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Juventus-Lazio 2-1 Libidine, doppia libidine

Libidine, doppia libidine. Libidine coi fiocchi!

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Non c’è prezzo per una vittoria del genere. Meritata e strameritata. Numeri e cifre, analisi e giudizi non possono non confermare come questa Juve abbia cercato la vittoria a tutti i costi, lottato con quella voglia di Juve che da un po’ di tempo non si vedeva. Pazienza se l’equilibrio tattico non è ancora perfetto, o se questi uomini non possono essere certo paragonati alla rosa di Trapattoni degli anni ’80 o alla corazzata di Lippi negli anni ’90 o alla supersquadra di Capello nel biennio degli anni ’2000. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Nel frattempo si deve esultare. E ringraziare chi sta costruendo un qualcosa che assomiglia molto al concetto di Juve.

A sentire Reja e poi Del Neri si ha l’impressione che i due abbiano visto e raccontato due partite differenti. Incompatibili fra loro. A vedere poi le moviole arrabbattarsi cercando di capire se l’ultimo tocco di Krasic sia arrivato entro il 94′ minuto è una gioia e una goduria immensa. Perché dimostra che questo 11, pur non eccezionale, comincia seriamente a fare paura. E a me, tifoso nato con Lippi e cresciuto poi con Farsopoli, per adesso basta. E’ la vendetta più bella, o forse la vittoria più bella. In attesa di qualche trofeo che, di questo passo, prima o poi arriverà.

La partita con la Lazio deve essere analizzata con quel senso obiettivo che in Italia è ormai dimenticato. A favore di padroni e padroncini. Anche in questa domenica si è avuta la netta sensazione che il Milan deve vincere questo campionato. Va bene, però chiediamo soltanto di giocare, in libertà, senza quello strano senso di rabbia per decisioni che se sono sempre contro allora un dubbio nella testolina lo fanno nascere.

Reja ha raccontato ai microfoni una partita che non c’è stata. E’ stato molto più onesto Brocchi. Molto più lucido Storari che per il solo fatto di ammettere una parte di errore (nonostante esiste un articolo del Regolamento del Giuoco del Calcio che dice che nella propria area piccola il portiere non può essere nemmeno salutato da lontano, ma tant’è!) in quella maledetta uscita. Molto più lucido Bonucci, uno di quelli che non mi sarei mai aspettato riuscisse a conquistare un posto così autorevole nel gruppo bianconero.

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La Juve ha massacrato la Lazio con le sue armi. Che non sono quelle del Barcellona e del palleggio, né quelle del Real Madrid con tutte le figurine costate miliardi su miliardi. La Juve ha massacrato la Lazio col sacrificio di chi sa che deve correre il doppio degli avversari per poter portare a casa i tre punti. Gente come Quagliarella e Iaquinta, apparsi sì in affanno, ma superiori ai colleghi con maglia diversa. Gente come Aquilani e Marchisio, acciaccati, ma col cuore colmo di energia. E poi la Juve oggi può contare su almeno due personaggi che non hanno uguali forse nemmeno in Europa. Si chiamano Giorgio Chiellini, ieri e per il futuro il Capitano di questa Juve, e Milos Krasic. Il serbo è costato 15 milioni di euro. Tiago fu pagato 13, Almiron poco meno di 10, Kaka oltre 60 e Diego oltre 24. Ma Krasic è tutt’altra cosa. Se al minuto 94 hai la lucidità per tentare l’ultimo devastante scatto, mettere giù palla, fintare il cross, affondare in area e tentare quel pallonetto (basta osservare la posizione del busto e la rigidità della caviglia!) allora vuol dire che sei fenomeno vero. Di quel tipo di fenomeno silenzioso che fa legna, ma di un legno pregiato. Ed è un colpo di Marotta. E’ un colpo della Juve di Andrea Agnelli. Inestimabile per il gioco di Del Neri.

A proposito di Del Neri non sento in giro complimenti per un tecnico accolto da scetticismo e malafede. La memoria è offuscata forse da troppi successi per non ricorda il 1994, quando da Napoli arrivò uno coi capelli bianchi, di nome Marcello Lippi. Spero soltanto che il friulano riesca a compiere la metà di quanto fatto da Lippi con la Juve. Ma per il momento sono soddisfatto di poter andare in giro e gridare il nome Juve.

La sfida con la Lazio può essere letta in diverse maniere, ma il risultato non cambia. 8 tiri in porta, altrettanti fuori dallo specchio. Almeno 9 palle gol, tanti attacchi e tanta difesa. La Lazio non ha praticamente mai tirato in porta e si è affidata principalmente al contropiede. La Juve ha pressato, è riuscita a ripartire alla grande e spesso è andata avanti con 7 uomini. Ci ha provato dalla destra, dalla sinistra e dal centro. Da fuori area e con una manovra sempre più fluida che si basa sulle geometrie di Aquilani, sulla classe di Melo e Marchisio e sulla straripante potenza di Milos Krasic. E’ il centrocampo la forza della Juve. Serve giusto una punta. Una punta da 20 gol. Ma c’è tempo. Se non a gennaio, a giugno. C’è tempo.

Giusto per non dimenticare ci sarebbe infine la moviola. Se Cavanda è stato ammonito solo al minuto 92, beh qualcosa di strano c’è. Krasic prima e poi Iaquinta e Quagliarella sono stati regolarmente attaccati e messi giù. Non si capisce il motivo per cui la Juve non debba prendere dei giusti e corretti calci di punizione nella metà campo avversaria. Capita ormai raramente. Sarà un caso.

Molti calci d’angolo non sono stati convalidati, al limite dell’incredibile. Un accompagnamento di petto di Mauri è stato scambiato con una deviazione di Grosso che era a due metri. Una deviazione netta di Muslera è stata scambiata con un tiro alto altissimo di Aquilani. Un paio di cross deviati sono stati scambiati per cross errati. Forse troppi casi. Sarà sfortuna, così come quella che ha fatto sbattere la palla per ben due volte contro la traversa (Krasic e Aquilani). Sarà sfortuna come quella che accompagna ogni primo fallo di Melo attenzionato col cartellino giallo, mentre Matuzalem e Brocchi ne possono collezionare diverse decine di falli non puniti col giallo. Sarà sfortuna. Ma questa Juve sembra più forte della sfortuna.

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