Giornata in bianco e nero: bianco per la goduria dell’ennesima vittoria e dell’ennesimo allungo; nero come il sentimento provato per vedere le urla di Marchisio, presagio di una bruttissima sorpresa.

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Claudio ci mancherai da matti, e chissà perché il destino ha deciso di voltarti le spalle. Saranno lunghi mesi in cui il nostro calore, speriamo, saprà portarti conforto.

Il pragmatismo impone comunque gioia. Sono 22 le vittorie nelle ultime 23 sfide di campionato. E maledetto quel pareggio col Bologna. Buffon ne le prende, mentre perfino Padoin riesce a darle. Padoin che fa rima, in spregio a ogni classifica da fantacalcio, con Higuain. Ma questo è un altro discorso.

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Rosa strizzata, rosa competitiva. La gestione dei 90 minuti non è perfetta, ma le risorse sono inimmaginabili: fisiche, mentali, morali, di classe, dalla panchina. Sembra un meccanismo ben oliato in cui ogni ingranaggio riesce a produrre effetto positivo per l’insieme.

Risultato largo, ma giusto. Il Prof. Khedira dispensa saggezza, il polpo Paul alterna momenti di sublime classe a momenti di superficialità indisponente. Dybala al rientro è un mezzo Dybala: la forma crescerà. Mandzukic con la maschera è il solito lottatore. Morata ha il fuoco dentro, ma deve imparare a rimanere calmo e diventare cinico.

La sorpresa più interessante è Rugani, che a oggi, in realtà, sorpresa non lo è più.

Molti sbraitano, altri urlano a complotti a cui nemmeno i giornalisti più spintamente antijuventini credono più, altri ancora cominciano a elencare le scuse più originali. La Juve va. Vince e si avvicina a qualcosa di straordinariamente impressionante per la tipologia di cammino: da -12 a +9 non è spiegabile con chissà quale entità del Palazzo a favore (per cosa e dove) del bianconero.

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