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Juventus-Parma 4-1 Buona la prima

Negli occhi il ricordo di un identico risultato, solo a parti invertite. Negli occhi l’inizio di un calvario di fatto mai terminato. Negli occhi la tristezza di dover rinunciare a uno dei migliori centravanti, sino a quel momento e cioè Quagliarella. Negli occhi, insomma, una Juve arrivata in grande condizione e uscita, prima ancora che sconfitta, praticamente distrutta.

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Solo che oggi le cose sono cambiate. Ovviamente in meglio e questo è un fatto oggettivo.

La prima Juve di Conte non stecca, anzi infiamma. Infiamma un pubblico caloroso che si sarà certamente divertito ammirando le giocate di Pirlo e Marchisio. Infiamma la critica che si è detta stupita dall’efficacia di un 4-2-4 che in realtà è apparso quanto mai vicino a un classico 4-4-2 (mancando, ad oggi, allenamenti e movimenti da 4-2-4, e probabilmente anche le pedine per innescarlo, viste le assenze di Elia e Krasic). Infiamma in effetti un campionato che sembra già divertente.

Non ridono tutti, e basta farsi un giro a Roma per capire che l’aria è tutt’altro che gioiosa, ma rimaniamo a Torino.

Prime tribune eccellenti. Scontata quella di Motta, perché Sorensen dà ampie garanzie in ogni ruolo della difesa. Non stupisce quella di Estigarribia, arrivato da pochissimi giorni. Curiosa quella di Quagliarella cui dedicheremo un capitolo a parte. A ciò si potrebbe aggiungere una sorta di tribuna de facto: quella di Elia che avrà sì stupito all’esordio giovedì sera, ma che Conte reputa fuori dagli schemi per il ritardo dell’inserimento nel gruppo. In poche parole: disciplina, regole e pochi sgarri alla filosofia di Antonio Conte.

L’impronta del nuovo tecnico è pressoché totale.

Anonima la prestazione di Giaccherini: la maglia è pur sempre bianconera, come quella del Cesena lo scorso anno, ma questa pesa un macigno. Si spera sia solo l’impatto ad avergli bloccato gambe e fiato. Il ricordo di Martinez è così fresco… E poi Pepe e Marchisio (stavolta nel suo ruolo naturale, ruolo dove potrebbe imporsi come uno dei migliori al mondo e non credo proprio di esagerare), Matri e Del Piero, Barzagli e Chiellini, Buffon e De Ceglie. Uomini già agli ordini di Del Neri, uomini che comunque l’anno scorso hanno dato qualcosa. Con Conte però hanno dato qualcosa di più.

Autorevole per esempio Paolino De Ceglie su cui pesa la nefandezza finale: un rosso che lo costringerà già a passare la mano di Siena. Solito enorme cuore per Pepe, uno bistrattato da critica e tifosi eppure ci mette sempre lo zampino, tanto dinamismo e, appunto, tanto cuore.

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L’impronta di Conte si vede soprattutto nel gioco. Facile con un Pirlo in queste condizioni. Se qualcuno cercava il top player, prego rivolgersi al numero 21. Mai un così pesante numero fu onorato come lo sta facendo Andrea Pirlo che non sarà Zidane, ma… parliamone. Ripeto: con Xavi è il migliore in quel ruolo. E ce l’ha la Juve che l’ha strappato al Milan a costo zero. Andrea, il regista che la Juve cercava dai tempi di Calciopoli, ha preso per mano una squadra quadrata e dinamica e ha illuminato Torino con tocchi e disimpegni, assist (ben 2 all’esordio) e filtranti da stropicciarsi gli occhi e spellarsi le mani. Il tasso tecnico là in mezzo è poi accresciuto da un Marchisio in versione veterano: duro come non mai, quasi insuperabile nell’uno contro uno, molto ordinato in fase di costruzione e molto attento a creare la diga a con cui la Juve si difende. D’accordo: non c’era il Barcelona di fronte, ma il Parma è stato annientato, spento sul nascere, grazie a un sapiente pressing degli attaccanti, ma soprattutto delle ali e dei due centrali di centrocampo. I difensori sono stati praticamente inoperosi, facilitati certo dal peso piuma di Giovinco e da un incerto Pellé. Ma il possesso palla che alla fine del primo tempo recitava 61% a favore della Juve non è un caso, né un risultato banale.

