La strepitosa prestazione della Juve contro il Napoli conferma ancora una volta l’indubbia qualità didattica di Antonio Conte. L’allenatore bianconero ha costruito una squadra che sa praticare un calcio spettacolare e variare modulo senza intaccare equilibri ed efficacia nella manovra.

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Contro il Napoli Conte ha scelto ancora una volta il 3-5-2, modulo con cui aveva di fatto stracciato l’Inter di Ranieri qualche giorno fa. Un modulo che permette l’utilizzo di un centrocampo a 5 fra i più forti del campionato, sicuramente fra i più attrezzati. In questa linea Conte può infatti sfruttare numerose caratteristiche:

  • la velocità e il dinamismo degli esterni, Lichtsteiner (poi Caceres nella ripresa) e De Ceglie;
  • la lucida regia di Andrea Pirlo (che è risultato essere ancora il giocatore che ha toccato più palloni, una costante in queste 30 partite di campionato);
  • le capacità di recupero e inserimento di Vidal e Marchisio.

In questo modo il Napoli è stato letteralmente soppiantato e stritolato nei ritmi forsennati della Juve.

Il motore della Juve si conferma quindi il centrocampo, il reparto con maggiore qualità. Quando i tre interpreti stanno bene la squadra gira a meraviglia, risulta essere sempre corta e molto feroce nelle ripartenze perché Vidal, Pirlo e Marchisio garantiscono costantemente la superiorità numerica e la spinta sulle fasce permette alla Juve di allargare le maglie avversarie. Negli spazi aperti si dovrebbero muovere gli attaccanti che contro il Napoli in realtà hanno deluso.

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Fermo Borriello, troppo indietro nella condizione e molto poco ispirato. Troppi errori palla al piede, nessuno scambio concluso con Vucinic (cosa che ha indisposto il montenegrino), poca profondità garantita alla squadra. In questo ruolo preferiamo ancora Alessandro Matri, dotato di maggiore tecnica individuale nel momento in cui deve attaccare la porta.

Svogliato Vucinic, apparso in realtà poco a suo agio nella posizione centrale. Dà il meglio di sé quando può sfogare i suoi cavalli sulla fascia da dove crea i maggiori pericoli. Mirko va lasciato libero di agire su una delle due fasce, altrimenti occorre sistemargli accanto una prima punta molto tecnica. Non è un caso che con Del Piero e poi con Quagliarella siano arrivate le migliori prove, anche nella partita col Napoli: l’ingresso dell’attaccante napoletano ha vivacizzato l’attacco e permesso a Vucinic un miglior fraseggio. Situazione nettamente migliorata con l’ingresso di Del Piero, maestro a galleggiare fra le linee di centrocampo e difesa avversaria. Il gol di Quagliarella nasce appunto da una verticalizzazione geniale e da una prodezza del Capitano che, liberatosi di Aronica, si è giocato a meraviglia il 2-contro-2 lanciando il compagno al tiro.

Se il centrocampo è il cuore pulsante della Juve, la difesa ne garantisce una sicura protezione. Il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini è un concentrato di forza, attenzione, fisicità e tecnica. Chiellini spinge tantissimo e ricaccia indietro l’attaccante che dovrebbe bloccarne l’avanzata, finendo per favorire le discese di De Ceglie. Barzagli, palla al piede, esce benissimo dalla propria posizione consentendo al centrocampo di acquistare un uomo in più: su di lui è infatti costretto a scalare o il centrocampista laterale, cosa che ha costretto Aronica ad allargarsi su Lichtsteiner, o l’attaccante di turno (Lavezzi, maggiormente). In questo modo la Juve ha sempre 1/2 uomini liberi in mezzo al campo (Vidal, che si abbassa per ricevere, o Pirlo che poi cambia velocemente gioco). Bonucci risulta sempre molto ordinato in fase di impostazione. Se Pirlo è marcato stretto è lui che prova il lancio lungo o il passaggio basso per il laterale libero.

Straripanti, ripetiamo, le prove di Vidal e Marchisio. Incursori con grande capacità di saltare l’uomo (da notare il gol di Vidal e un paio di uscite di Marchisio che hanno poi aperto contropiedi pericolosissimi) e interdittori fenomenali (Vidal è risultato il miglior recupera-palloni della partita). Il volume di gioco che passa dai loro piedi è impressionante. Il Napoli non è mai riuscito a spezzare la catena di comando benché il centrocampo azzurro poteva contare sullo stesso numero di uomini. Ma Inler e Gargano e Hamsik hanno costantemente perso i duelli personali.

In definitiva il modulo scelto da Conte dà i suoi frutti solo se la squadra sta bene in mezzo al campo, vero fulcro del gioco. Probabilmente, con questo modulo, occorre un giocatore di migliore affidabilità in mezzo all’attacco dove purtroppo Vucinic appare svagato e frenato. In tal caso sarebbe meglio invertire i ruoli: Vucinic prima punta, con compiti di allargarsi sulle fasce e liberare spazio per la seconda punta (Quagliarella o Del Piero) e il centrocampista (Vidal o Marchisio). Molto meglio la Juve del secondo tempo con Del Piero e Quagliarella, anche se, a onor del vero, il Napoli aveva già da tempo perso smalto e le distanze fra i reparti.

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