L’acquazzone finale, che ha sospeso la partita a una decina di minuti dal termine, potrebbe essere interpretato come un segnale di pulizia, di lavaggio di tutti quei difetti che hanno portato la NewVentus al 7° posto in campionato. La mano di Del Neri si vede già e considerando che mancano i pezzi pregiati questa Juventus sembra partita col piede giusto. O forse con la testa giusta.

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C’è Diego e ci sono cori e solo cori per lui. E’ osannato e la gente vuole concedergli fortemente una seconda chance. Una Juve col 4-4-2 e le ali che spingono alla maniera di Del Neri ha bisogno di un regista avanzato, di una seconda punta atipica capace di cucire gioco e andare al tiro. Ecco, questo tipo di giocatore è proprio Diego. Lo ha capito Del Neri che lo ha schierato per ben due volte dietro una unica punta (Trezeguet prima, Amauri dopo) e il brasiliano ha fatto bene. Anzi benissimo. Aiutato (quante volte lo abbiamo detto?) dal movimento costante degli esterni. Per la cronaca si trattava degli ottimi Pasquato e Lanzafame: tecnici, rapidi, già in forma, creativi, con un grande cuore. Occhio a questi ragazzi perché potrebbero rappresentare utilissime soluzioni.

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Il centrocampo, completamente under 23, ha impressionato per qualità e compattezza. Sembravano giocare da una vita assieme ed erano ben amalgamati. Fatta la tara col tasso tecnico nettamente inferiore degli attaccanti, i movimenti e le idee sono quelli giusti. Ottima la regia di Marrone (su questo ragazzo punterei tanti soldi, ha la fisicità e i piedi adatti a ricoprire il ruolo di costruttore/interdittore e ha una personalità incredibile) e di Ekdal (rappresenta ad oggi il quarto centrocampista capace di dare fiato a Marchisio e Sissoko e Melo (se il brasiliano rimarrà). Detto di Pasquato e Lanzafame va assolutamente sottolineata la prestazione di Marco Motta, che a me piace molto, anzi moltissimo. Sempre propositivo, con buona tecnica. Si è sempre proposto con regolarità e intelligenza, un po’ impallato sulla velocità (fisiologico e vale per tutti), l’ex-giallorosso potrà recitare la parte di protagonista il prossimo anno. Dall’altra parte De Ceglie è partito male, salvo poi far vedere di cosa è capace nei dieci minuti finali. Se riuscirà a sbloccarsi di testa e a proporsi con regolarità potrà fare la differenza su quella fascia. Ad oggi però la necessità è evidente: serve un terzino sinistro.

Marco Storari è assolto. Mai impegnato (magari fosse una costante) si è distinto per una uscita su cross e un recupero di posizione su un tentativo di pallonetto. L’unica nota degna di cronaca è la certezza che sarà lui il vice Buffon e quindi il titolare della cattedra fino al rientro del Numero Uno.

Capitolo attacco. David Trezeguet stavolta andrà via. Troppo scuro in volto, con ben due applausi che non sembravano proprio dei ringraziamenti, ma dei saluti. Grazie di tutto David, per me rimani uno degli attaccanti più forti in circolazione. E visto che il leit motiv della nuova Juve sono i cross dalle fasce non capisco perché dovremmo rinunciare al francese. Non è utile alla manovra, ma di testa ha infilato i soliti gol (2 per la precisione) e potrebbe sfruttare le verticalizzazioni di Diego. Nel secondo tempo si è visto Amauri. Anzi, qualcuno forse ha visto Amauri. Se è già in calo di forma e nervoso… siamo messi male. Fra lui e Trezeguet sceglierei David tutta la vita. Continuo a ripetere che il brasiliano va scambiato. A trent’anni mostra ancora delle lacune e limiti impressionanti. E’ una incognita troppo pesante e la Juve non può permettersi una simile zavorra. Serve Dzeko. Serve Dzeko come il pane, forse di più.

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