Il 4-0 dice anche meno di quello che è accaduto contro il Lecce. Fermo restando che si trattava di una partita ampiamente all’altezza dei bianconeri, ma fin qui le colpe della Juve erano proprio queste: l’incapacità di portare a termine compiti sulla carta facili. Dopo i pareggi contro ManCity e Atalanta-di-Milano ci si attendeva una conferma: ne sono arrivate di più!

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I titoli non possono che essere dedicati a quel monumento in carne e ossa e tanta classe che risponde al nome di Alessandro Del Piero. Al di là di stupide classifiche parziali, non esiste al giorno d’oggi giocatore capace di riunire in un solo nome i record che Alex Magno ha raggiunto con la Juve. Non passa mai, stupisce sempre. I mille colori di infinite emozioni si scontrano con la sua storia in bianconero, come in un paradosso superato, battuto, stracciato. Uno dei migliori piedi destri della storia che gioca col destino e con quanti volevano farlo fuori attraverso stupidi gossip tecnici e analisi che lasciano il tempo che trovano. Uno dei migliori piedi destri della storia che esordisce al gol con un sinistro e sigla l’entrata nella storia del club con un altro sinistro, contro il Lecce (allora fu Reggiana), con una facilità disarmante. Lui lassù, più di tutti, su tutti, con quell’umiltà che ha spaventa e che continua a spaventare. Con un equilibrio di pensiero francamente lontano, lontanissimo da un mondo che ha perso i suoi equilibri. Sono 178 in A, più una ventina in B, più una quarantina in Champions, più una quindicina nelle altre Coppe, più una ventina in Nazionale. Boh, i conti continuano a inseguirsi, i numeri a ribaltarsi ogni volta che mette piede in campo. Classe pura e intelligenza sopraffina. Integrità fisica a conferma di una professionalità senza pari. Saranno 36 fra pochi giorni, ma la differenza coi ragazzini è abissale: troppo netta la differenza con altre generazioni per considerarlo normale. Auguri Capitano, ma non ti fermare. Anche se non ho il minimo dubbio che lo farai!

I sottotitoli non possono che essere dedicati alla coppia Del Neri Marotta. Non sento più, né leggo in giro per la rete, tutta quella serie di critiche vuote e futili, perfino offensive nei confronti dell’intelligenza di certa parte di tifo che la Juve la sente davvero come una passione e non come uno sfogo della pelle, di quelli da curare con qualche pomata. Non sento più gli insulti per gli acquisti fatti o le scelte decise. Andiamo con ordine.

Quel biondo Krasic non riesce proprio a scendere sotto il 7. Curriculum della partita contro il Lecce: 90 minuti giocati, 3 cartellini gialli combinati (da notare l’ironia del termine), 1 palo, 2 assist (per Quagliarella e Del Piero), 6 falli subiti sulla trequarti, infinite discese. Difficile ricordare un acquisto così devastante sin dalle prime partite. Nemmeno il genio di Moggi riuscì in tale impresa, quando è facile ricordare i tempi di inserimento di Zidane e perfino quelli di Nedved e Trezeguet. Ad oggi è l’esterno più forte del campionato e una delle pedine più decisive in Europa, conti alla mano. Se indossasse la casacca con colori scuri oggi si parlerebbe di Pallone d’Oro o Premio di Miglior Giocatore dell’Universo o stronzate del genere. A Torino si accontentano di rivederlo in campo domenica e poi giovedì, poi ancora domenica e così a seguire per i prossimi anni. Si narra che persone allo stadio hanno subito ustioni da sfregamento alle mani quando il biondo Krasic è andato via in mezzo a cinque uomini allungandosi palla davanti al portiere. Grazie Marotta.

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Aquilani e Melo, ovvero la coppia centrale di centrocampo. Ci sarebbe da soprannominarli Lazzaro: alzatevi e camminatevi, dopo essere morti sportivamente a Liverpool e l’anno scorso a Torino. Il primo ha ricevuto un grande dono dal cielo: piedi buoni e grande classe. Il secondo continua a ringraziare sempre lo stesso cielo per la forza e la tranquillità. Solidità e classe, interdizione e manovra, regia e gol. Si dice che in certi campionati a fare la differenza non sono gli attaccanti, piuttosto i centrocampisti capaci di andare in gol. Fin qui la Juve pare la più attrezzata. Grazie alla gestione di Melo e all’acquisto a zero euro di Aquilani. Grazie Marotta, e scusate la ripetizione.

Non finirò mai di chiedere scusa a Marotta per aver staccato l’assegno al Milan per un certo Marco Storari. Giù la maschera: se non avesse 33 anni oggi sarebbe in piena lotta con Buffon per il posto di titolare nella Nazionale. Tranquillo e miracoloso. Se arriva una palla di fronte la porta bianconera, oggi il tifoso si sente tranquillo: tanto Marco Storari la prende. In uscita alta o bassa, palla confusa, calci d’angolo o tiri da fuori. Nessun errore, nessuna macchia. E i gol presi non erano certo colpa sua. Finalmente la difesa di Bonucci e Chiellini ha retto. Una sola occasione concessa in 90 minuti. Con la sorpresona Grygera capace di non farsi mai fischiare durante le recenti cinque apparizioni. Anche questo è un segno di un lavoro maniacale eseguito da Andrea Agnelli e Del Neri. E ovviamente: grazie Marotta.

Non ho ancora digerito la partenza di Diego, però credo di aver apprezzato l’arrivo di Quagliarella. Ancora un gol, ancora una follia perché 99 persone su 100 colpiscono quel pallone col vecchio piatto. Niente: lui si adagia per terra, si dà la spinta con le mani e insacca di testa a pochi centimetri dall’erbetta. Contento lui, pazzi quelli che tifano per lui. Tanta legna e pazienza se poi fallisce il gol più facile, buttando un sinistro in curva. E’ il suo modo di essere, in fondo. Anche qui: grazie Marotta.

Di cosa parliamo adesso? Inutile lanciarsi in discorsi vuoti e banali come “verso lo scudetto” o “vogliamo la finale europea”. Si sta lavorando bene, anzi benissimo, e i margini di crescita sono ancora ampi. C’è da inserire e verificare l’utilità di Martinez e il recupero di Amauri e c’è da capire il valore di Traoré (domenica in campo?). Fin qui le mosse tattiche sono state tutte azzeccate e il senso di gruppo e di Juve è stato ben compreso da chi indossa quella maglia. La cosa più piacevole è essersi dimenticati che fra gli undici manca un certo Buffon. Scusate se è poco. E tanto per essere coerenti: ancora grazie Marotta, mi sento più juventino adesso rispetto agli ultimi quattro anni. Il merito è tutto vostro.

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