Davanti ai propri tifosi, al debutto europeo, una di quelle gare da non sbagliare, la Juve mostra tutti i suoi limiti. E paradossalmente mostra pure enormi potenzialità, la maggior parte delle quali inespresse. Chissà fino a quando. Gigi Del Neri è chiamato a un lavorone: inculcare nella testa dei giocatori che quando si indossa quella maglia occorre sacrificare molto di più che qualche minuto di corsa, qualche calcio al pallone e tanta buona volontà. Se giochi per la Juve tutto ciò non basta, ammesso che sia sufficiente in generale.

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La Juve fallisce, di brutto, l’esordio europeo. Da tre partite, ormai, non vince e pare aver compiuto significativi passi indietro rispetto ad un inizio di stagione promettente. Quali sono i motivi? E’ la domanda che sento pronunciare più volte in giro. Una risposta plausibile, non certo giustificante, è il fatto che il gruppo è andato formandosi soltanto negli ultimi giorni di mercato, quando cioè erano passati i 45 giorni di preparazione. Quindi inserimento più difficoltoso per i nuovi (Aquilani, Quagliarella, Krasic), certezze venute a mancare (il possesso palla di Diego e la ferocia di Trezeguet), brillantezza andata a male (Motta, Lanzafame, Sissoko).

La Juve andata in scena ieri sera è soltanto un prototipo negativo di quella che potrebbe essere. Se si attacca, con Melo e le ali a supporto degli attaccanti, allora è tutto ok e i gol comunque arrivano (6 in due partite). Ma la fase difensiva è carente sotto tutti i punti di vista: il centrocampo non fa filtro, i centrali sono sempre scoperti e i terzini avrebbero bisogno di ossigeno.

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Preoccupa De Ceglie il cui apporto non può certo essere in stile robot: ha 24 anni, ma ha pure due soli polmoni e questo ragazzo non si ferma dai primi di luglio. Stesso discorso per Motta, che certo deve migliorare quando difende, perché quando spinge è ficcante ed efficace.

Occorre lavorare sulla coppia Marchisio-Felipe Melo perché al momento è quella che pare la più affidabile. Sissoko è troppo distratto: mercato? Condizione insufficiente? La titolarità è una parola riservata soltanto a pochissimi nella storia bianconera, certo non può essere legata a Sissoko. Il brasiliano invece è la più bella sorpresa di questo inizio di stagione: poche sfuriate, pochi palloni persi (anche se contro la Samp uno poteva risultare decisivo per gli avversari e contro il Lech ha commesso un inutile fallo da rigore), e tanto tanto lavoro. E’ più sereno mentalmente, benissimo in interdizione e bene quando attacca. Ritrovato, ma deve ancora migliorare e con Del Neri ha tutto il tempo per crescere.

Gli elogi per Capitan Del Piero, pallidissimo domenica, brillante ieri sera, a dimostrazione che a 36 anni devi sceglierti la partita e non puoi giocarle tutte, si sprecano. Il terzo gol è una di quelle perle, per giunta di sinistro, il piede teoricamente più debole. Ma non è il gol a regalargli un voto alto, piuttosto la prestazione complessiva. Anima e motore di una Juve che certamente non gli si addice. Corre, recupera, imposta, lancia e si lancia, segna pure regalando due assist. Che altro? Gli serve come il pane una prima punta pesante, come lo era Trezeguet, come potrebbe esserlo Amauri o Iaquinta, non certo Quagliarella.

I dubbi tattici di Del Neri richiedono ancora un po’ di pazienza. Le ali cominciano a carburare, soprattutto Krasic che pian piano troverà i giusti equilibri tattici: le potenzialità non gli mancano di certo. Pazienza, già, ma quanta?

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