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Juventus-Lazio 2-1 Analisi tattica con schemi

Strepitosa partita, altro incredibile miracolo tattico di Conte. Fino all’ultimo minuto la Juve non aveva i suoi undici titolari. Lo ha spiegato benissimo Conte a fine partita:

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Noi studiamo i nostri avversari cercando di capirne i punti deboli e sfruttarli. Un allenatore è chiamato anche a questo. Non c’entra nulla il fatto che la Juve non deve adattarsi all’avversario altrimenti non è grande. Noi imponiamo il nostro gioco sempre e comunque, ma io ho il dovere di studiare la partita.

Musica per gli intenditori di calcio. Questo signore sta impressionando per sagacia tattica e preparazione. E nemmeno i più ottimisti tifosi lo avrebbero sospettato. Sperato, ma non sospettato nonostante gli ottimi risultati nella serie cadetta.

Anche la partita con la Lazio conferma come la Juve è un camaleonte tattico, una squadra capace di adottare diversi schemi di gioco e mettere a punto soluzioni sempre nuove per trovare la via del gol. Ma andiamo con ordine.

Lo schema iniziale

A pochi secondo dal fischio di inizio, avendo saputo che la Lazio si sarebbe schierata con 4 difensori, Conte abbandona l’originale idea del 3-5-2 preferendo attaccare la linea laziale con 3 uomini. Vucinic a sinistra, Quagliarella in mezzo, Pepe a destra. Scelta, ancora una volta, vincente.

Juventus-Lazio Probabile formazione 1

Juventus-Lazio Il 4-3-3 di Antonio Conte

Il 3-4-3 adottato in gara

In teoria è un semplicissimo 4-3-3, di fatto è un pazzesco 3-4-3 perché Lichtsteiner opera prevalentemente accanto a Vidal, spingendo Pepe in posizione molto avanzata, appunto da perfetto attaccante esterno. Ma è un 3-4-3 che nella pratica è asimmetrico come mostrato nella grafica seguente (dove le linee in grigio mostrano i “dipartimenti” tattici per mezzo dei quali si è sviluppata la manovra bianconera):

Asimmetria tattica

Ecco l'assimetria nello schema tattico di Conte: più fascia destra rispetto a quella sinistra

Lichtsteiner ha sempre spinto costringendo la Lazio a doppiare la marcatura sulla sua fascia sinistra perdendo così un uomo a centrocampo. Ecco perché non ha funzionato la marcatura a uomo su Pirlo. Due uomini impegnati costantemente sulla sinistra per tenere la marcatura di Pepe e Lichtsteiner, il terzino destro su Vucinic, la coppia centrale a disinnescare Quagliarella e le avanzate di Marchisio e Vidal. Ancora una volta la Juve ha attaccato costantemente con 7 uomini e la Lazio si è dovuta difendere con ben 8 giocatori dietro la linea della palla. Si staccavano in avanti, di tanto in tanto, solo Mauri e Rocchi. E sporadiche avanzate di Gonzalez subito ricacciato indietro da Chiellini.

Una sorta di orologio perfetto. Conte ha scelto di attaccare maggiormente a destra dove Pepe ha allargato le maglie in coppia con lo svizzero o ha aiutato Quagliarella in mezzo all’area di rigore. Sono nate così diverse azioni interessanti che hanno liberato al tiro lo stesso Pepe (il gol è una perfetta conferma) e Quagliarella. Dall’altra parte Chiellini si è preoccupato a garantire equilibrio alla difesa e attenzione quando la Lazio è ripartita. Marchisio e Vucinic a sinistra hanno giocato di staffetta solo poche volte, col Montenegrino che è partito molte volte dalla fascia, ma finendo per accentrarsi per il tiro o per l’assist.

Il tridente Vucinic-Quagliarella-Pepe

Conte ha sempre ripetuto che un simile schema, cioè il tridente, è possibile solo se le punte stanno bene, in particolare Simone Pepe. E così è. Se l’esterno ex Udinese è in gamba permette di sviluppare una buona staffetta sulla destra col terzino di turno e, quest’anno, sta applicando le idee di Conte secondo cui l’ala deve poi puntare dritto alla porta. Il gol nasce proprio da questo schema.

