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Un giorno Giampiero Boniperti ebbe a dire che “vincere non è importante: è l’unica cosa che conta!”. Lo diceva della sua Juve, descrivendo sostanzialmente una delle caratteristiche più importanti dell’ambiente e della storia bianconera. Oggi ci si confronta invece sulle frasi di Del Neri e di Marotta. Frasi che, a quanto pare, hanno sollevato un polverone incredibile. E non ne capisco il motivo.
L’anno scorso serpeggiava tanto ottimismo sulla figura di Ferrara. E gli acquisti di Melo e Diego avevano acceso strane fantasie. Si parlò di scudetto e di finale europea, per poi accontentarsi di Zaccheroni e prendere coscienza di una qualificazione ai preliminari di Europe League arrivata solo perché i Disonesti e la Roma sono arrivate in finale di Coppa Italia.
Se Marotta ha sottolineato l’impossibilità di osare sul mercato a causa dei mancati introiti, Del Neri ha più volte accennato al “passato” visto come portatore sano di paure e di debolezze che non sono da grande squadra. Sono stati chiamati da Andrea Agnelli per risollevare le sorti della Juve, non certo per portarla ai livelli magici di Trapattoni negli anni ’80 o di Lippi negli anni ’90. E prendere coscienza di questa situazione è segno di forza, non di debolezza.
Le frasi di Del Neri e di Marotta non sono per nulla segnali di resa, piuttosto una forte presa di posizione sulla situazione attuale della Juve. Si sta costruendo qualcosa, almeno ci si sta provando, e per questo serve tempo. Tanto tempo e nessuno può dire quanto.
Bisogna crederci, tifare e incoraggiare. Non c’erano soldi per arrivare a campionissimi e proprio la Juve del passato ha insegnato come si arriva al successo grazie ad un gruppo solido, prima di tutto. Chi non sente di avere fiducia, chi non vuole guardare in faccia la realtà è pregato di non parlare di Juve nei termini che è possibile leggere su Internet. Specialmente, lo deve fare chi si professa tifoso. Chi dice di essere bianconero dalla testa ai piedi. Falso, solo ipocrisia e quella malsana voglia di criticare gratuitamente.
La Juve di oggi ha solo il nome della Juve del passato. Sono stati tartassati valori importanti che avevano portato successi anche quando la rosa poteva risultare inferiore rispetto alle avversarie.Questi valori devono essere recuperati attraverso la cultura del lavoro.
Passiamo al campo. Il pareggio contro la Sampdoria ha mostrato tutti i limiti di una Juve apparsa già stanca (e ci starebbe pure dopo le soste e il lungo lavoro svolto a luglio), in attesa di smaltire le tossine e far girare le gambe velocemente. A preoccupare, piuttosto, è un senso di smarrimento che ogni tanto coinvolge gran parte dei giocatori in campo. E’ come quando il ragazzo impreparato tenta di prendere tempo: ce la mette tutta e spera che l’insegnante non lo attacchi. Poi quando arriva la domanda giusta, lo stesso alunno mal-preparato affonda il colpo e risponde bene. La metafora pare quella giusta. Quando la Juve può distendersi sulle fasce e attaccare con forza lo fa bene: benissimo Krasic, bene Pepe, benissimo Melo, ancora fuori ruolo Del Piero (fin troppo egoista) e spaesato Quagliarella (che non è una prima punta, né una seconda punta come servirebbe a Del Neri).
La mia sensazione è che Del Neri e Marotta abbiano un po’ litigato sui nomi e sulle caratteristiche. E’ chiaro infatti che questa Juve non può prescindere da un attaccante di peso: quindi o Amauri (imprescindibile) o Iaquinta sempre in campo. A quel punto Del Piero potrà fare il regista avanzato, ma Quagliarella certamente no. Secondo me manca Diego, che tanto bene aveva fatto fino alla sua cessione. Molto bene invece le due ali titolari, cioè Pepe e Krasic. In attesa di vedere impiegato Lanzafame (Del Neri credici, ha talento ed è sfrontato, il che non guasta) e di capire cosa farne di Aquilani e Sissoko (perché non inserirli per far rifiatare Marchisio e Melo?), il serbo ha fatto rivivere le sgroppate di Nedved. La progressione è spaventosa, il dribbling ottimo e ancora migliorabile, la resistenza è incredibile. Non si capisce perciò perché è stato tolto domenica pomeriggio, visto che risultava il migliore in campo per pericolosità ed efficacia (un gol mangiato dopo 50 metri di corsa palla al piede, due assist e un paio di cross ottimi).
I problemi riguardano quasi esclusivamente la retroguardia. Le squadre di Del Neri sono famose per le pause terribili che costano gol e imbarcate di gol. De Ceglie è in difficoltà (non ha mai riposato) e l’infortunio di Traoré non lo aiuta, mentre Motta era visibilmente carente di ossigeno (allora è stato commesso un errore a non prendere un suo sostituto). Giovedì subito in campo. Non è permesso fallire l’esordio. Inoltre, non è possibile vedere una Juve non vincente in tre partite.

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