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Juventus-Verona 2-1 La reazione di forza e di orgoglio

La partita che cercavamo. Gli stimoli che cercavamo.

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Il primo tempo: all’inferno e ritorno

I primi 5 minuti sono un assedio, una specie di abstract di tutto il primo tempo. Una valanga di occasioni, specie da fuori visto che il Verona è asserragliato vicino la propia metà campo. Si arrivo fino al’81% di possesso palla, ma la precisione è un’opzione non sfruttata.
Il Verona reagisce come può: buttandosi a terra ogni 2 minuti di orologio per respirare, mentre la Juve martella.

La scarsa qualità sulle fasce è bilanciata da un eccezionale Carlitos Tevez. Un mostro, un trascinatore. Leader in campo come ci serviva. Prende palla lontano dalla porta, dialoga, apre spazi, e soprattutto tira. Tre volte nel giro dei primi 15 minuti. Poi gli manca la cattiveria dopo un brillante scambio con Vidal. La Juve c’è, ma a metà del primo tempo ricasca nell’errore di mollare la tensione mentale. Due avvertimenti chiari: il Verona scappa in contropiede e Barzagli recupera da fenomeno. Poi, dopo 3 minuti di possesso palla del Verona, ecco lo svantaggio. Solita maledetta palla ferma e gol da polli, con l’uomo che scappa sul secondo palo indisturbato a pochi centimetri da Storari incolpevole.

La reazione della Juve è di quelle che ogni tifoso vorrebbe vedere. Di forza, di rabbia, di qualità. La qualità di Tevez che riceve l’ennesima verticalizzazione di Vidal e la piazza lontano sul secondo palo, da posizione abbastanza angolata. Poi ci riprova e riesce nell’impossibile: tiro a giro da fuori, palla che prende il palo, accarezza tutta la linea di porta e si stampa sull’altro palo tornando in campo. Poi finalmente, la soluzione mai sfruttata in questa stagione: cross finale di Vidal e testata di Llorente. Ora ci siamo!

Secondo tempo

La seconda frazione di gioco è sostanzialmente uguale alla prima. Qualche rischio, stavolta limitato nel numero di occasioni concesse, e molte sbavature in avanti. La coppia Llorente-Tevez comincia a prendere le misure e sarà un bel vedere se questo è l’inizio. Isla conferma che la ripresa sarà lenta e quindi lunga, mentre a sinistra Asamoah bada più a mantenere la posizione che ad affondare i colpi sulla fascia.

Un Pirlo svagato e svuotato viene puntualmente saltato dalle idee di Pogba e Vidal, con un Tevez in versione tuttofare che non riesce a trovare la doppietta personale. Questione di centimetri o di sfortuna. La traversa di Pogba, splendida, dice che non è pomeriggio per la goleada e quindi Conte ordina massima attenzione e inserisce Marchisio al posto di Pirlo (su cui torneremo). Un buon rientro per ridare fosforo ed energie al centrocampo.

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L’entrata di Vucinic è delittuosa: in ciabatte, nervoso, indisponente. Chissà se la democrazia contiana lo terrà fuori per le prossime partite, visto che Quagliarella e Giovinco sono sembrati più sul pezzo di questo straordinario talento con diversi problemi di concentrazione.

L’importante, sul fischio finale, è averla portata a casa, con qualche giallo sul groppone, ma la convinzione che se la Juve ha fame… non ce n’è per nessuno.

Analisi tattica

Le fasce sono il punto dolente di questa Juve. A Conte servirebbero ben altre ali, molto più capaci di offendere vista l’estrema qualità dei centrali di centrocampo e l’ottimo apporto di Tevez in termini di idee. Isla in lenta ripresa, Asamoah che non riesce a sfondare come faceva lo scorso anno. Questo ha costretto la Juve ad agire per vie centrali, laddove però il campo è intasato di avversari e compagni.

Un grande Bonucci ha suonato la carica e dimostrato che la palla va tenuta a terra. Ha sfiorato il gol con due tiri da fuori e una discesa che ha ricordato le mitiche sfuriate di Scirea. E ha sostituito più volte Pirlo in fase di impostazione salendo fino al centrocampo. Un grande senso tattico per un difensore che ci serve come il pane.

La scarsa vena di Pirlo è stata sostituita dall’eccessiva libertà di manovra per Ogbonna (che deve molto maturare) e per Bonucci (bene così per qualità). Questo potrebbe essere un problema alla lunga e Conte dovrà trovare metodi tattici differenti quando il numero 21 è in queste condizioni non brillanti.

Benché in condizioni non eccelse, la presenza fisica di Llorente a fare da pivot centrale in attacco può risultare importante per tutta una serie di soluzioni offensive. Tevez è molto più libero di svariare attorno alla punta centrale e la coppia Vidal-Pogba può trovare spazi importanti.

Nel secondo tempo si è badato ad amministrare, ma la vena di Pirlo limita la manovra, mentre l’indisponenza di Vucinic è da evitare magari inserendo un Giovinco in palla o un Quagliarella che almeno di sera dimostra di essere importante.

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