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La peggio Italia: i tifosi interisti ironizzano sull’Heysel. Dobbiamo riflettere!

Era il 29 maggio del 1985. Una serata come tante, tranne per un particolare. A Bruxelles si giocava la finale di Coppa Campioni fra Liverpool e Juventus. I bianconeri arrivavano alla sfida con una rosa colma di talenti, col diamante Platini a vestire con la consueta eleganza quel numero 10 simbolo di genio e talento.

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Era perché è stato. 600 feriti e 39 morti. Ridicolo fare il conteggio di quanti erano bianconeri, quanti inglesi, quanti italiani, chi tifava chi. 600 feriti e soprattutto 39 morti. 639 persone. 39 famiglie a piangere i loro cari. 39 persone, perché la persona resta tale se tifa il bianconero o il rosso.

Una delle peggio serate da ricordare. All’inaugurazione dello Juventus Stadium è stato il momento più toccante, con quelle luci ad avvicinarsi al cielo.

Perciò ieri sera la Procura Federale ha di fatto imposto il ritiro di uno striscione che definire vergognoso è pure poco.

Il calcio è uno sport magnifico. Uno sport che sa trasmetterti emozioni uniche, difficilmente spiegabili e descrivibili a chi non le ha mai provate. Il sale di questo sport è la possibilità di sfottere l’avversario, con quel senso ironico, anche sferzante, senza però mai cadere nel baratro della volgarità.

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Cosa che i tifosi interisti ieri non sono riusciti a evitare. Scherzare su una tragedia di quella portata, addirittura indurre a pensare che qualcuno davvero pareva invocarla di nuovo, è qualcosa che mette tristezza. Tristezza perché mi hanno insegnato che la differenza fra un essere umano e la bestia è proprio l’esistenza di un’anima, di una coscienza. Epperò io so pure come si comportano gli animali perché li amo profondamente. Quindi devo per forza di cose dare una notizia ai cronisti: non paragonate quella schifezza umana alle bestie, per favore! Facciamo un torto enorme ai nostri amici cagnolini e gattini, pesciolini e uccellini. Non paragonateli a nessuna cosa, per favore!

E mi viene un altro dubbio. In che razza di Paese stiamo vivendo? In che razza di Paese mi hanno costretto a vivere? A nessuno è venuto in mente, preparando quello striscione, che si stavano calpestando i tragici ricordi di 39 famiglie distrutte dal dolore? Non è venuto a nessuno in mente di alzare la mano e magari chiedere se non era il caso di strapparlo via quello striscione?!?

Perché il tifoso – e qui non c’entrano i colori – sa essere sferzante e allegro, ironico e anche divertente. Quanto ho riso, per esempio, per quel tappeto bianco con su scritto “Conte campione della ricrescita” con evidente riferimento ai capelli del tecnico bianconero.

Dopo i cori dei tifosi Viola – mai ammoniti dalle autorità Federali – adesso anche lo striscione in un palcoscenico mondiale. Erano in tanti a seguirci ieri sera, collegati via TV. E dopo la politica mi costringono ancora una volta a vergognarmi. Da italiano. Perché oggi, a commentare in inglese questa partita, mi viene difficile trovare le parole per far capire il degrado culturale di questo Paese. Mi hanno chiesto di scrivere sul dominio della Juve, della furia Conte in panchina e mi hanno chiesto di condannare quello striscione. Ma non ce la farò: preferisco parlare di calcio.

E comunque è ancora un episodio che induce a riflettere: troppo marcio, troppe libertà in quegli stadi. Libertà di poter sfogare la peggio Italia. E invece credo che lì fuori la maggior parte dei tifosi siano sani, belli, con tanta voglia di divertirsi. Perché in fondo, non dimentichiamolo, il calcio è sport. E’ divertimento!

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