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Juventus-Inter, tatticamente parlando

Quando la nazionale viene sbattuta fuori dalle competizioni ufficiali, quali mondiale ed europeo, il giorno dopo in Italia abbiamo 60 milioni di allenatori. Questo succede un pò dopo ogni gara della propria squadra, o in generale dopo aver visto una partita qualsiasi. Partendo dall’assunto che col senno di poi è tutto un pò più facile, voglio esprimere due considerazioni sull’andamento della gara.

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Parto dall’aspetto psicologico: il 3-4-3 dell’Inter, modulo che nessuno si aspettava, ha fatto molto bene. A partire dalla sua stessa presentazione: tutti si aspettavano uno Stramaccioni rinunciatario, invece ha schierato il tridente, seppure in maniera un pò azzardata. Ma lo ha fatto. Questo “colpo” psicologico si è tradotto bene sul campo: il tridente dell’Inter, nelle intenzioni del mister, avrebbe dovuto tenere impegnati i tre difensori della Juventus. Nel primo tempo si è visto poco, nel secondo tempo di più: tutti i rilanci della difesa nerazzurra venivano intercettati dagli attaccanti, addirittura Palacio di testa sembrava un centravanti d’altri tempi: sempre lui l’ha presa. Inoltre il tridente ha comunque costretto la difesa ad allargarsi. La tesi di Stramaccioni forse è stata questa: difesa bloccata, l’attacco sempre si inventa qualcosa, magari uno contro uno possiamo far male.

All’aspetto psicologico sicuramente possiamo ricollegare la maggiore convinzione dei nerazzurri, perchè volevano dimostrare di esserci, di poter battere una squadra che non perdeva da 49 gare. Loro correvano il doppio, ma perchè erano psicologicamente motivati. Noi credevamo di averla chiusa dopo il 1′, invece non siamo riusciti a controllarla, anzi abbiamo lasciato campo all’Inter, che in tranquillità ha fatto girare palla, e nemmeno in maniera egregia. La Juve soffre quando non ha la palla per lunghi periodi di tempo: la Fiorentina non ci fece capire molto, con un giropalla splendido. Ieri abbiamo fatto lo stesso errore. La Juve è una squadra da possesso palla, non può lasciare l’iniziativa agli avversari.

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Il terzo punto che voglio sottolineare è che questa maggior lentezza nel giocare, o per dirla diversamente questa minore aggressività è dovuta sempre al modulo. Il 3-5-2 non è il 4-3-3: con quest’ultimo avevamo una squadra raccolta, con reparti vicinissimi, pronti ad aiutarsi e a recuperare palla subito. Questo forse è l’aspetto che ci manca di più. Perchè se analizziamo i gol dell’Inter ci rendiamo conto il primo è quello sul rigore, con fallo di Marchisio: tra l’altro inizia fuori area. Il secondo è un erroraccio di Vidal. Il terzo una ripartenza su palla persa. Gol evitabilissimi.

Quello che voglio dire è che l’idea di Stramaccioni è rimasta tale, tranne in alcuni frangenti: il tridente che avrebbe allargato la difesa, la difesa bloccata, le sovrapposizioni sulle fasce forse sono stati applicati in minima parte rispetto a ciò che era stato previsto. La differenza l’hanno fatta le motivazioni, e nulla più. Questo dato è preoccupante, nel senso che se ci manca il gioco ci può stare, ma le motivazioni non devono mai mancare. Erano due tre gare che la Juventus stava giocando con meno intensità rispetto alle prime uscite: i quattro punti di vantaggio sull’Inter e il gol al 1′ minuto hanno fatto il resto. Al di là delle questioni tattiche e dei limiti di questo modulo, ieri l’abbiamo persa con la testa. Io sono un fautore del ritorno al 4-3-3, ma ieri non è stato solo il modulo. Conte deve riproporlo, perchè è inutile un 3-5-2 con un Asamoah bloccato, un Lichtsteiner che si deve adattare, un attacco con due giocolieri e senza un bomber. E’ vero, abbiamo valorizzato i tre difensori dietro e Conte difficilmente rinuncerà a uno tra Barzagli, Chiellini e Bonucci in una difesa a 4, a meno che non voglia schierare Chiellini a sinistra. Ma ci rendiamo conto che a farne le spese è l’attacco, cioè il reparto che tra i tre è quello che necessita di maggiori miglioramenti. Un Bendtner che esce e fa la sponda, fine a se stessa, non ci serve. Mettiamolo in mezzo all’attacco, in area a fare a sportellate, a raccogliere i cross dalle fasce, a fare la torre per gli inserimenti. Torniamo a correre sulle fasce, a mangiarci il campo li in mezzo. A fare gli operai! La Juve mi ha dato l’impressione di voler fare il salto più lungo della gamba, cioè da squadra operaia si è trasformata in squadra di qualità troppo presto. Non che manchi la qualità. Parlo di atteggiamento. E in questo il 3-5-2 è stato una delle cause che ha contribuito a cambiare il modo di giocare.

Ieri si sentiva da subito che la partita sarebbe andata storta. Dopo i primi dieci minuti ci siamo seduti. Abbiamo smesso di lottare, lasciando il campo agli altri. Un atteggiamento inaccettabile. Dobbiamo riprenderci, perchè voglio anche perderla, ma devono sudarla gli altri. Non accetto che Vidal perda puntualmente palla a centrocampo per il solito passaggio in orizzontale. O che subiamo il contropiede in ogni gara, lo stiamo dicendo dalla Supercoppa che uno dei limiti del 3-5-2 è che si lasciano i tre (spesso anche due, quando Bonucci si traveste da Beckenbauer) da soli.

Col senno di poi, come detto a inizio articolo, è facile parlare. Ma ho sempre sostenuto, e oggi lo sostengo ancora più fermamente, che il 3-5-2 della Juve non è il vero 3-5-2. Questo modulo ci ha cambiati, soprattutto mentalmente.

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