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La Juve vende Iaquinta e Amauri e prende chi?

Furono i primi colpi in attacco del postFarsopoli. Il campione del Mondo e il grande attaccante rosanero. Si sono rivelati due zavorre. Per la verità l’azzurro, cioè Vincenzone, è risultato un tantino più utile di Amauri, ma poca roba per una qualunque formazione ambiziosa di un traguardo minimo. Le storie sono comunque differenti.

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La prima partecipazione al Torneo Aziendale organizzato da Moratti & Soci vide la Juve presentarsi con un attacco fortissimo: Del Piero, Trezeguet, Iaquinta e Palladino. Quest’ultimo aveva impressionato positivamente in Serie B con Deschamps in panchina, quando il tecnico francese lanciò, con molto coraggio, giovani quali Marchisio, appunto Palladino e poi De Ceglie (addirittura in gol contro il Lecce dopo pochi minuti dall’ingresso in campo), Venitucci, Bianco, Paro, Mirante e via così. Segnò pure un bel gruzzoletto di gol, ma quel genio di Ranieri non lo fece mai giocare, se non in posizione di esterno di centrocampo. Un po’ come quando il magico Arrigo Sacchi schierava il capocannoniere del campionato italiano Beppe Signori ala sinistra. Misteri della mente umana.

Per Iaquinta, che si alternò con i mostri sacri Del Piero e Trezeguet, 12 gol stagionali. In tutto, in poco più di 100 presenze, sono 40 le reti segnate. Un buon numero, forse non così elevato per una prima punta. A marcare con segno negativo un simile bottino di gol vi sono le presenze e la quantità di stop. Soprattutto negli ultimi due anni: appena 18 presenze lo scorso anno, appena 19 in questa stagione in cui la Juve avrebbe avuto tremendo bisogno del calabrese. Ed è proprio in quest’ottica che Marotta pare aver deciso, praticamente insieme ai tifosi, di cedere Iaquinta a giugno. Da un lato si riuscirebbe a monetizzare un attaccante che va per i 30 anni, dall’altro si mette fine a un’agonia che ha stancato: quando Iaquinta serve… non c’è mai. Mal di schiena, influenza, fastidi muscolari. Proprio lui che dovrebbe garantire fisicità e muscolarità. E via anche perché alla Juve serve un bomber di razza, uno capace di andare in doppia cifra, magari col 2 davanti. E Iaquinta in doppia cifra col 2 davanti non ci è mai andato. Il record di gol è di 17, con la maglia dell’Udinese nel campionato 2005-2006.

Su Amauri e sul perché il suo rientro a Torino a fine stagione non è consigliabile… chiedere a 16 milioni di tifosi. Non credo ve ne sia uno disposto a concedere una sesta o settima o ottava chance all’ex rosanero. Amauri è costato 23 milioni, incluso tutto Nocerino, un tipo di centrocampista che a Palermo ha raggiunto un’ottima dimensione e che al suo primo anno di Juve aveva retto la baracca con il suo dinamismo e una grinta da far invidia al miglior mediano. Amauri, soprattutto, è forse costato parecchi treni di mercato persi e mai più raggiungibili: non so quali, ma la sua permanenza a Torino ha di fatto bloccato il mercato dei centravanti bianconeri. E messo in disparte, sempre per quel genio di Ranieri, un certo Trezeguet.

I numeri di Amauri in bianconero sono impietosi: 100 presenze e 24 reti. Di queste reti però ben 14 risalgono al suo primo anno juventino. Poi 10 reti nelle ultime due stagioni, in 56 presenze. Appena 5 in campionato, con la sbalorditiva cifra dei gol segnati nel torneo in corso: 0 (zero!!!). A memoria, nella gestione Moggi, ricordo solo un altro attaccante capace di un simile record: Juan Esnaider. Riuscì nell’impresa, giocando con Zidane, di non segnare nemmeno una rete in una quindicina di presenze. Ma era un altro contesto e, in teoria, un altro attaccante.

Posto quindi che i due flop della dirigenza precedente verranno ceduti, parte il totocalciomercato: chi riuscirà a prendere la Juve per rinforzare il reparto d’attacco.

L’idea più suggestiva è la seguente: proporre un quintetto tutto italiano. Perché quintetto?

