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La Juve che fu, la juve che è

Sarò di parte e sarò pure in confusione: per carità, troppo amore può accecare e non farti ragionare. Ci sono però le immagini e c’è una storia da raccontare. Dal 2006 guardo la classifica della Juve tentando di non approcciare nessun tipo di paragone con i 52 punti del mostruoso girone d’andata di Capello o i vari scudetti vinti da Lippi. Quella era Juve vera, questa vorrebbe tornare ad esserlo. Ma è un percorso troppo complicato e a quanto pare più lungo di quanto preventivabile. E la pazienza è finita e l’unità e l’umiltà di accettare una dura realtà sono tutte mancanze pesanti epperò fondamentali per ricostruire.

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Che il Milan abbia battuto la Juve è un fatto. Che il Milan abbia distrutto la Juve, beh, come detto prima, ci sono immagini e c’è una storia da raccontare. A segno Gattuso, come quando Tudor ti risolve la partita al minuto 92 di un girone di Champions che passi per differenza reti. O come quando Thuram segna il 2-1 in un vecchio Juve-Milan. L’episodio che cambia la gara. Stiamo ai fatti, o almeno proviamoci: il tentativo di recuperare psicologicamente un gruppo impaurito e svuotato di energie è palese da parte della dirigenza, l’assenza di aiuto durante la settimana da parte dei gruppi organizzati è un segnale che non mi piace e che stride con le parole, le solite parole e i soliti concetti che Andrea Agnelli ripete da maggio 2010: pazienza, unità d’intenti, umiltà. Le tre componenti mancano e sono mancate durante questa stagione.

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Al popolo juventino serve un colpevole, come se fosse proprio Andrea Agnelli, reo di aver avviato un tentativo dal quale credo desisterà persistendo il casino sugli spalti che non aiuta nessun tipo di progetto: vero o fittizio che sia. Oppure, via via, le persone che si siedono su una panchina che non è certamente quella del 2006. Con un parco giocatori nemmeno lontanamente paragonabile a una squadra di alto livello. Eppure si chiede scudetto oppure un quarto posto che è complicato comunque visto il trattamento delle camicette gialle, di un Palazzo che di Vetro non è ma di Merda sì (cit. Ruggiero Palombo) e un sistema calcio cui serve una Juve in queste condizioni menomate.

Si vuole Del Neri dimesso o licenziato? Ok, accontentavi pure e visto che già siamo in ballo, io gradirei molto Marcello Lippi: è l’unico in grado di dimostrare che questa Nuova Storia Bianconera dovrà passare da moltissime fasi, alcune anche indegne rispetto alla Storia della Juve, ma necessarie per ricostruire, per ricreare un gruppo forte e talentato. Sempre che i tifosi bianconeri lo vogliono per davvero: in quel caso perderebbero d’un colpo questo ruolo da protagonista nelle TV, nei giornali e su Internet.

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