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La lezione di Antonio Conte da Lecce

Dodici giornate, un bel po’ di punti in cascina, insomma tanto fieno. Tanto, ma non troppo per come la vedo, per come le ho viste (le partite). E poiché le partite le ho viste tutte, dal primo minuto all’ultimo secondo utile, ecco che una prima analisi di bilancio può essere fatta.

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Io, come del resto tutti i tifosi che ho conosciuti, mi sono letteralmente fossilizzato sul 4-2-4 per una intera estate. Fino a settembre quando finalmente Conte lo varò in quel meraviglioso esordio contro il Parma. Ma già lì, già nel 4-1 casalingo, crebbero alcuni problemi. Problemi principalmente legati al rendimento di chi doveva esaltare quel modulo e cioè gli esterni.

Giaccherini non carburava e certo non era lui il prescelto per il ruolo di titolare. Pepe invece è partito benissimo, mentre Krasic ed Elia hanno di fatto recitato la parte dei fantasmi. Estigarribia ha retto al tracollo delle fasce e sta imponendosi come più di un’alternativa sulla sinistra.

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Un allenatore intelligente è in grado di cambiare, magari rinunciando ai propri desideri. Fin qui l’allenatore Conte aveva conferito al suo 4-2-4 l’arma segreta per conquistare due volte la A. Genio incompreso a Bergamo (dicevano pensasse troppo alla Juve!) oggi Conte è uno degli allenatori più in gamba nel panorama italiano e, purtroppo, i risultati sono eclatanti.

Gestione del gruppo militare (chi parla viene insabbiato insieme al suo pensiero egoistico), allenamenti mirati, tanto lavoro fisico, moltissimi esercizi tattici durante la settimana. Marcello Lippi dice che “le partite si vincono dal lunedì al venerdì, non solo la domenica quando si va in campo” e Conte pare aver accolto in toto questa filosofia.

Ma veniamo alle proprietà tattiche del suo 4-2-3-1, modulo che Vidal ha imposto a Conte dopo che il tecnico leccese lo ha visto all’opera in allenamento. Intuizione fra le più geniali in questo campionato perché il cileno è perno imprescindibile nel motore di fatica bianconero.

Ecco secondo me i fattori chiave del successo, fin qui, della Juve di Conte (posto il valore indiscusso dei singoli e rido di fronte a chi considera la rosa della Juve inferiore alle altre):

  • pressing offensivo: è encomiabile lo spirito di sacrificio degli attaccanti e dei centrocampisti. Specialmente Matri, Vucinic e Pepe, insieme al movimento costante di Vidal, garantiscono un pressing pazzesco contro l’avversario sin dai primi metri di campo. Gli attaccanti non perdono mai di vista il portatore di palla, sia che si tratti del difensore che imposta l’azione sia che si tratti del regista della squadra avversaria. Molto spesso chi gioca contro la Juve cerca il lancio lungo, la palla alta a superare proprio la linea di trequarti bianconera dove tutti si sbattono per cercare di recuperare il più in fretta possibile il pallone. E’ questa un’arma incredibile della squadra di Conte che riesce sempre ad avere il predominio territoriale e una quantità di possesso palla davvero notevole;
  • intensità: come in fase di possesso come in fase di non possesso, la Juve gioca a ritmi pazzeschi. Non c’è mai una pausa, il che giova al divertimento per il telespettatore, ma non solo. Se la palla ce l’hai tu per tanto tempo, allora la corsa diventa pure un piacere. Fai meno fatica, senti meno la stanchezza e giochi divertendoti. Ecco perché la Juve dà l’impressione di non essere mai in affanno totale. L’intensità è perfettamente equilibrata in tutti i reparti, sempre molto corti, con il genio di Pirlo a dettare ripartenze e un possesso palla magistrale. Giova ricordare l’enorme lavoro di Matri senza palla: è lui che apre gli spazi per gli inserimenti delle ali e degli incursori, ed è sempre lui ad allungare la squadra in caso di ripartenza veloce. Barzagli e Bonucci completano il movimento dei 10 in campo e in tal senso va registrata la prestazione strepitosa di Barzagli (pagato 300 mila euro da Marotta);
  • continua ricerca del gioco: è un punto che segue logicamente dai primi due. La Juve vuole il pallone nei propri piedi, vuole avere l’iniziativa, vuole giocare a calcio. Accadeva troppo poco negli anni precedenti, quando il tutto era lasciato nelle mani di Del Piero o Nedved costretti a inventare sempre la giocata. Stavolta, con Pirlo e con i piedi deliziosi di Marchisio e Vucinic e la corsa di Vidal e Pepe, la Juve gioca sul serio. Fin qui il possesso palla, in percentuale e in minuti, non ha avuto eguali in Serie A. E il possesso palla ti permette costantemente di allontanare la paura e infastidire l’avversario costretto a pressare e inseguire quel maledetto pallone. L’inserimento di Pirlo ha poi regalato al reparto difensivo una tranquillità che mancava dai tempi di Emerson, con la cerniera difensiva di Thuram e Cannavaro;
  • meccanismi di coppia: pensateci bene e cercate di accoppiare a due a due i giocatori bianconeri. Facessimo un sondaggio al volo ecco cosa risulterebbe: Lichtsteiner e Pepe (le due frecce che stanno asfaltando la fascia destra), Chiellini e Vucinic (o Estigarribia nel confronto col Napoli), Vidal e Marchisio, Barzagli e Bonucci. Restano fuori da questo giochetto Matri (perfettamente libero di seguire il proprio istinto e costretto a lavorare per il bene della squadra in fase difensiva) e Pirlo (volete davvero ingabbiarlo?). Per il resto la Juve ha una fisionomia ormai precisa. In particolare desta scalpore la qualità e la quantità generata dal lato destro con lo svizzero e Simone Pepe.
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