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L’arte di protestare pur sapendo di aver torto

E’ un’arte un po’ particolare, degna del miglior tifoso nerazzurro. L’ammissione di colpa è un delitto in un Paese così corrotto e allora tanto vale scegliere un obiettivo e cominciare a protestare, a piangere: qualcosa prima o poi salta fuori. Un Farsopoli, uno Scommessopoli. Mai ammettere la propria inferiorità, mai ammettere la propria colpa: la colpa è sempre degli altri. Di Moggi, di Giraudo, di Agricola, della Juve, degli arbitri, del Palazzo, della FIGC, dell’Italia tutta finendo con la UEFA e la FIFA. Tutti contro.

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Poveri questi nerazzurri che hanno sfortuna. Poveri questi tecnici di Moratti costretti a vedere vanificato il proprio lavoro per colpa dei fischietti o dei dirigenti avversari o dei dirigenti federali o di chissà che altro personaggio losco affiliato all’FBI, forse. Di fatto, l’FBI non è ancora stata individuata come agenzia nemica di Moratti.

In una domenica particolare non posso fare a meno di notare la netta differenza ai microfoni di uno che tecnico lo è davvero, e uno che lo è diventato per cause di forza maggiore e in particolare perché a libro paga il quarto allenatore proprio non ci stava in quell’anno.

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Se Conte allora sottolinea come la papera di Buffon ha mostrato alla Juve una domenica da buttare – e domenica buttata è stata – Stramaccioni invece dimostra ancora una pochezza lapalissiana: colpa degli arbitri, è sempre colpa degli arbitri. Non vede il complotto però il tecnico romano, solo sfortuna.

Eppure la realtà è diversa. La Juve potrebbe pure incazzarsi per quanto subito da Valeri. Se ci sono due espulsioni in una partita, due espulsioni devono essere date. Così per i rigori: è nettissimo quello su Marchisio, come è netto quello su Matri. Evitiamo di discutere quello di Bonucci anche se la strattonata è pur evidente. Col rigore di Matri la partita sarebbe stata chiusa, stavolta per davvero, invece la Juve vuol complicarsi la vita e aiutare gli altri, siano essi Napoli, o Inter o Lazio. Ci piace il gioco difficile, così proviamo maggior gusto quando lo vinciamo.

D’altra parte non si capisce la protesta di Stramaccioni, e non un giornalista che abbia posto domande tecniche a cui Stramaccioni non risponde mai. Perfino quando gli fanno i complimenti non riesce a capirli e va via dal microfono come un bambino capriccioso (leggi Mondonico a La Domenica Sportiva).

Oggi perciò si commenta la sconfitta della Juve evitando di citare gli episodi e ci si appiglia alle proteste di Stramaccioni evitando di analizzare la squadra nerazzurra. Il calcio è bello perché è vario, ma qui di vario è rimasto poco: è sempre la stessa storia. La Juve prima, le altre a inseguire.

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