Tevez, Tevez. Due volte. La Juve si sbarazza dell’esordio in Champions League con gli acuti dell’argentino, a secco nella Coppa dalle grandi orecchie da tanto tempo, troppo tempo.

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I bianconeri confermano la crescita di questo inizio di stagione. Bel giro palla, grande produzione offensiva dove continuiamo a raccogliere poco. Buona aggressività, buona corsa. Ci siamo.

E a stupire è ancora una volta l’ingresso di Morata: altri 5 minuti per lui, ma di grandissimo spessore, con la punizione guadagnata sul finale per la doppietta di Tevez. Lo spagnolo potrà davvero apportare grande qualità alla fase offensiva bianconera: lasciamolo crescere e inseriamolo gradualmente. C’è anche chi pensa al tridente Tevez-Llorente-Morata.

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Il punto chiave sembra comunque essere rappresentato dalle fasce laterali. Vien da pensare a Conte, ma abbiamo Allegri: grandi percussori, ci sarà da migliorare sul cross, ma è lì che la Juve riesce a sviluppare tutte le azioni d’attacco. Con grande potenza che arriva dagli interni di centrocampo dove anche Asamoah si è mosso bene.

Al netto dell’avversario, e considerando il prezioso rientro di Chiellini, la Juve sembra aver preso la strada che conduce alla razionalità tattica: aggressiva, ma non furiosa. Sabato il primo vero ostacolo, a San Siro.

Chiudiamo con Tevez. Giocatore fantastico, per certi versi anche unico per l’anima che mette in campo e la qualità abbinata a una ferocia agonistica spettacolare. Deve essere un piacere giocargli accanto. I 1000 e passa minuti senza gol in Champions non si spiegano. Senza questa ossessione, Carlitos ora può concentrarsi a fare sempre meglio. Decisiva la mossa di Allegri di portarlo più lontano dall’area, a fare una sorta di regista d’attacco. Ma l’impressione è che dove lo metti sta, e quasi sempre è migliore in campo per qualità e abnegazione. Un fenomeno.

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