“Se la palla ce l’hai sempre tu…” è la formula col se più usata da Conte e se la squadra supporterà il suo pensiero ci sarà da divertirsi. La Juve mostra pazienza nella manovra e il ricordo di Aquilani e Felipe Melo appara già molto lontano. Tanti passaggi, sempre molto corti, volti a trovare lo spazio migliore da sfruttare con le punte o con gli esterni. Se non si sfonda si torna indietro, anche fino a Buffon se necessario e si ricomincia. Pochi palloni persi, disimpegni da favola grazie alla tranquillità di Marchisio e Pirlo e al movimento costante di Matri e delle ali. Siamo già curiosi di capire come potrà evolversi la manovra con Elia a sinistra e Krasic a destra, più un Vucinic o Quagliarella a fianco di Matri.

Quattro gol sono quattro gol, e stavolta nessuno sembra casuale.

La Juve cercava il terzino destro più o meno dagli anni in cui cercava il regista e finalmente Marotta ne ha preso uno di grande valore. Lichtsteiner, gol a parte, ha firmato una gara magnifica. Senso della posizione, soprattutto in chiusura in diagonale, e tempi di inserimento perfetti. Il gol è praticamente merito suo che fa partire l’azione dalla propria metà campo e poi prosegue nella corsa anticipando addirittura il movimento da killer d’area di Matri. Stop e tocco facile facile a insaccare. Il primo centro stagionale della Juve è del terzino destro, uno dei ruoli più scoperti della storia recente bianconera. Anche lui, come Pirlo, è una intuizione di Marotta, strappato a Lotito a un prezzo che, stando ai livelli europei, appare anche basso. O almeno il giusto: l’importante è che renda come ieri.

Il secondo gol è frutto di una discesa collettiva del quartetto d’attacco. Le ali allargano le maglie, ma a destra c’è un buco perché lì gli emiliani sono rientrati in ritardo da un’uscita maldestra. E proprio lì che Del Piero trova Pepe: stop e fucilata in diagonale sul palo più lontano. Sarà pure una riserva, ma avercene di giocatori così in panchina. Il gol è un premio ai chilometri che Simone ha corso sulla destra e, talvolta, sulla sinistra. Il gol è un premio al grande cuore di questo ragazzo su cui sono piovute troppe critiche gratuite. Lo ripeto ancora una volta: non è Cristiano Ronaldo e lo sapevamo già e nessuno lo ha detto, ma uno così fa sempre comodo.

Fuori Del Piero e dentro Vidal. A dimostrazione di quanto questo giocatore abbia impressionato Antonio Conte è il fatto che la Juve, con questo cambio, si rivoluziona: un 4-3-3 molto originale, che in fase di ripartenza somiglia molto a un 4-5-1, con Pirlo davanti ai due centrali di difesa, e Marchisio e Vidal a fare da incursori alle spalle della prima punta. Vedila come vuoi, sta di fatto che questo cileno coi piedi ci sa fare sul serio. E il gol, a sei minuti dall’esordio in Serie A, è tanto bello quanto, forse, speriamo, significativo. Vidal si è più volte abbassato sulla sinistra, a coprire le sgroppate di Giaccherini o a cucire il gioco con Pirlo. E’ un jolly da poter usare in mille posizioni e proprio con Pirlo e Marchisio induce alla tranquillità Conte e i tifosi: il reparto appare completo, come mai in questi ultimi quattro anni. Siamo alla prima, è vero, ma se il buongiorno si vede dal mattino.

E veniamo al quarto gol. Una perla. L’ennesima, perché adesso i numeri cominciano a diventare significativi. Imbeccata di Pirlo, di quelle che sembrano facili in TV, e acrobazia con tocco delicato del Principino. La cosa più bella di tutta questa azione è senza dubbio il 5 scambiato coi tifosi, senza barriere, senza quelle gabbie di ferro.

Che qualcosa sia cambiato si vede anche da queste cose. Dagli olé finali del pubblico a suggellare i numerosi passaggi consecutivi di una Juve che mostra finalmente una trama di gioco. Dai sorrisi e gli abbracci al festeggiare ogni segnatura, o dalle facce poco sorridenti quando il passaggio finale è errato, anche sul 4-0.

Quest’anno la vera forza della Juve sarà poter contare su una panchina molto più lunga e certamente di più qualità rispetto alle passate stagioni. Fuori Pepe, Del Piero e Matri, dentro Krasic, Vidal e Vucinic. Con Elia ed Estigarribia e Quagliarella a guardare i compagni dalla tribuna. Scusate se è poco.

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