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Juventus-Roma 1-1 Che non favorisca la Juve, mi raccomando!

La parola oggettività porta con sé un significato altissimo. Forse anche troppo alto per il Paese in cui viviamo. Tale parola, insieme a quella di obiettività, regge la professione del giornalista. Cioè, colui che deve ricercare la verità e scriverla, fotografando certi suoi aspetti. Se ti concentri però sul rovesciare alcuni concetti cardine del pensare-e-vedere-comune non stai facendo il giornalista, ma l’ubriacone da strapazzo che vive dentro ai bar. E non dovrebbe esserti permesso di poter scrivere su giornali, a maggior ragione se questi giornali vendono tante copie e sono potenzialmente dei plasmatori della coscienza comune. Al di là del calcio, è un po’ quello che è capitato nel nostro piccolo (in molti sensi, purtroppo) Paese italico. Tornando al calcio, è un po’ quello che capita leggendo la Cazzetta Rosa. Purtroppo, il lunedì mi tocca perché non ho il portafogli di Berlusconi e Moratti e perché questo-passa-il-convento.

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Juve-Roma è stata una partita bruttina dal punto di vista tecnico: al di fuori di Aquilani non mi pare di ricordare qualche giovinotto che abbia espresso bel calcio. Juve-Roma è stata una brutta partita anche dal punto di vista del nervosismo. La cosa più sorprendente è che la Juve schierava Felipe Melo e a farsi portatori sani di isterismo sono stati i giallorossi. Da Totti che  - al pari del suo Presidente del Consiglio – ha individuato nella curva bianconera il motivo del suo essere pensionato ormai da un paio d’anni e della sua mancanza di gol in campionato dal recente maggio. Da Borriello che non ha niente di meglio da fare che prendersela con Chiellini che di professione fa il difensore ed è uno tra i più forti al mondo in marcatura: a proposito, ci sarebbe una prova televisiva nei confronti del giallorosso perché, a meno di cambi di regolamento come già accaduto ai tempi di Nakata, il pedatone a palla lontana dovrebbe essere punito, pena prevista in una delle 17 regole che governano questo sport. Da Mexes che solo il giorno dopo ha il coraggio di parlare della sua scivolata (individuata – udite udite, signori udite – dallo Studio Mediaset Premium, dove perfino Aldo Serena fa l’occhiolino di quelli ”per contratto sono obbligato a dire che è un episodio dubbio”) in area. Da Ranieri a Montali, due col dente avvelenato che non capiscono che tornare a parlare dei fasti vissuti in maglia bianconera non fa altro che accrescere il forte senso di rivalsa e rivincita che ha animato il ritorno di Andrea Angelli in casa Juve. Il fatto poi che gli screzi coinvolgano solo e soltanto Ranieri e J.C.Blanc non è altro che una palese conferma che quella degli anni passati era tutto… tranne che la Juve.

Oggi sul giornalaccio rosa leggerete di squadre che si sentono penalizzate da infortuni, fosse anche il panchinaro di turno. Leggerete di Presidenti che noi-abbiamo-giocato-male-e-non-gli-altri, quando lo spettacolo offerto dal nostro calcio è così ridicolo e basso che all’estero non ci cagano, se non dopo la Ligue 1. Leggerete di un tale livello di inadeguatezza della Serie A che capisci perché alcuni personaggi sono ancora lì a comandare o a ricoprire ruoli importanti e intanto la nostra politica calcistica va giù, sempre più in giù. Testimonianze ferree e inconfutabili le uscite di gente come Zamparini e De Laurentiis, due vecchietti con tanti soldi che hanno illuso loro stessi pensando di poter comprare pure le competenze, le astuzie, quel talento innato, insomma, di chi sa far calcio perché ha un’anima e intelligenza. Talento: non c’è altro modo per spiegarlo. Non fosse per gente come Reja e Delio Rossi, Lotito (nelle sue infinite sfaccettature) e Pastore… ogni domenica sarebbe uguale all’altra: zero contenuti, pochezza di immagini e tanto urlare.

In mezzo a queste urla finiscono le parole pacate, ma forti, giustamente forti, di Beppe Marotta che si appella a qualcosa che lui non conosce, evidentemente: sentimento di giustizia nei confronti dei bianconeri. Beh, Beppe, svegliati e cresci! Sei alla Juve ed è molto diverso dall’essere alla Samp (con tutto il rispetto per quei colori e una squadra che ho adorato, tranne per un personaggio altamente molesto come Garrone: vedere i tifosi e gli striscioni, prego). Servono – scusate il termine volgare – le palle, grosse e pesanti, ben salde al loro posto. Serve anche essere svergognati, saltare un po’ di regole: lo fanno tutti e non capisco perché dobbiamo dare il buon esempio.

