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Juventus-Milan 2-2 Dove vai se la classe non ce l’hai?

Finisce ancora una volta con i rossoneri a bocca asciutta, con i fegati malconci perché anche la quarta partita è andata e in mano alla banda di Galliani resta solo un pugno di mosche.

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Superiorità netta ancora una volta dimostrata. Con la Juve B, con la Juve titolare, con la peggior Juve della stagione (in campionato), con la Juve stanca… insomma con la Juve. Se non ci fossero loro a proteggerli, altro che primi in classifica. E anche ieri Orsato è stato commovente.

Antonio Conte l’aveva detto: “Non si può discutere Vucinic, è l’unico fenomeno che abbiamo in squadra”. Poi aveva anche annunciato che “sarà la partita di Del Piero”. Ditemi voi che devo pensare.

Il Capitano dei Capitani tira fuori dal cilindro una magia in stile Holly & Benji: palla alzata a scavalcare Amelia e piattone facile facile a incendiare lo Juventus Stadium. A 37 anni la testa è ancora quella di un ragazzino, voglioso e caparbio, di quelli che devono ancora dimostrare qualcosa e invece hanno dimostrato tutto. Vista la mole di lavoro, ci chiediamo adesso se vale davvero la pena insistere su Borriello o forse è meglio puntare, nei finali di gara (ma non al minuto 85) su questo Del Piero. Classe da vendere, e numeri che sono incontrovertibili.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

In coppia con Vucinic realizza poi un’alchimia strana: i due il pallone lo trattano dandogli del “tu”, e si parlano in una lingua che è sconosciuta ai più. Disegnano calcio nel primo tempo. Solita astuzia e maestria nel possesso palla per Del Piero, strappi che fanno malissimo per il montenegrino che pare danzare sul pallone.

Antonini lo perde a ogni discesa, mentre Mexes e Aquilani sono chiamati puntualmente al fallo. Sulla moviola ci torneremo in un altro articolo perché non vale la pena sporcarsi la bocca adesso. Fatto sta che il genio è uscito dalla lampada e, si spera, che non debba più tornarci! Perché quando gioca così gli occhi si illuminano e il cuore batte sereno. Se poi al minuto 6 del primo supplementare riesce pure a tirare via il ragno dall’incrocio dei pali… chapeau!

Diventa complicato trovare un bianconero sotto il 6,5. Forse, per eccesso di cattività, lo meriterebbe giusto Giaccherini che sciupa la più colossale palla gol dell’incontro. Solo contro Amelia riesce a incartarsi. Attenzione a non lapidare occasioni come queste, perché non sempre Vucinic potrà trovare il jolly. Forse pure Marchisio che fallisce il tocco ravvicinato, sempre nel primo tempo supplementare. Forse pure Pepe che si perde Mesbah nell’occasione del gol.

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Ecco, questi dati la dicono lunga su quanto sterile e inoffensivo sia stato il Milan. Storari si sporca le mani solo su un tiro cross di Ibra nel primo tempo regolamentare, poi il buio pesto tranne qualche conclusione disperata da distanza siderale. La Juve è attendista e lascerebbe pure sfogare il Milan che però è partito già battuto. Come si batte questa Juve? Domanda cui nessuno è ancora riuscito a rispondere.

Convinzione e rabbia, colpi di genio e manovra sono tutti fattori appannaggio dei bianconeri. Ringraziamo Galliani per averci fornito Andrea Pirlo: noi abbiamo finito gli aggettivi, a voi trovarne altri. Bisognerebbe inventare una pozione magica per fermare l’avanzare dell’età. Vederlo orchestrare sinfonie come le manovre bianconere è uno spettacolo per cui pagheresti anche il doppio del biglietto. Si muove con un’eleganza fuori dal comune, dà l’impressione di fare sempre la cosa giusta.

Eppoi c’è Vidal. Ubriacone prima, killer e guastafeste poi, questo ragazzo è il miglior erede di Edgar Davids. Recupera palloni in serie, morde la caviglie come faceva l’olandese, ma a dispetto del Pitbull pare aggiungere la dote innata di costruire l’azione con calma olimpica. Piedi fatati, personalità in quantità industriale. In ogni occasione Vidal sperimenta il gusto della bellezza mista a una forza d’urto pazzesca. Che sia benedetto Marotta… e soltanto adesso capiamo l’incazzatura del Bayern Monaco per averlo perso in estate. Monumentale.

King Artur Vidal

King Artur Vidal

Tutti aggettivi che non possono essere spesi per la banda di Allegri. Non crediamo, perché la nostra testolina funziona ancora per fortuna, al muco o al mal di testa di Ibrahimovic. Semplicemente ha alzato bandiera bianca. Ripetiamo un concetto tanto caro a questo qui: forte coi deboli, debole coi forti. Bonucci ne annulla ogni tipo di iniziativa e quando passa dalle parti di Chiellini dà l’impressione di rinunciare a battagliare. Si spinge fin nel proprio centrocampo per respirare aria pulita, ma da lì non fa mai male. Ci chiediamo il motivo della sua candidatura, finora solo per bocche poco obiettive, al Pallone d’Oro quando nella stessa serata un tizio di nome Messi ha combinato quello che ha combinato.

Monumentale e strepitoso certo non lo è il Faraone. Deve ancora mangiarne di pane duro. Non può certo esserlo Seedorf che scompare di fronte a Del Piero. Né può esserlo Aquilani che non trova di meglio che farsi ricordare per aver quasi abbattuto Mirko Vucinic. Ne riparleremo. Né Thiago Silva. Ha passato tutta la partita a toccarsi qualche parte del corpo e delle due l’una: o ha fatto finta o ha stretto i denti vanamente. Per finire a Inzaghi: l’aria dello Juventus Stadium gli ha fatto malissimo, tanto da cagarsi addosso.

La sensazione è che la partita sia stata aperta dalla Juve. Senza i cali di attenzione il Milan non sarebbe più rientrato in gara. E fa specie pensare che sia proprio rientrato in gara quando Ibra è uscito. Ci fosse stato in campionato la classifica oggi parlerebbe in modo diverso. Troppo godurioso passare il turno in questo modo, troppo bello gioire sulla faccia di Galliani cui non basta Orsato. Troppo bello ridere sul lamento insulso di Allegri.

Vince Conte, vince la Juve. Passa la squadra più squadra, quella più forte. Perché la storia del campionato e degli scontri diretti è purtroppo chiara. Nei numeri e nei fatti. Per il resto… c’è l’AIA a ribaltare le classifiche.

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