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Juventus-Inter 1-0 L’analisi del match

Era complicato mettere fuori Del Piero. Era ancora più difficile tenerlo in panchina per tutta la partita. Del Neri si è fidato ancora una volta della sua idea di calcio e si è sbarazzato dell’Atalanta di Milano con una facilità logica. La logica è presto spiegata.

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Se Mister Del Neri ha gli uomini giusti può dettare legge. E può farlo anche meglio qui alla Juve, anche se questa Juve è ancora lontana dal top e da una Juve altamente competitiva. Lo sapevamo e a Torino ne hanno preso coscienza. E hanno pure martellato sul fatto che il progetto è appena iniziato. Le basi sono solidissime, le idee perfino giuste.

Inutile nascondere che Marotta ha operato alla grande. Stavolta parlerò solo delle scelte azzeccate, che sono tante.

Il recupero di Felipe Melo è stato prezioso. Recupero mentale, ma soprattutto tattico. Anche ieri una partita entusiasmante. Non è un caso che se la Juve ha perso il brasiliano in mezzo al campo è andata in tilt. Riesce a garantire un equilibrio perfetto e la sua fisicità è fondamentale per far giocar tranquillo Aquilani e il resto della squadra. Recupera palloni e li imposta con più ordine rispetto a un anno fa. E’ sempre diligente. Su questo ragazzo c’è pregiudizio inaccettabile: stiamo ai fatti. E’ il perno della Juve per la quantità di gioco che macina. Un colpo di testa all’anno gli si potrà pure perdonare (leggi Parma).

Se Aquilani, poi, risulta il giocatore in campo che ha recuperato più palloni, allora vuol dire che Del Neri ha in pugno la mente dei ragazzi. Lui, dai piedini fatati, che gioca come un Conte qualsiasi, come un mediano di razza. E ci mette pure tanta qualità quando varca la metà campo avversaria e da lì smista palloni per le punte e per la fasce.

Fasce che sono tornate a funzionare. Servirebbe ossigeno e un turno di riposo per Krasic che ieri, incredibile ma vero, si è sacrificato come poche volte in fase difensiva, consentendo il raddoppio costante su Eto’o, praticamente annullato da Sorensen, e sul centrocampista di turno che gravitava sulla destra (Cambiasso prima, Nagatomo poi). Si è spinto un paio di volte in avanti con il giudizio di chi sa di non avere molta benzina. E da una sua discesa è nato il gol di Matri. Appoggio indietro per il danesino e capocciata dell’attaccante che mancava. Sull’altra corsia Marchisio, reduce da 3 giorni di quasi inoperatività, ha semplicemente mostrato una grinta e un’intelligenza non banali. Ha chiuso fino a quando ha retto il fiato ed è ripartito come un’ala. Jolly preziosissimo. Si sta imponendo sempre di più e non importa ormai il ruolo che Del Neri gli assegna: imprescindibile nell’11 titolare.

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La soluzione dei 4 centrali di difesa comincia a prendere una forma sempre più definitiva. Se i vari Grosso e Motta e Traoré e Grygera, per un verso o per un altro, sono da cestinare e già cestinati, allora conviene a ricondursi al pensiero laterale: ti inventi nuove soluzioni e Del Neri l’ha fatto. Chiellini a sinistra dovrà re-imparare i movimenti da terzino, ma è mostro per agonismo e corsa. Il sinistro non è fatato, ma il suo numero 3 sta cominciando a diventare sempre più padrone di un ruolo da leader ampiamente meritato. Tiene a bada Maicon e in certe situazioni fa il Maicon. Concede qualche cross nel finale, ma è la vita a imporre queste situazioni. Sorensen invece riesce nell’impresa di non farsi saltare mai da Eto’o. Purtroppo i numeri hanno un senso. Lo ha sempre costretto a rientrare sul destro, cioè nelle zone sempre più lontane dalla porta. Non gli ha mai concesso la fascia. Ha solo 18 anni, ha fatto l’assist e guadagna 20 mila euro netti all’anno. Se qualcuno ha da ridire sul danese prenoti immediatamente una visita di igiene mentale. Se lo perde nell’azione di scarso fair-play degli Indossatori di Scudetti Altrui. Con Chiellini a terra l’Atalanta di Milano attacca, ma il destino stavolta stoppa l’ennesimo furto a tinte nerazzurre: quella traversa è anche più bella del gol di Matri. Barzagli e Bonucci completano il trio delle meraviglie tutto con la B: l’altro è Buffon che in una settimana particolare è tornato a giocare da Numero 1. Fatti, non pugnette: tutta la Juve pare aver dato retta al comico di Zelig.

