Un risultato largo, netto. Contro il Verona in Coppa Italia la Juve deve però guardare alla prestazione complessiva, anche slegata dalla serata probabilmente disastrosa degli scaligeri. Due i fattori chiave: la fame di chi ha giocato poco, la corsa di chi aveva voglia di dimostrare di poter stare in questa Juve.

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E la mente corre a dei nomi precisi: le funamboliche accelerazioni di Giovinco, mai così cattivo come ieri in ottica di “tiro in porta per segnare”; il dinamismo ritrovato di Simone Pepe, e il Cielo sa quanto vogliamo bene a questo ragazzo; l’estrosità e le verticalizzazioni pungenti di Pereyra, uno che a centrocampo può risolverci parecchi problemi.

A rileggere perciò i commenti precedenti ai pareggi raccolti nell’ultimo mese, viene il sospetto di aver schierato chi a un certo punto era inconsciamente sazio, o svuotato di quel sano ardore della battaglia che è sempre più necessario. Tante volte, sopperisce anche al tasso tecnico, trasformando buoni giocatori in ottimi giocatori.

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Viene il sospetto, quindi, che a utilizzare meglio la panchina, motivandola, questa Juve poteva persino non attraversare quella che in molti hanno chiamato “crisetta”.

Così come è evidente il rischio di aver assistito a un fuoco di paglia. Il fatto è che Allegri reclama rinforzi, mentre la società non vuole spendere.

Si resta così, con un motivatore in più?

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