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La disinformazione della Gazzetta non paga: il denaro di Moratti non attira più!

Il denaro può comprare tutto, tranne la dignità di un professionista. A patto, ovviamente, che il professionista lo sia per davvero, nei principi e nelle azioni.

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Capita perciò che la squadra più forte del millennio si ritrovi d’un tratto senza allenatore e con una valanga di rifiuti. Rifiuti che sono ufficiali e pervenuti tramite i media tradizionali: TV e quotidiani. Oltre che dichiarazioni e comunicati stampa apparsi sui siti ufficiali del Web.

Da Mihajlovic, che ben ha compreso la fine del suo maestro Mancini e di un’altra creatura della stampa Zenga, a Villas Boas (che non ha nulla a che vedere con l’arroganza e l’inconsistenza di Mourinho), da Bielsa ad Ancelotti.

La storia è semplice, nonostante la Cazzetta Rosa racconti una favola ampiamente smentita dai fatti. Il denaro non è tutto nella vita e quelle che sembravano vittorie si sono rivelate, perché il tempo è galantuomo, una serie di inutili nefandezze sportive cui nessuno ha creduto per davvero. Principalmente all’estero dove i vari guru del calcio, Fergusson su tutti, hanno messo in guardia sulle vittorie di cartone della banda Moratti.

La storia, dicevamo, è semplice. Una valanga di no, uno in particolare clamoroso, ma scontato. Carlo Ancelotti, l’uomo che è stato massacrato a Torino per aver collezionato ben 144 punti in due campionati senza tuttavia vincere nulla (altri tempi, si direbbe oggi), che ha reso grande il Milan, proprio non ci si vedeva su quella panchina. Perché Carletto, così lo chiamano in Inghilterra, è uomo, un grande uomo. Perché ai colori rossoneri è legato, al di là di contratti e quattrini.

Storia ben diversa da Leonardo, uno dei tanti mercenari del mondo del pallone che per sfizio è andato a Milano ad allenare l’Atalanta di Milano e di lui si ricordano, nell’ordine:

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  1. l’1-0 contro la Juve, colpo di testa di Matri, che ha dato ossigeno a una formazione ridotta al minimo per autostima e carattere;
  2. il 7-3 complessivo in Champions contro l’11° squadra del campionato tedesco;
  3. il 3-0 contro i cugini-rivali milanisti, gara che probabilmente ha consegnato lo scudetto ai Diavoli rossoneri (per via anche di una campagna elettorale da portare a termine, ma questa è un’altra storia).

A questo si deve aggiungere che perfino gli stessi giocatori oggi nutrono dubbi, seri dubbi sulla validità di questo progetto, ammesso che ce ne sia davvero uno. Da Eto’o a Lucio, da Snejder a Maicon.

Si tratta della solita barzainter, una matta di dirigenti messi insieme per inerzia societaria (Saras, Telecom Italia, RCS) e tenuta dai soldi profumatamente elargiti da colui che non ha mai risposto delle proprie malefatte:

  • passaporti falsi;
  • doping finanziario;
  • spionaggio;
  • alterazione di campionati e coppe.

Se il calcio italiano è stato ridotto a un ridicolo scontro milanese in cui si è inserita, per patti extra calcistici, la Rometta dei Sensi… un motivo ci sarà. E negli ultimi 5 anni, cioè il periodo di declino, non ci si può nemmeno attaccare a Moggi che non ha potuto operare e probabilmente non opererà più causa radiazione.

P.S.

Resta in corsa un ultimo mercenario, della specie più strana. Un grandissimo professionista, ma umanamente poca roba. Uno che è in grado di cambiare la storia, ma dietro di sé lascia un deserto triste (Milan, Roma, Juve). Si chiama Fabio, e di cognome fa Capello.

P.P.S.

L’ultimo no è arrivato da Marcello Lippi.

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