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La pazzia dei dirigenti e dei presidenti di Serie A

“E’ il sistema” – dice De Laurentiis – e addirittura aggiunge: “o lo accetto o ritiro la squadra”. Ci fosse mai una volta in cui qualcuno fa quello che dice. Mai. I nostri presidenti ci hanno abituato a gettare fango, a crearlo talvolta, a scaricare responsabilità proprie sugli altri, meglio quando questi altri non c’entrano nulla. E’ il nostro modo per sollevare le responsabilità, per non affrontarle, per nascondere i problemi. Ma il problema c’è, rimane, e diventa sempre più grosso. In fondo questa mania è diventata una brutta abitudine dal 2006, precisamente da agosto 2006. E penso proprio che la Juve ha davanti a sé anni lucenti perché certi atteggiamenti alla fine ti ripagano.

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Nel 2006 qualcuno ha dimostrato come si può vincere. Vincere in Italia, solo ed esclusivamente in Italia. Si prende la squadra più forte e la si cestina in B. L’effetto che si ottiene è quello di gettare fumo negli occhi di tifosi. Fra questi alcuni si sono davvero illusi. E sempre fra questi i maggiori illusi sono stati i Presidenti e i Dirigenti, convinti che l’assenza temporanea e solo fisica della Juve poteva permettere a certi imbecilli del mondo del calcio di dominare, di acquisire una posizione di forza. Vai a capire il perché. Tante tante parole, pochi pochi fatti. Presidenti convinti di andare a lottare per lo scudetto, gente travestita da allenatore che in una piazza complicata e giovane si chiedevano il motivo per cui non potevano lottare per il Titolo, altra gente che invocava la Champions dimenticando di costruire la squadra e di allevare campioni che potessero permettere di accedere alla Champions in modo regolare.

I Della Valle, che in questo ultimo periodo hanno subito un contraccolpo economico tale da fargli vedere complotti e piani diabolici ai loro danni, hanno invece dimostrato grande capacità. Hanno conquistato la Champions sul campo, ma l’hanno potuta giocare solo due stagioni. Chiedere a Galliani il motivo per cui non sono potuti andare in Champions quattro anni e tre anni fa. Pensavano di lottare per il titolo, ma i calcoli erano follemente sbagliati. Manca la giusta esperienza e la giusta tenacia mentale. Troppe pressioni lassù che alla fine ti soffocano.

A Palermo il Re dei Pazzi ha promesso tutto: di conquistare l’Europa prima, di conquistare la Champions poi, quindi l’Austria, di invadere la Polonia e poi ha abboccato al più fesso tra i suoi allenatori credendo di poter lottare per lo scudetto. Buoni colpi, ma scarsa tenuta mentale, ossia il solito problema di chi grande tenta di diventarlo a colpi di bastonate dirigenziali. Ma sul campo ci vanno i centrocampisti, gli attaccanti e i difensori.

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Lo stesso De Laurentiis dovrebbe aver capito che il mondo del calcio è complicato. Serve intuito, tanta competenza, uomini fidati e di grande valore, gente che riesce a vedere il futuro meglio degli altri, collaboratori in grado di capire se quel giovanotto può fare strada, allenatori seri e preparati. E un modo militare di gestire il tutto. Ha grandi meriti il Produttore Cinematografico, ma forse si è lasciato trascinare dalla Piazza più Bella d’Italia. Trascinare là dove non doveva. Per costruire un gruppo forte servono sì soldi, ma serve tempo, tenacia e competenza, come detto prima. Pensare di poter cambiare tutto in pochi mesi, quelli trascorsi con Mazzarri al timone, è folle e anche offensivo per l’intelligenza aziendale di De Laurentiis. Ma va così il mondo del calcio: o lo domini o lo subisci. Qui a dominare sembra solo la pazzia.

La pazzia di Galliani che se la prende con la pressione fiscale, salvo poi non chiedere scusa per il pensionato Beckham o il prepensionato Ronaldinho preso con vagonato di milioni di euro in parte regalati al Barca, in parte depositati sul conto del dentone. Non chiede nemmeno scusa per abuso di anziani, sebbene professionali e bravi come Favalli. E non chiede nemmeno scusa alla categoria Portieri di Calcio per pagare quella cifra a Dida alla fine di ogni mese.

La pazzia di tutta quella seria di giornalista al servizio dello scandalo. Degli scandali gratuiti creati ad arte per nascondere i problemi della nostra società calcistica, delle cifre spropositate e inguardabili gettate nelle casse di pochi, salvo poi chiedere aiuto ai tifosi, alla loro fede e alla loro allegria. La pazzia di certi gesti e parole regalate alle folle come fossero vento che si sparge e si disperde, salvo poi invocare l’equilibrio sugli spalti, il buon comportamento del pubblico quando l’esempio pessimo di dirigenti e di certi allenatori sarebbe da denunciare alle autorità locali.

Ecco solo in certi casi, proprio per il comportamento assurdamente passivo/corretto dei vari Blanc e Elkan, mi sento orgoglioso di essere un  bianconero sopravvissuto a Calciopoli. Solo in questo caso e in certi ragionamenti. Come disse un grande, un grandissimo pensatore: “la gente non ha capito che bisogna fare i conti sempre e solo con la Juve!”.

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