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Fabio Quagliarella ha convinto tutti e proprio il mese di gennaio ha confermato come il napoletano abbia aggiunto e, in parte, spostato gli equilibri di una formazione che stava cercando equilibri tattici. 9 reti tutte in campionato, tutte praticamente decisive. Media di 1 gol ogni 2 partite. Ma soprattutto: movimento perpetuo, pericolosità massima, assist, gol-scossa (tipo le rovesciate o la magia contro il Cagliari) e tanto possesso palla. Con Del Piero o con Iaquinta non ha avuto importanza: è stato il perno offensivo. Servono 10 milioni in 3 rate a partire da luglio 2011. Unico dubbio: come recupererà dal grave incidente subito il 6 gennaio 2011? Sui tempi di una sua ripresa aleggia un certo mistero, oltre che ottimismo: il recupero procede alla grande, ma non fatevi illusioni. Il vero Quagliarella lo potremo vedere solo in estate. Resta il fatto che uno così andrebbe riscattato e verrà fatto.

Alessandro Matri è la scossa che Marotta ha regalato a tutto il popolo bianconero. Il coro che una volta era di Trezeguet e che lo è stato ancora fino a 3 partite fa e che è stato due volte dedicato all’ex cagliaritano la dice lunga sull’impatto che l’attaccante ha avuto con l’ambiente bianconero. Tre gol in tre gare, un paio di grosse occasioni sbagliate, un gol da 3 punti contro l’Atalanta di Milano. E come Quagliarella, tanto movimento e possesso palla e un futuro tutto dalla sua parte. Servono 15,5 milioni di euro per il suo riscatto, pagabili in 3 anni. Età: 26. Numero di gol nel campionato corrente: 14. Sembrano garanzie per il futuro della Juve. E’ nel giro della Nazionale, sarebbe una follia non tenerlo, ben sapendo che ogni partita è un esame da superare.

Alessandro Del Piero e Luca Toni godono di un passato che, nel primo caso, non ha eguali in altre carriere e, nel secondo caso, è fatto di numeri. Rappresentano nell’ottica di Del Neri due pedine che all’occorrenza possono essere in grado di dare fiato ai titolari o rappresentare validissime alternative in determinate partite. Non discuto nemmeno la scelta di prolungare di un altro anno ancora contratto al Capitano. E poi mi piace pensare a Luca Toni come a Vierchowood, 34enne comprato da Moggi per tappare una falla difensiva. La storia racconta come quel numero 5, in maglia blu, la Juve abbia vinto la sua seconda Champions League e risultò fondamentale in campionato. Di Toni mi fido più che di Iaquinta e Amauri e secondo me può far bene. Marotta sa benissimo che non baserà la squadra di Luca Toni, ma sarà una pedina di lusso buona per tante occasioni.

Ed ecco il punto interrogativo: chi sarà il quinto? Indipendentemente dalla classifica finale, sperando di centrare la qualificazione europea, e non importa quale (o meglio, importa eccome!!!), alla Juve occorrono 5 attaccanti. Perché Del Piero avrà 37 anni e sarà l’ultimo giro di giostra concesso all’uomo (anche se il professionista vanta numeri da ventenne per presenze e comunque un buon numero di reti visto che quest’anno gli avevano chiesto assist e assistenza) e per i discorsi fatti su Luca Toni.

Suggestione: Alberto Gilardino. Quintetto tutto italiano. La non buona condizione della Fiorentina (classifica e finanze) mette in discussione la permanenza di Gila in maglia viola. Ha 28 anni, un buon numero di gol a supporto, ma l’ultima stagione non è stata brillante, ha bisogno di tanto supporto dalle fasce e dal centrocampo e c’è sempre quel grosso dubbio sulla pressione di certi ambienti (leggi Milan). La sensazione è che sia il candidato ideale in ragione di un costo certamente inferiore rispetto a un top-player. Ma chi sarebbero i top-player?

Resterebbe viva l’ipotesi Huntelaar: il rapinatore olandese è tornato ai suoi livelli in Germania e in quel campionato si può pescare. Anche perché col club proprietario del suo cartellino la Juve può giocarsi la carta Sissoko. Inutili i riferimenti a Sanchez (c’è il Chelsea di mezzo), mentre su Pastore il discorso è pura fantasia, nonostante le dichiarazioni dell’argentino e la logica del suo pensiero che è diametralmente opposta a quella del suo presidente.

Restano i discorsi legati alle operazioni che piacciono a Marotta: diritto di riscatto, prestito gratuito o oneroso. In tal caso si guarda all’estero. Benzema: non ha legato con Mourinho e quando rientrerà Higuain, con Adebayor in squadra, scalderà molte panchine. In prospettiva è un attaccante fortissimo e potrebbe pure ripercorrere le tappe del suo connazionale Trezeguet. Ma la Juve cosa può offrire? Pepito Rossi è un sogno, andrebbe a coprire una sorta di erede-di-Del Piero, ma servono soldi. Tanti soldi.

E tu chi suggerisci?

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