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Juventus-Inter 1-3 Il punto tattico

Al minuto 3 la Juve aveva già prodotto tre importanti azioni. Il gol di Vidal nasce da una posizione irregolare di Asamoah (esattamente la stessa che aveva portato al 3° gol nerassurro contro la Samp) e poi Marchisio poteva già chiuderla. Non è accaduto e per dirla alla Oronzo Canà… “tutta colpa di quel gol a freddo”.

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Juventus-Inter si è basata su un paio di concetti.

Lo schema di Stramaccioni non mi ha molto convinto. Cassano è stato impalpabile, Milito e Palacio si sono massacrati di lavoro in pressing, ma non molto di questo lavoro è stato produttivo. I gol nascono da episodi curiosi: rigore inesistente, clamoroso regalo di Vidal a Guarin per il gol di Milito e dormita di Asamoah. L’unica produzione offensiva dei nerazzurri può essere riferita al tiro alto di Cambiasso nel primo tempo e al tiro di Nagatomo nel secondo. Buffon poi inoperoso. Al contrario di Handanovic che è stato impegnato di tanto in tanto in uscite e in parate. In definitiva tanti errori in uscita che hanno rilanciato le azioni dell’Inter che quasi mai è arrivata al tiro dopo un’azione orchestrata. Piaccia o non piaccia è così, anche se poi conta poco ai fini del risultato, ma basta mettersi d’accordo sul fatto di ragionare o meno.

Tutto qua? Certo che no.

Il possesso palla del primo tempo dell’Inter è stato sterile. Juve molto chiusa, l’Inter è stata costretta ad attaccare contro una squadra già schierata. Ottimo il rientro del centrocampo, buon presidio delle fasce. Ripartenze perfette della Juve se non fosse che non hanno prodotto reti. Ed ecco la banale differenza, direbbe un esperto di cricket. Tutto qua: Milito non sbaglia, Vucinic, Giovinco, Bedntner e Quagliarella sì. Quante volte la Juve si è trovata ad affondare il colpo senza averne la forza?

Questione di centimetri per Eta Beta, di imprecisione per Giovinco. Di sufficienza per Vidal che da Asamoah ha ricevuto nel primo tempo un pallone d’oro da scaricare in rete e invece il cileno ha tentato un dribbling a quel punto comunque inutile.

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La chiave di tutto è stata la consapevolezza. La Juve la voleva vincere e si è scoperta sull’1-1, mentre l’Inter non voleva mollare e ha conservato lucidità nel difendersi. Ma gli svarioni di Ranocchia e di Juan Jesus sono stati clamorosi, tanto quanto il non saper approfittarne da parte della Juve.

La Juve ha affondato quasi esclusivamente dal centro, arrivando sul fondo con gli esterni, ma passando per i filtranti centrali di Pirlo. E’ da un po’ che la Juve non sfonda sull’esterno e non è strano che il mercato si stia concentrando proprio sulle ali europee. Al centro si fa fatica perché si crea ingorgo e Marchisio e Vidal non sembrano lucidi come ci servirebbe, nonostante il gol del cileno.

Quando il fiato comincia a mancare ecco che la Juve soffre terribilmente il 3-5-2. Scompare il filtro, gli avversari si ritrovano con tantissimo spazio da cavalcare alle spalle di Pirlo. La difesa così non regge a lungo e Buffon ci mette del suo poi a deviare sui piedi di Milito. Rivedere il secondo gol di Milito per farsi un’idea di questo tipo di sofferenza.

Se il centrocampo si muove poco e se l’attacco latita a esclusione del solo Giovinco che si prende la responsabilità di venire all’incontro, ecco che Bonucci è costretto perfino ad andare via palla al piede. Questa azione che impreziosirebbe una grande partita è in realtà un delitto quando rappresenta l’unica soluzione in un’azione di attacco. Va vicino al gol Bonucci, ma certo non può essere lui il salvatore della patria. E bisogna pure rivedere il ruolo di Giovinco: ottimo se parte dall’esterno, molto meno efficace spalle alla porta.

E anche quando Bonnie o Pirlo raggiungono Giovinco ecco il numero 12 si trova il vuoto attorno a sé. Zero inserimenti, Asamoah e Lichtsteiner/Caceres molto bassi, partner poco gradito tecnicamente. Quanti scambi hanno completato Vucinic e Giovinco? E Giovinco-Bendtner? E Quagliarella-Bendtner? Una scollatura che costringe la Juve a rallentare, a tornare da Pirlo che allarga la manovra, ma a quel punto l’azione è persa. E’ da un po’ di partite che Pirlo ricerca l’occasione e non la manovra e questo dovrà far riflettere lo staff bianconero.

Conte si interroghi sulla efficacia ATTUALE di questo 3-5-2. Certo manca terribilmente uno come Pepe, uno che garantisce la superiorità sulle fasce (quello che faceva Asamoah a inizio stagione), e certo moduli alternativi ce ne sono. Il problema è che Alessio non può decidere istintivamente di cambiare marcia. Serve passare da Conte e questo passaggio rallenta e concede un vantaggio enorme all’avversario, che è poi il vantaggio ricercato da Palazzi nella squalifica del migliore tecnico italiano.

Se l’attacco produce poco, allora conviene metter dentro i due unici giocatori capaci di creare gioco: Vucinic e Giovinco. Per me andrebbero schierati in un 4-3-3, con al centro un giocatore qualsiasi fra Quagliarella, Matri e Bendtner, cioè giocatori che sanno stare in area. A centrocampo converrebbe sfruttare un attimo di più le idee di Pogba. L’anno scorso la chiave del 3-5-2 fu l’utilizzo di un genio come Vucinic sulla sinistra, proprio perché da lì e da Pepe arrivavano le migliori palle per il centravanti. Io ricomincerei da lì.

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