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Juventus-Udinese 2-1 Chi è il prossimo?

Juventus Stadium Rules. Griderebbero così i commentatori di Wrestling, uno degli sport più spettacolari al mondo, in negativo e in positivo. Non importa l’accezione, di fatto è uno spettacolo comunque. E la Juve sembra l’Hulk Hogan dei tempi migliori.

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Schianta l’Udinese, pur mostrando troppe volte lacune difensive dettate forse dal terreno di gioco e dal freddo, e vola via. Scappa via, accelera, strappa la classifica, tenta di scrollarsi di dosso quanti le corrono dietro. Mostra la targa. Gli avversari non l’hanno mai vista in viso veramente perché il viso è davanti a tutti e quando vedono il viso è troppo tardi perché vuol dire che ci stai giocando contro. E sono dolori.

Capisci perché è lì quando a fine primo tempo il quarto uomo per poco non chiama la sicurezza per placare Conte. Una furia, una bestia in quell’area tecnica. Non lo tieni, col gelo a mischiarsi alla bava. La rabbia di vedere una Juve che potrebbe assestare la mazzata e non lo fa.

Non lo fa Estigarribia dopo pochi minuti, non lo fa Quagliarella che spara alto, non lo fa Matri che tira addosso al portiere, non lo fa ancora Vidal che non c’entra la porta. Rabbia perché poi la squadra perde le distanze fra i reparti e si lascia infilare da qualche contropiede di troppo. Solo che Barzagli è in una condizione paurosa, Bonucci firma l’unica sbavatura al 90esimo e Chiellini è tornato su livelli incredibili.

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Poi c’è quel numero 1 in porta, tornato numero 1 fra numeri 1. Gigi Buffon, una statua che si muove felina fra i pali e il pallone entrerà solamente perchè Floro Flores indovina l’unico angolo utile e buono.

Perché l’attacco stenta? Domanda legittima, domanda che nasce su numeri oggettivi, su dati di fatto. Domanda che ieri è stata spazzata via da una prestazione eccezionale di Matri, fatta di sostanza e qualità. La sostanza è l’immane lavoro che sviluppa per 90 minuti. Pressing e cross, profondità e copertura del pallone. Attaccante completo che giova, ormai è dimostrato, della presenza di qualcosa di più di un trequartista. Tipo Quagliarella, tipo forse Del Piero, tipo Vucinic quando rientrerà. Ok, il modulo è giusto! potrebbe essere il titolo di questo post. Il 3-5-2 lo libera di alcuni compiti difensivi e così le energie vengono destinate per attaccare la porta.

Lo fa nel secondo tempo con la giusta cattiveria: zampata killer e 1-0. E adesso viene la qualità. Il secondo gol è una prodezza che solitamente veniva registrata nell’archivio di casa Trezeguet. Difensore alle spalle, tenuto lontano con spalle molto larghe, palla fatta sfilare e tocco perfido verso il palo più lontano. Palla lenta che rotola mentre il tifoso, che ha già capito come andrà a finire, comincia a sollevarsi dal divano, dalla sedia o dalla poltroncina dello Juventus Stadium. Ecco la doppietta, ecco la migliore risposta alle critiche piovutegli addosso. Ecco… Alessandro Matri.

Sono 18 i gol e fra poche ore si festeggia il suo anno di permanenza alla Juve. 18 gol, tanti minuti, ottima la media fra questi due dati, gol pesanti e strada che si fa più semplice. Purché Alessandro Matri continui con questa cattiveria, con gli occhi di ieri con cui ha festeggiato i gol. Con i dentri a stritolarsi fra loro quando la palla è persa o quando Handanovic gli nega la rete nel primo tempo. A Conte e alla Juve servono questo Matri, peraltro già visto in altre occasioni.

Gennaio è finalmente passato, con un ruolino completamente opposto alle altre stagioni. Merito di Conte, merito di Antonio Conte da Lecce: il Capitano che è tornato per amore di una maglia, che ha plasmato una creatura meravigliosa. Nulla è ancora stato fatto, ma il grazie è ormai un dovere cui nessun tifoso può scappare: grazie AntonioConteCapitano!

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