamento del tifoso nerazzurro. Arrogante come non mai, pronto a fischiare se i desideri non vengono concretizzati sul campo. E probabilmente nel complesso ci meritiamo questa Juve e queste annate.

Mi ricordo l’anno della B. E sono ricordi molto piacevoli. Il vecchio Olimpico pieno di famiglie. Gente che seguiva la Juve come mai l’aveva fatto in passato, quando non c’era il Crotone o il Frosinone, ma squadre ben più blasonate. Bambini con le magliette e genitori con le sciarpe e quella voglia di gridare il nome Juve a dispetto di tutto, di una situazione tanto ridicola quanto tragica (sportivamente parlando), con quell’ardore e quell’orgoglio che oggi non riesco più a vedere. Chi fischiamo oggi? E’ la domanda che ho sentito a un paio di stronzi sugli spalti. Dai dai, facciamo casino, prendiamocela con Del Neri. Altra grande idea di qualche mago del megafono. E dopo appena 10 minuti ecco lo sconforto. Ma io sono venuto a tifare Juve, a sostenere i miei ragazzi, a voler esultare magari per quella bestia di Matri, magari a tenere gli occhi aperti e il fiato in sospeso quando Krasic partirà palla al piede. E con la paura di battere le mani e dire “vai, forza che ce la facciamo” che qualcuno mi guarda con fare strano. E’ la più grossa sconfitta che mi potesse capitare. Per di più a digiuno, perché coi tempi corti non sono riuscito né a mangiare né a tappare un po’ di stanchezza per il viaggio. Ma cosa è diventato il tifo bianconero?

E sì che di motivi per mandare affanculo gran parte della gente che mi sono trovato attorno ne ho avuti. Per esempio al minuto 82 mi era venuta voglia di prendere a sberle chi fino a un minuto prima stava componendo una tenzone poco gentile per quel lungaccione, come si chiama? Ah sì, Luca Toni. Certo, avrei preferito pure io ci fosse al suo posto Ibrahimovic che era pure nostro un po’ di tempo fa, o Trezeguet o Benzema o, perché no, Rooney. Con Moggi non sai mai cosa ti può capitare. E invece no, ci è toccato Luca Toni. Che però al minuto 82, cioè un minuto dopo che quella bestia aveva preparato il ritornello vergognoso, l’ha messa dentro. Tiè, a te e tutte le cazzate che ti vengono in mente. La parola Juve non sai cosa è, e non lo potrai mai sapere. Un tifoso rincoglionito prestato alla causa bianconera? No, stattene a casa. Come diceva Renzo Arbore: meno siamo e meglio stiamo. Perché come me, a fianco a me, c’erano un sacco di ragazzi che si sono sfogati, che hanno esultato sul serio, che hanno tifato col cuore e un paio di loro sono stati pure bloccati da chi era più lucido degli altri perché l’intento di trasformare la mia idea (le sberle, ricordi un paio di righe fa?) in pratica… beh a qualcuno di loro era venuta.

Mi hanno detto poi che in TV si è sentito un tifo speciale. Ho chiesto il minuto e mi hanno risposto: 83°. Ah ecco, dopo il gol di Toni. Ma è fin troppo facile tifare dal minuto 83 in poi. Il difficile è rimanere juventino dal minuto 83 all’indietro. Se fischi fischi e decide di fischiare in fondo. Non mischiare le due cose: tifo e fischio. O l’uno o l’altro, almeno nella stessa partita. Se vuoi, proprio per essere precisi, considero vero juventino chi cerca di sostenere, pur non condividendo del tutto, questo gruppo di ragazzi. Perché poi il destino sa essere beffardo.

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Al minuto 7 lo stadio è rimasto di stucco: Bonucci mette un piede maldestro su un pallone innocuo ed è la rete del vantaggio genoano. Inaspettata. E sembra profilarsi la solita maledetta domenica da quando la Juve cerca la terza vittoria consecutiva. Per tutto il primo tempo sarà così: paura, angoscia, ansia, l’incapacità di poter contare su tante persone che dovrebbero tifarti e invece, di fatto, ti fanno del male. Poi il rientro negli spogliatoi. Il pubblico è praticamente diviso in due fazioni: chi vorrebbe far sentire la propria vicinanza, quasi come un genitore ama il proprio figlio. Ce ne sono e siamo pure in maggioranza perché io sono fra questi. Perdiamo, ma cerchiamo di mettercela tutta per ribaltare il risultato. Mettendoci cuore e voglia. Uno striscione dedicato a Gigi Buffon recita “Bisogna volere. Fortissimamente volere”. Lo hanno letto in molti, forse, lo avranno pensato in tanti, sicuramente. Compresi i giocatori che scendono in campo con un piglio nettamente differente rispetto ai primi 45 minuti. E dall’altra parte ci sono chi intende fare casino. E badate: di casino si tratta, perché i contenuti sono vuoti, men che meno costruttivi. Perché in questi anni ho potuto apprezzare gente che parla e scrive epperò lo fa seriamente, proponendo, ragionando. Sono tutti pensieri condivisibili, apprezzabili e rispettabili. Quello che ho visto e soprattutto sentito è semplicemente lo schifo, una miseria umana che non c’entra col calcio e so per certo non c’entra con l’essere juventino.

