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Juventus-Inter 3-1 La regola del tre

Niente da fare. Altri tre gol. Trentacinquesima partita in cui la Juve va in gol. Undici vittorie su undici in casa. Il record è di 14 ed è del Torino. 59 punti, anche meglio di Mancini nel Torneo Aziendale di qualche anno fa. 2,5 gol a partita. Ci dimentichiamo un po’ di numeri, ma limitiamo qui l’imbarazzo.

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Di più. Già al ventesimo del primo tempo la Juve potrebbe lamentarsi: rigore beota non fischiato contro Rolando e rosso risparmiato a Kuzmanovic. Ma si parlerà ancora di Ronaldo-Iuliano, e già ci si dimentica dello scandaloso non-fischio su Marchisio di qualche anno fa.

Dominio imbarazzante: cosa fa la differenza?

Non c’è stata partita. Si fa pure fatica a commentarla. La sensazione, a un certo punto, è stata quella di una partita d’allenamento. Da una parte si provavano giocate e schemi, dall’altra nemmeno il dignitoso tentativo di reazione. Atteggiamento mentale completamente differente.

Nello schema di Mazzarri si leggeva la paura di prenderle. Nello schema di Conte la consapevolezza che tutto è affidato agli 11 ragazzi bianconeri in campo. Vidal si mangia Taider, Pogba fa quello che vuole con quei piedi, Lichtsteiner e soprattutto Asamoah hanno asfaltato le fasce laterali. Il rimpianto è che Tevez e Llorente non hanno mai davvero fatto male.

Conte, a fine partita, ripete ancora una volta che vuole parlare di calcio, non di polemiche, peraltro spesso finte e artatamente create. Così Conte dice di aver preparato tutto. Dice che aveva previsto la non marcatura a Pirlo, sapeva di Alvarez e Kovacic. Dice che sta insistendo con le ali alte e che il 3-5-2 è più un 3-3-4. Dice tante cose che tanti non capiscono. Restano i numeri: mostruosi.

La domanda è perciò la seguente: indipendentemente dal fatto di essere juventino, non converrà coccolarsi questo talento della panchina?

Reparti bianconeri da paura: l’attacco difende, la difesa attacca e poi c’è Vidal

A leggere le formazioni si capisce la differenza enorme fra il valore dei singoli giocatori. Ogni duello è perso in partenza. I reparti della Juve sono troppo superiori a quello degli avversari.

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La difesa è sempre molto attenta, concedendosi sbavature che, paradossalmente, rafforzano il valore complessivo della prestazione. Bonucci imposta, Barzagli e Chiellini respingono chiunque arrivi nella loro zona. E’ solo mancanza di attenzione la sofferenza sulle palle ferme, come se là dietro la Juve decidesse di concedere qualche occasione agli avversari. In più, c’è da considerare che quando Bonucci e Pirlo sono marcati, Barzagli e Chiellini salgono sino al centrocampo portando palla e portando superiorità nella metà campo avversaria.

Di converso, la squadra resta sempre molto corta grazie al lavoro generoso degli attaccanti. Tevez e Llorente si sono più occupati dell’ordine tattico che del lavoro d’attacco. Tanto a questo pensano i centrocampisti. Pogba sta ricoprendo un ruolo mai visto prima: imposta basso a sinistra, poi scambia con Vidal, poi lo trovi al limite per cercare il tiro o l’assist. Mentre Vidal rompe continuamente le scatole con incursioni da capogiro. Emblematica la scena a metà del secondo tempo: scivolata al limite della propria area per recuperare palla, avvia la ripartenza e dopo pochi secondi è già in area avversaria chiamando il pallone. Quindi rientra ancora a copertura di Lichtsteiner. A oggi è il più forte centrocampista al mondo, per distacco.

Troppo relax: dove è la cattiveria costante?

La Juve si è fermata già nel primo tempo, dopo aver trovato il gol. Poi lo svarione di Bonucci al 40′ ha scatenato l’ira di Conte. Il rientro dall’intervallo è violento. Uno-due di Chiellini e Vidal e risultato in ghiaccio. Inter annientata e partita che torna su ritmi da oratorio, con la Juve che rischia solo per superficialità.

A voler essere veramente pignoli e cattivi, si obietta proprio questa mancanza di cattiveria. La partita dura novanta minuti e la Juve non sa amministrare. Così i tifosi si aspettavano più rabbia, quindi più gol. Volevano umiliare chi ha tentato di annientarci con mezzi non leciti, evitando la sfida sul campo. Lo volevamo tutti, forse anche Conte, ma i ragazzi si sono troppo rilassati.

Il problema è che questi momenti di relax sono frequenti in questo 2014. Così non va bene perché ora comincia un periodo un po’ impegnativo, con l’impegno in Europa. La rabbia si allena applicandola costantemente. Per novanta minuti. Rilassarsi, anche semplicemente per un po’, può essere pericoloso perché innesca nella mente strani microbi. La Juve non può permetterselo.

Mazzarri nel dopo gara non ha visto il dominio e uno striscione è stato vietato

La curva aveva pronto il seguente striscione: un pagliaccio vestito con la maglia nerazzurra e la scritta “Fate ridere dal 1908″. E’ stato vietato e quindi non è stato esposto. Ci piacerebbe capire allora i parametri di autorizzazione, perché molti striscioni passano, questo, onestamente goliardico nonché veritiero, no. Ma sarà sempre colpa de #ersistema.

Nelle interviste postgara Mazzarri ha infine osservato che “non ho visto in realtà questo dominio. Alla fine potevamo giocarcela se fosse entrato il tiro di Palacio“. Manca un rigore e manca un rosso nei primi 20 minuti della gara, la Juve ha smesso di giocare, le occasioni dell’Inter nascono da errori gravi della difesa bianconera e Mazzarri non vede il dominio e quasi recrimina. A voi i commenti!

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