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La par condicio della moviola secondo Moratti e Berlusconi

Strana domenica e stranissimo sabato.

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Il Palermo cade a Bologna, sotto i colpi dei rossoblu che viaggiano in direzione opposta a una dirigenza scomparsa e addirittura fedifraga per quanto concerne la parte gestionale del calcio. Mentre l’Atalanta di Milano continua a superare ogni tipo di regola applicabile al campo.

La domenica a pranzo si assiste alla Juventus più brutta della stagione, mentre di pomeriggio va in scena quello che è stato battezzato “la Par Condicio dell’arbitraggio”. Tutto ok, tutto normale, se non fosse per la Roma che è riuscita ad esaltare il Ranieri-pensiero, le cui scorie sono tuttora visibili in casa Juve. Ambiente depresso e altalenante, motivazioni rase al suolo, gestione immatura di spogliatoio e microfono.

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A sorprendere sono comunque i toni della domenica sera. Un fallo di mano grosso quanto una casa permette al Milan di portare a casa ancora 3 punti sporchi. Il fallo di mano è però subito messo a riposo da Allegri: “i brasiliani stoppano così la palla”. La stronzata passa per verità e nemmeno Pistocchi pare avere il coraggio di dare priorità a un paragrafetto del Regolamento del Giuoco Calcio che intima di punire quelle giocate.

La risposta dei cugini nerazzurri è pure peggiore. Un calcio di punizione viene trasformato in giocata attiva dai giocatori di Moratti, anche se sono passati parecchi secondi e l’arbitro dà tutta la sensazione di aver effettivamente detto fischio io, come ribadiscono i giocatori cagliaritani, e successivamente Ranocchia e Thiago Motta possono tranquillamente restare in fuorigioco e segnare la rete che decide il match. Par Condicio: è questa la parola magica che quel gran Signore di Moratti riferirà ai microfoni. E i sudditi del giornalismo radiotelevisivo e della carta stampata sono costretti a calare la testa, depositare nel cesso la dignità umana e scrivere di errori, semplici errori. Niente pensieri cattivi, niente complotti, niente dietrlogismi, niente scandali: tutto normale, perché forse così deve andare.

A giocarsi il titolo di Torneo Aziendale saranno dunque Milan e Seconda Squadra di Milano: resta da capire chi ha offerto di più.

A Torino invece si sorvola su un possibile rigore su Toni in apertura di match (che, visti i regali a Milan e Cugini, appare solare e, al limite, passibile di regolamento): andare sull’1-0 sarebbe stato comodissimo, vista la domenica dei bianconeri. La cosa bella è che non avremmo rubato nulla, semplicemente avremmo potuto segnare regolarmente e, in sofferenza, portato a casa il risultato (pareggio o vittoria che fosse). Invece no: bisogna cacciare Marotta e Del Neri e magari Andrea Agnelli. Quei suoi vaneggiamenti sul progetto, su una cruda realtà che ancora molti non accettano e su un ruolo secondario disegnato dai Padroni Berlusconi e Moratti sono dettagli. Dettagli che non interessano più. Eppure, non so ancora bene il perché, più vedo quella maglia più vorrei poter aiutare a crescere. A superare le enormi difficoltà che si chiamano ricostruzione, creazione di un gruppo di calciatori validi, opposizione ai petrolieri e al bunga bunga della moviola. Boh: io tifo Juve. E non tifo contro-Juve!

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