Le interviste del dopo partita la dicono lunga su quanto fastidio stia dando la Juve. Una squadra morta e sepolta rischia di resuscitare proprio nel finale. Con un colpo di coda a cui non credo ancora. Di più, le immagini tutte bianconere del finale di partita la dicono lunga su che razza di immane positivo lavoro abbiano compiuto Paratici, Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli in rigoroso ordine di mole di lavoro smaltita.

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Minuto 87. Manovra lenta ed elaborata della Juve. Palla a Brazzo Salihamidzic che avanza sulla trequarti e scarica un cross su cui arriva, male, Toni che finisce per allungare il pallone sui piedi di Pepe. Stop, un passo e tiro in diagonale. Uno a zero, a pochi secondi dal termine. Come all’andata, come un’onda che si abbatte sul castello in riva al mare. Il castello è quello costruito dalla stampa per raccontare che Agnelli ha sbagliato tutto, che la Juve non esiste, che non merita nulla, che i tifosi sono contro, che Marotta è un incompetente. E invece proprio Pepe firma la vittoria. E corre ad esultare a Roma, in una curva dove i tifosi bianconeri festeggiano perché c’è comunque da festeggiare una vittoria. Quello che accade è significativo e solo chi è in malafede fa finta di nulla: Brazzo, poco più di 100 minuti giocati sino a qui in campionato, corre ad abbracciare Del Neri che viene pure spintonato a festa da Felipe Melo. Buffon urla al cielo e dalla panchina il primo a schizzare in curva è il giovane Bonucci, sacrificato in panchina per rifiatare di una stagione estenuante. Brazzo, Pepe e Bonucci, praticamente tre uomini che dovrebbero avercela più di tutti con Del Neri. Niente da fare. Vince il gruppo, vince Toni che ancora risulta utile ai fini del risultato.

Le parole di Reja e quelle di Lotito lasciano il tempo che trovano. Breve parentesi sulla moviola. Probabilmente c’era un rigore per la Lazio, ma Floccari è abbondantemente già in caduta e aveva già sbagliato stop e direzione. Chiellini lo tocca leggermente, a parti invertite non avrei protestato più di tanto. Come non ho protestato per l’atterramento di Melo cui viene addirittura fischiato il fallo contro. Strano concetto di equità di giudizio delle TV: l’episodio pro Juve viene mostrato, l’altro no. Così come viene mostrato il mani chiaramente involontario di Chiellini in area, ma non viene mostrato il mani meno-involontario di Floccari nel secondo tempo. Ma così provo ancora più piacere ad aver vinto. E soprattutto aver rimesso tutto in gioco.

Probabilmente, anzi quasi sicuramente la Juve non andrà in Champions. Chissenefrega, io voterei addirittura per non andare in Europe League. Ma la soddisfazione di rompere le scatole è immensa. Questo passa il convento.

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Tornando a Del Neri mi sta piacendo la sua sfacciataggine ai microfoni. Ormai è imbarazzante, il solito monologo nauseante di chi-resta-e-chi-va. L’abbiamo capito: Andrea Agnelli su quella panchina, con quell’esposto e il progetto di rinascita dà fastidio. Lapalissiano. Proprio per questo godo, in attesa di riprendermi quanto mi spetta da tifoso.

La partita in sé è stata brutta, molto brutta. La Lazio ha controllato il gioco, ma non ha mai punto veramente. Solo Hernanes da oltre trenta metri, poi di Buffon non si ricorda altro se non una parata di piede su Floccari lanciato da… Aquilani. Dall’altra parte Matri ha sciupato l’unico pallone, casuale per giunta, capitatogli. Poi il buio. Livello basso, Juve apparsa titubante, scarica negli elementi chiave quali Krasic e Aquilani.

Ho apprezzato la diga di Felipe Melo e perciò mi chiedo: ma perché venderlo? Ho apprezzato una difesa che per la terza volta di fila fuori casa non subisce reti, ma il dato non è stato segnalato. Ho apprezzato, dopo che molti avevano chiesto dimissioni, impiccagione e pena di morte, il fatto che la Juve è ancora viva, che questo gruppo lavora sodo benché i risultati attesi fossero altri. Ho apprezzato tutto questo, in attesa di un mercato di qualità in estate. Perché il progetto va avanti, perché per fortuna a Torino, da maggio 2010, sono arrivate persone serie, di cuore e competenti. Perché di più, posti gli infortuni e i flop, non si poteva fare.

Resta da capire il concetto del meritavamo-di-più. Se perfino Pino Insegno (“così mi disinnamoro del calcio!” e chi-cazzo-se-ne-frega buffone!) insegue l’apologia del complotto antiLazio (ma chi li caga?) allora vuol dire che siamo alle comiche finali, più che alle partite finali. Si preoccupassero della quantità di rigori assegnati alla Roma o ai regali per Moratti e Berlusconi. Noi ci rivediamo il prossimo anno, con un’altra Juve, costruita sulla base di quest’anno.

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