Il primo lampo è di Pepe. Chissà, forse qualcuno si aspettava Cristiano Ronaldo, qualcun altro si era cocciutamente convinto che questo ragazzotto potesse far rivivere i fasti del Barone Causio. E’ semplicemente Pepe, altrimenti non starebbe alla Juve visto l’andazzo degli ultimi mercati. Ci mette la testa Simone ed è il pareggio. Fortunoso? Perché l’autore di Bonucci a bilancio va ascritta sotto la tabelle “cose positive del match”?

Il secondo gol del Genoa non lo commento. Perché in generale si respira una buona aria. Chi contesta è stato letteralmente zittito da chi ha voglia di tifare. E’ un caso che è proprio lì che la Juve si sveglia? Che scacciata l’ansia e passato a un più robusto 4-4-2 la Juve torna a macinare? Nonostante il nuovo svantaggio. Tante persone si appellano a Matri, mentre altre, le solite, se la prendono con Del Neri. Come se Mister Gigi Del Neri facesse cambi per nuocere alla Juve. Come detto, il destino alle volte è beffardo.

Luca Toni, entrato al minuto 62, serve di tacco l’assist per Matri. Signori questo ragazzo ha così tanta stoffa che è una bestemmia il fatto che ancora molti a Torino sono indecisi se riscattarlo o meno. Settimo gol in bianconero in nove o dieci gare, a seconda di come volete considerare il suo esordio. Altro gol pesante, pesantissimo. Altra giocata super, perché tecnicamente è un gol di potenza allo stato puro, con la palla colpita col solo slancio dell’arto. Tecnicamente un grande attaccante vi potrebbe spiegare che è una rete molto molto difficile. Equilibrio precario, niente spazio e tempo per coordinare il calcio. Solo potenza. Il 2-2 dà modo a gran parte dello stadio di continuare a incitare, perché lo sblocco di queste maledette tre vittorie è vicino. Molto vicino. Così si arriva a quel minuto fatidico: 82. Filtrante probabilmente errato di Aquilani, ma chi se ne frega. Luca Toni lavora sporco, tiene a bada il proprio marcatore, in equilibrio precario apre l’esterno destro e insacca. Secondo gol in maglia bianconera, terza rete della giornata: è il sorpasso.

Chi lo aveva insultato e deriso è lì che festeggia. Urlando addirittura il suo nome. Quell’imbecille che gli aveva dedicato un coro infame addirittura replica il suo famoso gesto d’esultanza. Ma che ti ridi? Ma che maglia ti sei messa addosso? Quella è la maglia della Juve! E’ stata infangata e sporcata nel 2006 e ora un po’ di gente sta tentando di restituirle onore. Gente tipo Marotta e Andrea Agnelli, gente tipo Del Neri che ha azzeccato praticamente tutte le mosse (o quasi) e Matri, o Luca Toni stesso e Aquilani, o Storari e lo stesso Bonucci che per colpa di un miracoloso Eduardo (a proposito: l’antidoping al portiere genoano è stato effettuato? Dopo un anno di parere sfodera una prestazione da 9 contro la Juve, ditemi voi!!!) non ha potuto rifarsi della sfortunata autorete.

Al triplice fischio c’è la forte convinzione che qualcosa si sia sbloccato. Al di là di moduli, la Juve non è caduta in depressione come successo in questi 4 anni. Il gruppo è sempre più unito e non ha mai voltato le spalle a Del Neri. Roba da fantascienza se ripenso a questi 4 anni, alla vicenda di Ciro Ferrara, alle dimissioni di Deschamps, alle conferenze di Ranieri.

Al triplice fischio c’è pure la convinzione che, al di là del Giudice Casoria e di Montezemolo, il problema vero di questa Juve è là, sugli spalti, dove qualcuno si è intrufolato laddove appena 7 anni fa c’era gente che con gli occhi spiritati negava pure l’evidenza di qualche bruttissima prestazione pur di gridare, incitare, spingere e tifare. Il problema vero è là: ma dove è finito il tifo bianconero? Dove è finito il DNA di una gente abituata a svenarsi pur di raggiungere il traguardo? Quella che va in campo è semplicemente la conseguenza del volere di chi tifa dagli spalti. Ecco allora che mi spiego tutto! Poveri noi.

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