Menu Chiudi

La punizione di Moggi… palla nel sette!

Stasera c’è Juventus-Inter, di nuovo. Sono sei anni che questa gara ormai non è più la stessa, da quel famoso e tragico 2006, anno nel quale si è consumata la più grande farsa della storia del calcio italiano. Anno zero direi, nel quale è avvenuta la consacrazione della corruzione non solo del sistema calcio, anche dell’intero sistema che governa l’informazione in Italia. Abbiamo appurato che la stampa libera non esiste, e di conseguenza i giornali sono assolutamente pilotati; le tv si sono date un gran da fare per mettere il mostro in prima pagina, un certo Luciano Moggi, reo di aver commesso lo stesso “reato” che tanti altri commettevano ripetutamente. E Meani? E Della Valle? E Lotito? E Facchetti? Tutti innocenti, il mostro era uno solo e doveva essere punito. E così è stato.

Advertisment

Advertisment

Ricordo ancora il primo Juventus-Inter del post calciopoli: noi con una mezza squadra, loro fortissimi. Uno a uno, Camoranesi pareggiò non senza fatica. Commovente l’abbraccio di Cristiano Zanetti ai compagni, forse è stata la gara che ho sentito di più nel post calciopoli. Perchè avevo inteso che c’erano solo le briciole di quello squadrone che aveva conquistato il tricolore totalizzando ben 91 punti. “91 punti…teste di cazzo!” : una frase di Mughini che resterà nella storia, a ricordare lo scempio compiuto dalla giustizia sportiva nell’estate 2006. Noi con la paura addosso, la paura di una sentenza che ci avrebbe poi distrutto: e intanto i nostri stavano conquistando il mondo in quel di Berlino. Ma ricordo anche l’ultima del pre calciopoli: 2 a 1 a Milano, punizione nel sette di Alex Del Piero, con Julio Cesar immobile. Basta solo questo gesto per far capire che quella punizione non era opera di Moggi, ma di un campione capitano di tanti altri campioni. Quella palla nel sette è stata la prova inconfutabile: uno scudetto sudato sul campo ma assegnato ingiustamente ad altri.

Poi l’anno di purgatorio, i due splendidi campionati chiusi con un terzo e poi un secondo posto. Poi il buio dei due settimi posti, a ricordarci che il recente passato aveva lasciato ferite ancora aperte. E a raccomandarci che qualcosa doveva essere cambiato, si doveva ricostruire. E nella distruzione non potevamo non appellarci allo spirito Juve, sapientemente incarnato da un certo Antonio Conte, uno che la Juve l’ha vissuta sulla sua pelle, uno che ha il marchio bianconero. “Un gatta attaccato ai maroni” : splendida questa citazione di Gattuso, a ricordare i duelli con Conte in mezzo al campo. “Tutti parlavano di Davids, ma Conte era un gatto che si attaccava ai maroni”: sì, noi juventini siamo tutti gatti attaccati ai maroni, perche con farsopoli credevano di averci tolto di mezzo. Sorrisi beffardi e pacche sulle spalle, questa è stata la Juve dopo il 2006. Però poi siamo tornati, perchè non abbiamo mai perso la speranza di tornare a vincere: credevano di aver fatto tutto il possibile per eliminare la Juve, invece siamo di nuovo lì, davanti a tutti, ancora più odiati di prima, ma ancora più fieri della nostra storia e del nostro credo. Fiero di essere un gatto attaccato ai maroni.

Advertisment