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La Juve è ripartita?

Una domanda che molti si stanno facendo dopo sabato sera. Domanda sbagliata, a mio avviso, perché la Juve non si è mai spenta!

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Certo aveva perso lo smalto dei tempi migliori, cioè del 2011, e poi Conte ha spiegato bene come leggere i pareggi che ne hanno impedito la fuga.

L’unica costante, la più importante, è stata il gioco dei bianconeri. Gioco non concretizzato dagli attaccanti. Il calo di forma di Marchisio e Vidal, soprattutto quello di Vucinic, e l’infortunio di Pepe hanno fermato un meccanismo perfetto. L’avevamo detto: bisogna ripristinare alcune gerarchie e schierare la stessa formazione, cambiando il meno possibile. Troppi cambi possono infastidire, portano confusione e rischiano di non apportare i benefici che in teoria dovrebbero apportare.

Ora speriamo solo che il momento no dei nomi prima citati sia definitivamente passato.

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Quando Vucinic gioca così manda in bestia milioni di tifosi che si domandano il perché questo ragazzo non riesca a mantenere un briciolo di continuità durante una stagione. Ha mezzi tecnici impressionanti, un’eleganza incredibile nel dribbling e due piedi fatati. Se gira lui… gira tutta la Juve. E verranno i gol di Matri: li ha fatti, li continuerà a farli.

Pirlo non ha mai ceduto di un millimetro, strepitose le sue prestazioni. A 32 anni pare ancora un ragazzino che deve conquistare il mondo e questo non può che far bene a tutto il gruppo. Attorno a lui splende una luce abbagliante di cui riescono finalmente a godere Marchisio e Vidal. Il cileno ha smaltito 6 mesi di corse, Marchisio, con il nuovo bambino in casa, si è forse scrollato di dosso pensieri lontani-dai-campi-di-calcio. E Pepe è tornato a correre.

Nessun dubbio sul fatto che questa è la formazione ideale per Conte, pur con una difesa inedita (o quasi). Mancavano due rocce come Chiellini e Barzagli, ma Bonucci ha dimostrato di reggere in fatto di personalità. Il suo problema resta l’attenzione, la superficialità in certe giocate. Caceres è l’emblema dell’esplosività: grossissimo errore lasciarlo andare via qualche stagione, bisogna non ripetere questo errore a giugno. E già domenica è chiamato a nuove risposte positive sulla fascia destra.

Menzione particolare per De Ceglie. Paolino è cresciuto tantissimo. Già a Siena, quando Conte faceva il secondo di De Canio, aveva dato prova di un fisico eccezionale per il ruolo di fluidificante. Due polmoni grandi, gambe lunghe e veloci, passo da velocista, discreta tecnica. Ora ha finalmente aggiunto quel pizzico di grinta e rabbia e cattiveria agonistica che fa la differenza fra un giocatore e un buon giocatore. Deve continuare perché chi si ferma è perduto.

Già domani sera una prova importante. Ritorno di Coppa col Milan sperando il confronto sia limitato alle questioni di campo, senza magheggi. E poi domenica a Torino riceveremo i prescritti che mi fanno tantissima paura. Ranieri è un fenomeno a preparare massimo due partite l’anno: una l’ha già sprecata contro i cugini, l’altra quale sarà?

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