Tridente Juve

Il tridente della Juve: Vucinic, Quagliarella e Pepe

Ottimo Quagliarella: dinamico e mobile, benissimo nel gioco di sponda e a fornire il giusto appoggio ai centrocampisti. Spalle alla porta gioca molto meglio di Matri perché dotato di maggiore tecnica individuale e quando si gira sono dolori. Molto in palla, siamo convinti possa essere la nostra arma preziosa in questo finale di campionato. Non segna, ma rischia di mandare in rete prima Vucinic e poi Pepe ed è comunque un uomo importante nelle palle da fermo.

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Benino Vucinic che si spegne alla distanza. La sufficienza di certe giocate lo riporta in una condizione di indisponenza. I tifosi se ne sono accorti, ma Mirko deve capire che soltanto il lavoro e il sacrificio produce i risultati migliori. Ha piedi di velluto, ma a volte li utilizza davvero male. In ogni caso la sua genialità è sempre utile alla manovra bianconera. Dribbling ottimo, buoni gli scambi con Quagliarella e con Marchisio. Deve migliorare sul piano della tensione mentale: a volte ci sembra svogliato.

Baricentro Juve

Il dominio territoriale bianconero si concretizza quando la Juve riesce a portare costantemente 7/8 uomini nella metà campo avversaria. Imbarazzanti certe fasi del match quando la linea difensiva era praticamente sulla linea della metà campo, con la Lazio incapace di ripartire.

Questo baricentro altissimo è permesso dalla ferocia dei centrocampisti, compreso Pirlo. A palla persa la Juve aggredisce sempre molto alto e recupera un sacco di palloni nella metà campo d’attacco: questo produce un senso di smarrimento negli avversari che non riescono mai a impostare un’azione di attacco in tutta serenità. Per tutto il primo tempo, si è visto benissimo dall’alto, la Juve ha mantenuto l’assetto mostrato nella seguente grafica:

Attacco della Juve

L'assetto della Juve in fase di attacco

Nello schema sono mostrate le differenze di distanza fra gli uomini di centrocampo (in verde) e gli uomini d’attacco (in blu, a zig-zag). Mentre i centrocampisti si muovono come uniti da un filo immaginario, sempre nelle stesse posizioni e alla stessa distanza, compreso Lichtsteiner molto vicino a Vidal, gli attaccanti fanno l’esatto opposto.

Quagliarella si stacca spesso dalla linea d’attacco galleggiando fino al centrocampo: in tal modo offre lo “scarico” per il centrocampista di turno e libera spazio per gli inserimenti di uno fra Marchisio e Vidal. E con questo movimento riesce pure a portare via dalla difesa il proprio marcatore.

Vucinic e Pepe hanno invece alternato movimenti larghissimi, per aprire le maglie avversarie, a bruschi inserimenti in area di rigore.

Costruzione dell’azione

Pirlo è il faro di tutto, ma non solo. Come già accaduto nella gara di Palermo, se Pirlo è braccato la Juve non si spegne, anzi. La difesa può scegliere uno fra Vidal e Marchisio, molto bravi nella fase di costruzione e di avvio della manovra. Entrambi si abbassano per ricevere e solitamente giocano col terzino. Il tambureggiante possesso palla sfianca l’avversario che è poi costretto a scoprirsi, e allora ecco il lancio a liberare gli attaccanti, o a indietreggiare e la Juve può avanzare il suo baricentro.

Impressionante poi la qualità della difesa: se anche i centrocampisti sono marcati, allora ci pensa Bonucci a impostare con alcune uscite palla al piede davvero ottime. Stessa cosa hanno fatto Chiellini e Barzagli soprattuto nel secondo tempo, quando Marchisio e Vidal sono apparsi più stanchi del solito.

Nei minuti finali si è poi vista una soluzione interessante. Con l’ingresso di Del Piero la Juve ha cambiato ancora pelle, abbandonando di fatto il tridente (era uscito pure Pepe) e il Capitano si è messo in posizione di trequartista. Si è così creato l’asse Pirlo-Del Piero che ha mandato in frantumi i sogni di rimonta laziali.

Asse Pirlo - Del Piero

L'asse Pirlo-Del Piero. Ombreggiata la zona di campo in cui ha operato il Capitano

Del Piero, in condizioni brillanti, ha letteralmente operato come un secondo regista della squadra e la partita è stata letteralmente addormentata nel finale. Soluzione che ci piacerebbe rivedere qualora la partita sia chiusa.

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