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L’assenza delle tre stelle mette paura ad Abete…

L’altro ieri è arrivata la tanto attesa notizia: non ci sarà nessuna terza stella sulla maglia della Juventus, nonostante la conquista del trentesimo scudetto. Solo la scritta “30 sul campo”.

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Decisione che ha sorpreso tutti, a partire chiaramente dai tifosi bianconeri: tutti ci speravamo, e lo confesso, anche io la volevo. D’altronde le speranze erano state alimentate già dalla notte magica di Trieste, Marotta parlò così a Sky: “Metteremo la terza stella sulla maglia“. Detto fatto, il giorno successivo lo Juventus Stadium si presenta con un gigantesco scudetto, il numero 30 e le tre stelle. Che spettacolo!

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Ma la decisione relativa alla maglia ha avuto un’altra direzione, anzi, ha preso improvvisamente un’altra direzione, forse negli ultimi giorni. Mi sono preso un giorno in più per riflettere, e alla delusione iniziale è subentrata la maggiore consapevolezza di avere un grande presidente, che chiaramente sa il fatto suo. La stella è stata inventata dalla Juventus, quando nessuna ancora poteva permettersela. E’ un simbolo, è qualcosa di formale. Non mettendola, la Juventus ha rafforzato la sua posizione: gli scudetti sono 30, al di là di qualsiasi forma o simbolo.

Due o tre stelle non ci cambia niente, perchè la sostanza è rappresentata dai 30 scudetti. Appunto, 30 sul campo. Abete aveva ritenuto un affronto mettere la terza stella. Agnelli ha ritenuto un’offesa lasciarne 2. E le ha tolte tutte! Ma paradossalmente, la decisione che a primo impatto può sembrare un piegarsi al palazzo, porta punti alla causa juventina: Agnelli elimina ogni questione legata alla forma (ricordo ancora quel ridicolo polsino nella prima di B a Rimini, ma li avevamo un società non degna di questo nome), e si concentra sulla sostanza. E la sostanza dice che la Juve ha fatto una richiesta di risarcimento di 443 milioni 725 mila 200 euro, e quei soldi ce li deve la FIGC. Abete trema ancora di più…

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