La Juve ci crede, si trasforma e torna a fare la Juve. La musichetta della Champions ha il forte potere di motivare i ragazzi. Quegli stessi ragazzi che hanno fin qui deluso in campionato.

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Ci crede perfino Hernanes, un pizzico migliorato rispetto a sabato sera. Continua a crederci Morata che eguaglia Del Piero per numero di gol consecutivi in Champions League. Ci credono tutti e si vede. Anche se i problemi rimangono, e si vedono.

Semplice questioni di motivazione? È questa la differenza fra le notti del campionato e quelle di coppa?

Inserimenti, senso tattico, presenza fisica, grandissima personalità. Tutti concetti che riconducono a Khedira, con il coraggio di Allegri di buttarlo in campo dopo una serie di sfortune muscolari. Il tedesco rischia di essere la nuova chioccia di un centrocampo in cerca di protagonisti e leader. In attesa del rientro di Marchisio, la Juve scopre una pedina fondamentale.

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Là davanti, con Mandzukic fermo, Morata continua a firmare reti in Champions, mentre Zaza è al secondo gol nella settimana in cui ha visto un po’ di campo. La domanda è: merita più spazio l’ex Sassuolo? Forse sí, anche se l’incongruenza Dybala va risolta in fretta: attaccante, punta centrale, o più ricamatore fra centrocampo e attacco?

L’argentino si muove benissimo e tanto, ma spesso troppo lontano dalla porta. Un tiro a giro da incorniciare bacia il palo, ricordando le prodezze di Alex Del Piero. Poi tante botte e un’intesa col partner Morata tutta da trovare. La sensazione è che l’ex Palermo abbia colpi importanti, ma non si sia ancora inserito nei meccanismi di una Juve non molto ordinata e lenta nella manovra. Come innescarlo e come meglio metterlo in campo è compito di Allegri, che deve fare in fretta. Ma il materiale umano c’è tutto.

Stupisce il fatto che in 2 partite di Champions la Juve abbia più punti che in 6 partite di campionato, ma la partenza è stata illogica. La produzione del gioco sembra migliorare, anche se a centrocampo si sente la mancanza di un direttore d’orchestra lesto di idee (Hernanes non si azzarda a giocare di prima, mentre Pogba non riesce a passarla senza averla tenuta per almeno 1 minuto). La scarsa fluidità di manovra penalizza gli attaccanti. L’unico in grado di poter fare un gioco a sé, garantendo alla Juve accelerazioni e imprevedibilità, è Cuadrado: troppo veloce per gli attaccanti, visto che molti palloni che il colombiano scaraventa al centro dell’attacco non vedono pedine bianconere in grado di impensierire la difesa avversaria.

Tutti problemi affascinanti da risolvere, con un vantaggio rispetto alla banda Del Neri o Ferrara: la rosa presenta elementi di grandissimo livello.

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