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Le ragioni di Buffon in un paese vuoto di principi e valori

Non ci mette mai la faccia quando le cose vanno male, mentre si prende le scene quando non dovrebbe. Strano personaggio quello di Giancarlo Abete, un curioso esempio di come un fratello potente e una mezza carriera politica ti possono far diventare il capo del calcio italiano. E non è un caso se il calcio italiano è costretto ancora ad aggrapparsi a qualche ragazzo, a un signore che in panchina sta stupendo tutti e al solito blocco bianconero, rinato dopo gli anni bui in cui era stato ricacciato.

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Xavier Jacobelli in un suo editoriale ha raccontato prima di tutti le insofferenze di Cesare Prandelli, uno che di calcio ne capisce e che, contro tutti, bisogna riconoscerlo, sta vincendo qualche bella scommessa. Certo le scommesse, come insegna Antonio Conte, vanno vinte fino in fondo. Lo abbiamo sempre ripetuto in questo blog: Prandelli meritava tutt’altro supporto, tutt’altra federazione.

Ma questa è proprio la dimostrazione di quanto Bartoletti aveva detto, e poi gli intertristi si infuriarono perché l’obiettività non abita nelle loro case:

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Il calcio italiano ha bisogno di una Juve forte, perché con una Juve forte si vince.

Si vince? Di certo si arriva fino in fondo con un blocco Juve forte. Balotelli si è certamente svegliato, ottimo l’apporto di De Rossi, molto molto positiva la prova di Balzaretti e per il resto fantastico il blocco bianconero: Buffon e Bonucci non dovevano partire secondo molti, e invece hanno chiuso la porta a tutti, giornalisti compresi; Pirlo e Marchisio accendono il motore dell’Italia; Chiellini e Barzagli ci stanno mettendo tanto cuore e tanta classe (soprattutto il muro Andrea), senza dimenticare Giovinco (neobianconero) e Giaccherini. E senza dimenticare tutto il resto del gruppo, compreso chi non ha ancora giocato.

Chi si prenderà i meriti di tutto ciò sarà però una Federazione davvero bislacca. Non possiamo credere che Buffon sia così incazzato nonostante stia completando un anno su livelli mostruosi. Eppure la Federazione non ha mosso un dito per difenderne virtù e prestazioni, nelle persone di Albertini (prima o poi qualcuno mi spiegherà qual è il suo ruolo e quali i suoi compiti, oltre che meriti) e di Abete. Federazione che sta preparando la solita vergognosa farsa ai danni della Juve. Stando alle nostre fonti, fra cui un esperto di diritto sportivo, Palazzi ha di fatto incastrato Antonio Conte nonostante i metodi che con un paese civile non c’entrano nulla. Unica speranza per i tifosi bianconeri l’apporto significativo degli avvocati che Andrea Agnelli ha prestato al tecnico juventino. Eppure oggi il blocco juventino serve: inutile nascondere come la filosofia di Prandelli è esattamente la copia spudorata del gioco juventino, senza tuttavia i vari Vucinic e Vidal.

E i meriti se li stanno prendendo, come avvoltoi, i giornalisti che di Buffon ora ne esaltano le stranezze, la spigolosità, senza tuttavia cercare di spiegare davvero perché a quel Gigi, a quel portiere più forte al mondo negli ultimi 30 anni (e parliamone pure degli altri 100 anni!) abbiamo spento il sorriso, abbiamo spento gli occhi iniettati di rabbia e delusione. Al triplice fischio De Sanctis corre ad abbracciarlo, ma Gigi toglie via le mani del compagno dal suo petto e corre nello spogliatoio: ma cosa c’è da festeggiare in un Paese paraculo e così vuoto a livello di principi e valori? E ha ragione ancora lui, lui più di tutti che sa cosa significa passare dal Paradiso all’Inferno per poi tornare di nuovo in Paradiso (per grosso merito di Antonio Conte): “non abbiamo fatto ancora nulla: non esulto per una semifinale!

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