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Juventus-Inter 1-0 Come volevasi dimostrare

Improvvisamente Del Neri è tornato un tecnico che capisce di calcio, che azzecca le mosse e schiera gli uomini giusti. Non che fosse la sua competenza a essere stata messa in discussione, anzi peggio. La cosa strana è che molti si sono affrettati a non notare come al tecnico friulano, dal 6 gennaio 2011, sono mancati attaccanti e uomini in forma. In questo senso non mi sono mai preoccupato per la mia Juve: era naturale crollare e così è stato.

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Le parole del mio allenatore mi sono sempre piaciute, perché prive di significati e polemiche vuote. Aveva un gran bisogno del mercato invernale e, purtroppo per lui, le pedine sono arrivate solo a tempo scaduto. Ma sono arrivate. Aveva pure una gran voglia di far capire a certi idioti delle analisi domenicali e a certi tifosi che sul bene di QUESTA Juve dovrebbero riflettere a lungo prima di cominciare a sparare a zero che senza alcuni uomini-chiave QUESTA Juve rischia di crollare facilmente. Mentre con alcune pedine dal giusto calibro QUESTA Juve può battere chiunque e praticamente lo ha fatto.

Del Neri non è mai stato sprezzante, né dopo le sconfitte patite né dopo le vittorie registrate. E’ sempre rimasto lucido, conscio, e questo è un merito della Nuova Dirigenza capeggiata da Andrea Agnelli e Beppe Marotta, dei limiti evidenti di un progetto che continua. Inesorabilmente il progetto del Figlio di Umberto continua e procede anche benino. Perché è vero che i punti sono più o meno quelli di un anno fa, ma è il campionato a essere diverso. Ed è la Juve tutta che è cambiata radicalmente.

Il gruppo unito di gennaio è stato volontariamente diffamato persino dai tifosi, in preda a quel raptus omicida di voler tirare giù critiche contro tutti.

Fermatevi ora un momento e provate a rispondere a questa semplice domanda: dove sarebbe adesso la Juve se davvero Marotta e Del Neri fossero stati cacciati? Come sarebbe adesso il gruppo dei ragazzi che ieri sono andati a festeggiare raggianti sotto le due curve, applauditi come si deve da un pubblico che deve ancora prendere coscienza di cosa significa ri-costruire una Juve Vera, almeno provarci?

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Sono bastati tre innesti, di quelli da 300.000 euro totali, di quelli pesanti a far riemergere la Juve. E non perché Marotta ha preso fenomeni, ma semplicemente perché ha preso la gente che serviva. E questo è anche più importante del beccare i fenomeni. L’ho capito anni fa quando Moggi prendeva i Zalayeta per far da paravento ai big in attacco. O quando affiancava Emerson con Blasi. O quando tappava la falla difensiva comprando per due noccioline Birindelli dall’Empoli o Iuliano. Scusate il paragone, ma questa Juve ha comprato tale gente: di quantità, una base solida di personalità e voglia di riscatto, voglia di dimostrare, capacità di soffrire. I campioni verranno e di questo ne sono sicuro. E ho la pazienza e anche l’amore per questa maglia e la voglia di accettare il Progetto del Figlio di Umberto. Perché so che ama la Juve, perché so quando ha chiamato con sé Pavel Nedved e Beppe Marotta l’ha fatto mettendo in priorità massima il bene della Sua Squadra. Che è anche la mia.

La differenza nel match di ieri sera l’ha fatta soltanto una cosa: la fame. Oltre alla qualità, si intende, ma scommetto che si farà di tutto per dire il contrario. E la Juve ne aveva tanta, di fame e di qualità. Così come tantissima ne aveva Del Neri. Avevo raccontato di un allenatore ai limiti della spavalderia in conferenza stampa. Toni e contenuti ben diversi dalle ridicole parole di Ranieri o dalla prudenza di Zaccheroni. Servivano gli attributi e la Juve ha dimostrato di averne a sufficienza, al contrario di un avversario intimorito, schiacciato dalla tremenda voglia di rispondere alle critiche e di far vedere che questa Storia ha un senso. Che Marotta e Del Neri durante la settimana lavorano seriamente per il bene bianconero.

Ventissettemila erano le persone che hanno riscaldato la fase preparatoria al match. Ventisettemila erano le persone che hanno applaudito e accompagnato con i cori ogni azione bianconero. Questo, per una squadra che deve ancora trovare una dimensione e deve crescere in molti aspetti, è un fattore decisivo, più della forma, più dei valori assoluti di tecnica e tattica. E il risultato finale è solo, appunto, una diretta conseguenza di una unità di intenti che dovrà perdurare fino a fine campionato. Con questa voglia di tifare Juve, con questa fame di ritrovare la Juve. Basta poco: tocca a noi fare la nostra parte, perché i ragazzi ce la stanno mettendo tutta.

Infine, ed è davvero un peccato non farlo notare, resta da capire quando sia lecito complimentarsi con Marotta e Del Neri. Evitiamo i numeri, stiamo ai fatti. Pazzini contro Matri: ha vinto Marotta. Sorensen (20 mila euro il suo stipendio annuale, mentre ne serviranno 150000 euro per comprare il cartellino) contro Eto’o: ha vinto Del Neri. Barzagli contro Ranocchia: ha stravinto Marotta. E poi il lavorone di Luca Toni, che sarà pure in pensione, ma ha lottato come un leoncino di 20 anni.

Leggi l’analisi del match.

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