Matri e Toni. L’indegno per molti, il pensionato per molti altri. Cioè i due giocatori voluti da Del Neri e presi a 0 euro da Marotta. Ripeto: voluti da Del Neri e presi a 0 euro da Marotta. Potrei ancora ripetere, perché a un certo punto la polemica dovrà pure finire.

Il lungo attaccante già del Genoa ha confermato che le sue caratteristiche sono fra le migliori per il modulo bianconero. A sportellate è ancora solido, di testa è imbattibile e sfodera pure 3 dribbling che hanno strappato applausi pure a chi sedeva comodamente sul divano. Il suo movimento e il suo lavoro sporco consente agli esterni e a Matri di trovare ampi spazi in cui infilarsi. Gli manca il gol, ma arriveranno anche quelli.

Troppi soldi, ma chi credono di aver preso? E’ stato accolto così Matri a Torino. Almeno dai soliti teppisti. Ragioniamo: 3 partite e 3 centri. Di quelli pesanti: 6 punti in classifica. Si muove da far paura. Deve migliorare l’uno contro uno e quando ci sarà riuscito potrà davvero essere devastante. Ormai maturo riesce a districarsi in area di rigore come un bomber di razza. Trova la rete, ancora lui, stavolta di testa. Ne sbaglia una clamorosa e un’altra per un gran recupero di Maicon. Ma c’è, c’è sempre. Bisognerà trovare ancora un po’ di intesta con Aquilani, che è l’uomo che potrà servirlo in verticale come meglio non si potrebbe. E’ la pedina che serviva alla Juve e mi chiedo: cosa potrà fare in coppia con quel pazzo di Quagliarella? Ed ecco che mi si illumina il volto al solo pensiero di vederli in coppia quando rientrerà il napoletano.

Vince la sfida a distanza con Pazzini e chiude il match da vero guerriero. Pochi hanno fatto notare che negli ultimi 20 minuti la Juve ha giocato in 10. Un brutto movimento gli ha procurato una fitta al costato. Ho paura di sapere cosa è, ma non lo scrivo. Certo la fortuna può darci una mano, mi pare che la Juve abbia già pagato abbastanza. Ma ho pure la sensazione che stavolta il gruppo è riuscito a recuperare così tante energie…

Le noti dolenti sono rappresentate da Iaquinta. Amauri è già andato via, Vincenzone lo farà quasi sicuramente a giugno. Immaginati la scena: entri, dopo un infortunio che è costato alla Juve punti e serenità, perché quando ha avuto bisogno di te non ti ha potuto schierare, e cosa fai? Litiga col pallone e non becca un rilancio. Non pressa e cammina in mezzo al campo con Matri che ha quasi pianto per il dolore. In più riesce pure a litigare con Sissoko e Bonucci che lo avevano rimproverato per lo scarso apporto. Vincenzo: quella è la porta, grazie, a mai più rivederci. E pensare che è stato preferito, per ragioni meramente tattiche, a Del Piero. Brutta prova, bruttissima prova. Marotta in tribuna ha visto tutto.

Sempre in tribuna era presente Topo Gigio Paolillo. Niente sorriso. Né lui né Bedi Moratti. Zero regali arbitrali, come già a Udine, e altra sconfitta. Non credo al caso, ma un brivido lunga la schiena corre. Considerando poi che i ricambi della Juve sono stati assenti per oltre un mese, la scusa delle troppe partite giocate proprio non regge. E’ bastato un po’ di Juve per far crollare tutto. Come accaduto, più o meno, negli ultimi 100 anni. Anche questo sarà un caso, ma un brivido lungo la schiena corre di nuovo.

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