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Krasic si è tuffato e mi pare che nessuno abbia detto il contrario. Strumentalmente si è voluto far credere che la Juve voleva farla franca, quando invece la Juve aveva chiesto parità di trattamento. Perché molti altri erano caduti a quel modo, provocando fra l’altro la sconfitta dell’avversaria. Sono caduti giocatori nerazzurri e di ogni altro colore, ma ancora non era stata applicata la politica “ora ti faccio vedere io”. Molti hanno palesato dei ko in stile Tyson e qualche partita ha mostrato risse da far west (mi viene in mente Napoli-Milan). A pagare però è stato Krasic e solo Krasic. Sarebbe una buona cosa anche solo prendere in considerazione l’eventualità di portare in giudizio gente e calcioni come quelli di Borriello o dello stesso Ibra, seppure quel meraviglioso colpo da uno-contro-uno nei confronti di Materazzi mi inorgoglisce e mi fa iniziare la settimana in modo divertente (tanto per essere chiari: tanti auguri al giocatore che in finale dei campionati Mondiali ha segnato in partita e uno dei 5 rigori. Si scherza e ci si prende per il culo, ma la salute viene prima di ogni colore). Che poi, ci mancherebbe, nessuno verrà processato. Gente come Pistocchi non si sognerebbe mai di fare uno sgarbo al padroncino per segnalare una simulazione di Eto’o o le origini slave di Ibra, contrariamente a quanto capitato nei confronti del serbo della Juve.

Strano poi il fatto di applicare il regolamento in un modo quanto meno originale. A Milano non si batte un calcio d’angolo, a Udine non si fa in tempo a battere la punizione, a Torino invece al minuto 51 del primo tempo c’è ancora tempo per prendersela comoda per posizionare la palla e battere e poi discutere su quale parte del corpo Pepe abbia voluto proteggere. Lì, in realtà, il discorso è più ampio: o si stabilisce, una volta per tutte, che se la palla tocca la mano di un giocatore che è infartuato viene fischiata COMUNQUE la punizione, o la discrezionalità dell’arbitro premierà sempre la polemica. Che poi, immaginatevi il contrario: avrebbero chiamato i RIS per capire se era dentro l’area o fuori l’area.

Dal punto di vista squisitamente tecnico, la Juve ha ancora una volta dimostrato di averne pochi, di titolari e gente capace di sopportare il peso-Juve. Felipe Melo e Aquilani sono intoccabili e non hanno riserve. Marchisio è stanco, però è sempre utile. Krasic manca da morire, mentre Del Piero dovrà tirare un po’ il fiato. Sfortuna vuole che gli attaccanti bianconeri siano solo in 3: Iaquinta (gol da favola, io l’avrei tenuto in campo), Quagliarella (chi critica Fabio o non capisce nulla di calcio, ed è grave, o semplicemente vuole giocare a fare la polemica, che è peggio) e appunto Del Piero. Non mi azzardo nell’assegnare il ruolo di prima punta a Amauri, che farebbe bene a preparare la valigia. E’ tornato il solo Amauri: inconcludente, a tratti indisponente, mai utile, sempre evanescente. Che sia Forlan o Boniperti Jr, che sia Maxi Lopez o Benzema, qui serve qualcuno che dia il cambio al Capitano, a Eta Beta (non l’avevo ancora sentita questa) e a Vincenzone. Magari qualcuno che ogni due/tre partite la butti dentro, così, tanto per vedere l’effetto che fa.

Dietro la Juve non ha sofferto. Zero! Bonucci e Chiellini hanno fatto il loro dovere. Serviva tempo per registrare la difesa e il tempo è stato sfruttato molto bene. Esordio di Traoré: ha numeri in fatto di fisico, corsa e un buon sinistro, deve solo prendere confidenza col campo, visto che è da agosto che non toccava palla. Che dire poi di Sorensen? Ricordo ancora quando esordì Stendardo, poi Knezevic o ancora Andrade o addirittura Boumsong. Ecco, questo significa programmare e mandare in giro per l’Europa gente competente come Paratici e Marotta. Tutto, nella vita, ha un motivo d’esistere. Mi sfugge solamente il motivo per cui gente nativa e residente in Argentina o in Birmania debba togliere il posto nella MIA Nazionale a ragazzotti che dovrebbero rappresentare il nostro futuro, mentre quando cambio canale vedo i vari Pedrito e Krkic, i giovanotti lanciati da Capello o quelli gestiti da Loew in Germania, per non parlare della rivoluzione di Blanc in Francia. Ecco: questo cazzo di motivo mi sfugge!

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